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Incontro alla sposa, il valore straordinario dello Shabbat

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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Affermano i Maestri che “qualora il popolo di Israele osservasse interamente un solo Shabbat, immediatamente all’uscita del Sabato arriverebbe il profeta Elia ad annunciare la redenzione messianica”.

Molteplici e diversificate sono le opinioni dei Maestri e dei filosofi sull’era messianica e sulla figura della discendenza del Re David: certamente, come afferma l’Anì Maamin del Maimonide, dobbiamo avere fiducia nella venuta del Messia, “qualora ritardasse, ogni giorno attendo che venga”.

Nel Midrash del Cantico dei Cantici tale attesa è simile a quella tra due innamorati che spiano ogni loro gesto. “Qol dodì dofeq”, il suono del mio amato che bussa, è uno dei saggi più importanti di Rav Haim David Soloveicick in cui spiega alla mostra generazione la storia dell’ultimo secolo con il ritorno in terra d’Israele e la santificazione della sua terra attraverso il lavoro e la giustizia sociale. Sta quindi a noi agire velocemente e coerentemente per migliorare la delizia dello sabba e la sua osservanza.

“Shamor ve macho be dibbur echad”. Osserva e ricorda (sono state pronunciate insieme) in un’unica parola per sottolineare l’unità e la complementarietà. Non basta ricordare lo Shabbat attraverso il Qiddush a tavola o frequentare un Tempio se poi i nostri bambini vedono che alcuni nostri comportamenti smentiscono la santità del Sabato o lo rendono un giorno uguale agli altri.

Studiamo innanzitutto le norme del Sabato con i nostri Rabbanim, isegniamo alle nostre figlie e nipoti il piacere di cucinare le hallot e le pietanze tradizionali, particolarmente il pesce in onore del Sabato (la parola dah ha il valore numerico di sette, quatro+tre come il settimo giorno). Per chi non ama cucinare…basta la bottarga per ricordare il mitico Leviatano dato in pasto agli zadiqim.

Grazie a D-o c’è la possibilità di scegliere tra sedici Battè ha Kneset per sentire la Parashà e gioire con la berachà ai nostri figli; ad Arvith di Mozaè Shabbat la tradizione di Roma prevede diversi versi augurali prima dell’havdalà che i padri diano la berachà ai figli ricordando come il favore dei patriarchi si estenda alle nuove generazioni. I bambini invocano il profeta Elia chiamandolo con nomi diversi: due volte Elihau e la terza volta Eliah (omettendo la Vav) in attesa di perfezionare la realtà circostante con la vav completa: questa vav intera sostituirà quella spezzata dal patto di pace dell’episodio di Pinechas che secondo il Midrash è ancora il profeta Elia. Ma qual è il rapporto tra il Sabato e i giorni messianici? Perché questi giorni sono chiamati “il giorno di cessazione delle opere creative e di riposo nella vita eterna?

Come vivrà l’umanità senza la TV, il telefonino o semplicemente l’accensione del fuoco?

La risposta più semplice e più chiara viene dai Profeti: “La ricostruzione di Sion e la fine dell’esilio passano attraverso la luce spirituale ed il vestito di salvezza del nostro Shabbat”.

Nil Lekhà Dodì i rapporti temporali vengono bypassati dalla prospettiva divina; il Sabatoè l’unica azione-creazione compiuta, ma la prima nel pensiero, fine primo ed ultimo della Creazione.

L’uomo creato il sesto giorno è stato posto nel giardino dell’Eden per “coltivare e conservare”; in questo verso manca l’oggetto: certamente il ruolo dell’uomo non è di fare il giardiniere, ma coltivare la sua anima ed elevarla.

La dimensione messianica è appunto il ritorno dell’umanità al giardino dell’Eden nell’eternità del tempo sabbatico. Secondo la tradizione midrashica il primo uomo è stato creato il venerdì alla settima ora, ha ricevuto il divieto di mangiare il frutto dell’albero alla nona ora, alla decima ha trasgredito, all’undicesima è stato giudicato ed alla dodicesima è arrivato lo Shabbat ed ha detto al Signore “Vorresti condannare a morte proprio cominciando dal Sabato? Perdona l’uomo che osserverà lo Shabbat”.

Per questo motivo Adamo cantò “Mizmor shir le iom ha shabbat”, ma il Sabato rispose – E’ bene lodare il Signore” fonte del perdono e della benedizione.

Il giorno dello Shabbat è quindi il ritorno alla Natura, alla semplicità, alla purezza d’Israele e dell’Umanità di fronte al Signore per l’eternità. Sta a noi capovolgere la storia per realizzare il Sabato messianico, semplicemente aprendo la porta dei nostri cuori al profeta Elia.

Rav Umberto Piperno

(Shalom, ottobre 2012)

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