La crescita verticale dell’antisemitismo, che nel 2009 ha raggiunto un picco senza precedenti dalla seconda guerra mondiale è conclamata, il 44% degli italiani dichiara di non provare simpatia per gli ebrei, il 22% dei giovani italiani ha un atteggiamento variamente ostile verso gli ebrei.
Allo Stato di Israele vengono applicati i peggiori stereotipi antisemiti. Il negazionismo, “l’odio più antico”, è un flagello da combattere quotidianamente senza risparmio di energie.
Gli ebrei italiani solo 70 anni fa si sono visti imporre le leggi razziste, lo strumento giuridico che permise la loro completa emarginazione dalla vita civile italiana e rese formalmente legittimo l’antisemitismo nel nostro paese.
Per loro, piccola minoranza che si era identificata con la causa risorgimentale e nazionale, quelle leggi furono il tradimento dello Stato alla cui nascita avevano contribuito e per il quale molti avevano combattuto.
Quelle leggi furono all’origine di discriminazioni e umiliazioni che trasformarono gli ebrei italiani da cittadini in perseguitati. Il ricordo di quanto avvenuto negli anni bui dell’Italia fascista costituisce un tassello fondamentale nella formazione della nostra Repubblica, basata su una Costituzione che sancisce con chiarezza l’importanza di valori quali la libertà, l’eguaglianza, la dignità umana e la solidarietà sociale. Ma il valore della memoria, tanto più se riferito ad eventi drammatici, subirebbe un pericoloso vulnus se noi lo considerassimo un punto di arrivo, fine a se stesso.
Ringrazio, a nome dell’ebraismo italiano il Comitato che ha lavorato alacremente e affermo che noi siamo qui oggi, per riconoscere il valore dell’indagine che ricorda il passato guardando al futuro.
La tradizione ebraica è caratterizzata dall’imperativo categorico zachor, ricorda. Il verbo zachar, nelle sue varie forme, ricorre nella Bibbia 222 volte e, nella maggior parte dei casi, ha per soggetto Israele o Dio. Il concetto di ricordare trova il suo complemento e completamento nel verbo opposto: dimenticare.
Al popolo ebraico viene ingiunto di ricordare e al tempo stesso di non dimenticare. La Torah – il Pentateuco – Deuteronomio, 32; 7, sprona ripetutamente a ricordare e a non dimenticare: nelle ultime parole di congedo, Mosè raccomanda al popolo: ” Ricorda i tempi antichi, cerca di comprendere gli anni trascorsi, interroga tuo padre e ti racconterà, i tuoi anziani e te lo diranno….”.
Per questo, quando parliamo dei contenuti dell’Indagine conoscitiva sull’antisemitismo non possiamo che guardare ai nostri figli, ai giovani che sono qui, che ci guardano e ci ascoltano; a loro dobbiamo dare gli strumenti più potenti per lottare contro i provvedimenti aberranti e i pregiudizi, per impedire che siano increduli e impreparati di fonte alle intimidazioni, alle discriminazioni, ai cinici tradimenti, alle angherie e ai soprusi che hanno subito e, vogliamo sperare, non subiranno mai più, per avere la sola colpa di essere nati ebrei o israeliani, per essere, come si disse nel 1938 una “razza”, distinta biologicamente dal resto del popolo italiano.
Primo Levi, di fronte alle domande degli studenti ai quali cercava di spiegare cosa fosse e a cosa avesse portato la barbarie nazifascista, diceva che talvolta non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare, perché comprendere un comportamento umano significa, anche etimologicamente, contenerlo, contenerne l’autore, mettersi al suo posto, identificarsi con lui. Ma, proseguiva Primo Levi, se comprendere è impossibile, conoscere è necessario per capire quali siano state le cause, perché ciò che è accaduto può ritornare.
Tuttavia, dobbiamo guardare avanti con fiducia. Sempre nella Torah, Deuteronomio, 30; è scritto: “ Guarda, io ho posto davanti a te oggi la vita e il bene, la morte e il mal… tu scegli la vita”. E così è accaduto in Italia nel dopoguerra, negli anni della rinascita dopo la dittatura fascista, l’Assemblea Costituente è stata presieduta da un ebreo, Umberto Terracini, che aveva pagato con anni di prigionia la sua opposizione al regime. E oggi siamo qui accanto ai nostri deputati ebrei che siedono nel Parlamento Italiano, rappresentando, con tutti i loro colleghi, l’intera nazione italiana. Si tratta di conquiste fondamentali. E i vincitori di queste battaglie non sono soltanto gli ebrei, ma tutto il popolo italiano.
Oggi il nostro paese sta attraversando un periodo storico nel quale si sono affermati e consolidati la tutela ed il rispetto dei diritti umani fondamentali. La nostra Costituzione Repubblicana costituisce un robusto telaio sul quale è stato tessuto un sistema di norme che garantiscono la libertà, l’eguaglianza e la dignità di ciascuno di noi. Ma noi ebrei siamo chiamati troppo spesso ad alzare la nostra voce contro il razzismo che ci colpisce, contro l’indifferenza, contro il pregiudizio. L’Italia e la l’Europa ci impongono di non abbassare il livello di guardia, di impegnarci giorno dopo giorno.
Per tutelare il nostro diritto ad esistere i risultati dell’Indagine ci dimostrano che non sono sufficienti, purtroppo, i buoni propositi e le occasioni istituzionali, quali il giorno della memoria o i viaggi ai campi di sterminio.
In questi giorni ricorre il 29 anniversario dell’attentato alla Sinagoga di Roma in cui fu assassinato il piccolo Stefano Gay Taché. A 29 anni da quel massacro c’è ancora imbarazzo e silenzio e penso a me spetti qui oggi il compito di ricordare Stefano, barbaramente trucidato, di portarlo nel cuore di chiedere di fare giustizia.
Desidero concludere questo mio intervento con alcune parole di speranza che sono state trovate scritte sul muro di una cantina di Colonia, dove alcuni ebrei si nascosero per tutta la durata della II guerra mondiale “ Credo nel sole, anche quando non splende; credo nell’amore, anche quando non lo sento, credo in Dio, anche quando tace”.
Grazie per essere venuti qui oggi a riflettere e ricordare, ma soprattutto grazie per ciò che farete affinché i tanti spunti che ci vengono offerti dall’Indagine non siano inascoltati.