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Israele ha diritto di vivere in sicurezza

in: Blog/News | Pubblicato da: Riccardo Pacifici

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“Restiamo umani”, con queste parole ieri dalle pagine del Messaggero Nichi Vendola comincia e conclude il suo contributo. Cerca di dare una spiegazione alle mie dichiarazioni dei giorni scorsi, che celavano – mi spiace che il segretario di Sel non abbia colto questa sfumatura – più che accuse, il timore di un tradimento e il senso di delusione. Speravamo che la sinistra si fosse lasciata alle spalle una certa retorica, dopo i grandi sforzi compiuti da Fassino, Veltroni, Zingaretti, Caldarola, etc.

Eppure di rabbia ne abbiamo molta. Siamo storditi da un giudizio di certi ambienti politici, sempre i soliti, che guardano il dito e non la luna. Hanno la capacità di indignarsi di fronte alle terrificanti immagini di morte, solo quando, a produrle involontariamente, sono i «jet dello Stato Ebraico», ma rimangono silenti quando a morire sono i bambini sull’altro fronte del conflitto.

Siamo stanchi di sentire l’ipocrita litania con la quale ci si assolve, da patenti pregiudizialmente anti israeliane, nascondendosi dietro al dito del «diritto alla critica del governo d’Israele». Siamo stanchi, e oggi anche impauriti, visto che l’Europa non solo non riesce a garantire sicurezza agli israeliani e la nascita di uno Stato palestinese (le due cose vanno di pari passo), ma non riesce neppure a placare i sentimenti di odio verso i suoi cittadini ebrei, colpevoli solo di essere tali e di essere in ansia per i nostri familiari che vivono dentro i rifugi in Israele. Siamo stanchi di doverci giustificare. È una costante che l’opinione pubblica chiede agli ebrei, immaginando di dover pretendere da noi «patenti di bontà» superiori a quelle di qualunque altro cittadino. Se poi a morire massacrati sono bambini siriani per mano di un despota come Assad tu, caro Vendola, rimani in silenzio o comunque le tue proteste sono molto più flebili. Non ho memoria di una tua protesta quando a Gaza vengono negati tutt’ora i più elementari diritti civili, a cominciare da quelli delle donne e degli omosessuali. Cittadini, quest’ultimi, che trovano rifugio solo in Israele.

Dove era la protesta del Patriarca di Gerusalemme quando, appena avuto il controllo di Gaza da parte di Hamas, ad essere massacrati sono stati proprio i cristiani? Come non puoi comprendere il grido di dolore di scrittori storicamente impegnati sul fronte della pace come Yeoshua o Oz? Come non puoi prendere atto che Hamas è nemico, prima che degli israeliani, del popolo palestinese e soprattutto di Abu Mazen? E come puoi a questo punto «restare umano» quando prendi atto che Hamas si fa scudo della popolazione civile, nelle scuole, negli ospedali, da dove fa partire i razzi che colpiscono Israele? Come puoi «restare umano» quando una dirigenza come quella di Hamas invece di colpire obiettivi militari, cerca deliberatamente di colpire i civili israeliani?

Hai diritto di «restare umano» solo vedendo cosa succede sull’altra sponda del conflitto. Possiamo produrre video in cui negli ospedali d’Israele nei reparti di neonatologia, (e non solo in quelli) al suono delle sirene mamme israeliane e arabo israeliane scendono insieme, con i loro piccoli nei rifugi. Questo è un segno di un Paese civile. Potrebbe mai succedere la stessa cosa sull’altra parte del fronte del conflitto? Se oggi in Israele non si contano centinaia di vittime, è solo per la capacità di una nazione di lavorare preventivamente a difesa di tutti i suoi cittadini. Di un Paese che investe, non solo nelle armi ma nella scienza e la ricerca, dei cui benefici gode l’intera umanità. Che ha inventato in questo caso gli Airon Dome che neutralizzano buona parte degli 800 missili lanciati in 5 giorni di conflitto. Forse gli ebrei, e oggi gli israeliani, godono la simpatia dell’opinione pubblica solo quando sono vittime? Mi dispiace, ma non vogliamo, né saremo mai più, il Popolo da portare inerme al macello.

Quando tre bambini 18 mesi fa vennero massacrati nel loro letto, dopo che sono stati sgozzati i loro genitori ad Itamar, dove era la tua umanità in quella cornice? Il mondo ha fatto manifestazioni pubbliche? O meglio ancora tu sei stato lì a trovarli? Israele chiede di esistere come nazione e come popolo, con il diritto inalienabile di vivere nel luogo e nella terra dove è nato. La risposta che ha avuto dai suoi nemici è stata sempre quella di cancellare dalla faccia della terra «l’entità sionista». È scritto negli statuti di Hamas e dei Fratelli Musulmani. A cominciare da quelli che oggi hanno preso il potere in Egitto. «Restiamo umani». Se veramente crediamo in questa parola allora andiamo insieme nel sud di Israele che dal 2006 vive sotto l’incubo dei missili di Hamas in un confine in cui non vi è un centimetro quadrato di contenzioso territoriale. Tocchiamo con mano cosa significhi avere 15 secondi dal suono della sirena, per trovare un rifugio. L’obiettivo non è arrivare alla tregua, ma al riconoscimento reciproco. Questo è quello che vuole, dal profondo del cuore, il popolo israeliano. Mai potrà nascere uno Stato palestinese indipendente e non vi potrà essere pace, senza il diritto degli israeliani di vivere in sicurezza sul proprio suolo.

* Presidente della comunità ebraica di Roma

(Pubblicato su Il Messaggero del 20 novembre 2012)

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