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Il falso mito del potere ebraico dell’informazione

in: Blog/News | Pubblicato da: Angelo Pezzana

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Il caso del parigino Nouvel Observateur

Gli ebrei hanno davvero nelle loro mani il mondo dell’informazione? lo si legge spesso nelle farneticazione degli odiatori di Israele, per cui mi sembra utile, per sbaragliare il campo da questa odiosa diceria, esaminare il caso del Nouvel Observateur, il prestigioso settimanale dell’intellighenzia di sinistra francese, fondato 2.508 numeri fa da Jean Daniel, che ne è tuttora alla guida. Mi interessa perché Jean Daniel è ebreo, e l’esserlo potrebbe in qualche modo avvalorare la tesi del potere ebraico nell’informazione.

Chi è Jean Daniel? un giornalista che ha vissuto la storia francese da protagonista, attraverso il Nouvel Obs, sempre in prima linea nella militanza delle cause tradizionali della sinistra ideologica: terzomondismo, Algeria, critico verso l’America e, va da sé, super critico nei confronti dei governi israeliani, da buon ebreo parigino, simile ai suoi colleghi europei e americani, che fino ad oggi hanno sempre insegnato a Israele che la pace con i palestinesi andava fatta, a qualunque costo, anche se erano proprio loro a non volerla. Una costante di tutti quegli intellettuali ebrei che si dichiarano dalla parte di Israele, ma con una tale quantità di “nonostante tutto”, che si fa fatica spesso a distinguerli dagli avversari tout court.

Sull’ultimo numero del Nouvel Obs, il 2.508mo appunto, Daniel, in un editoriale dedicato all’ultima guerra a Gaza, si lascia andare a un lontano ricordo. Era il 1962, era ad Algeri, in un paese che aveva appena conquistato l’indipendenza, quando venne invitato da Ben Bella ad accompagnarlo in Egitto, in visita da Nasser, allora il capo riconosciuto del nazionalismo arabo nascente. Erano cinque i giornalisti invitati da Ben Bella, e Daniel ricorda che era uno di loro. Di quel viaggio aereo cita oggi una frase di Ben Bella, che però allora gli deve aver fatto impressione, se gli torna in mente anche ora dopo 50 anni. Ben Bella disse “Andiamo verso la vittoria totale”. Daniel gli chiede il significato di quel ‘totale’.

“Abbiamo tre sogni”, gli risponde il capo algerino, “l’indipendenza dell’Algeria: raggiunta; la vittoria di Nasser contro i colonialisti dopo Suez: raggiunta; e la liberazione della Palestina”. Il terzo sogno colpì Daniel, se il ricordo di quel momento non è svanito, ma non deve aver risposto nulla, per non compromettere la sua partecipazione all’incontro. Oggi scrive che si stupì, non capendo che cosa avesse a che fare con la lotta dei paesi ex coloniali la Palestina. Per 50 anni, però, ha continuato a rimproverare Israele se i palestinesi non hanno ancora un loro stato, ha analizzato con meticolosità chirurgica ogni comportamento di Israele, senza mai avere il minimo interesse verso quello arabo-palestinese, se non per rivendicare il loro diritto ad avere uno Stato. Su Israele, ogni tanto, un appello alla sua sicurezza, come se bastasse scriverlo per ottenerla.

E’ dunque questo il potere esercitato sull’opinione pubblica da uno dei settimanali francesi più autorevoli, fondato e diretto da un ebreo da più di 40 anni. Forse, se al posto di Jean Daniel ci fosse stato un Marcel Dupont, chissà, la disinformazione su Israele non sarebbe stata così invasiva.

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