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La guerra dimenticata contro Israele

in: Israele | Pubblicato da: Redazione

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Alta tensione nel nord e nel sud del Paese, dopo i lanci di missili di Hamas da Gaza e dalla Siria

Da giorni Israele è in una morsa con i suoi nemici che, dopo un breve periodo di tregua, hanno ripreso a lanciare razzi contro obiettivi civili e militari israeliani.

Innanzitutto sul Golan – dopo che da quasi 40 anni, dalla Guerra del Kippur nel 1973 non si registravano scontri – sono caduti una decina di missili parati dal territorio siriano. Immediata è stata la risposta di Israele che hanno sparato un solo colpo di avvertimento che è bastato, per ora, a fermare ogni successiva azione. «Li abbiamo appositamente mancati», ha spiegato il portavoce dell’Idf, annunciando che Israele risponderà «a ogni altra attività ostile» e che «i colpi che arrivano dalla Siria non saranno tollerati e la risposta sarà dura, questi incidenti rappresentano una pericolosa escalation che potrebbe avere implicazioni importanti per la stabilità della regione». Le autorità israeliano stanno «monitorando attentamente quanto avviene al confine con la Siria e siamo pronti a qualsiasi dispiegamento».

Fra Siria e Israele non è mai stato stipulato un accordo di pace e vi è solo un accordo di “cessate-il-fuoco”. I due eserciti si osservano lungo una linea di demarcazione larga in media 4 chilometri che è sorvegliata da un contingente dell’Onu.

Ma la vera preoccupazione di Israele, in questo momento, riguarda la fiammata di guerra che ha investito il sud di Israele, colpito negli ultimi giorno da centinaia di missili e di razzi lanciati dai miliziani di Hamas dalla Striscia di Gaza.

Le batterie israeliane antimissile Iron Dome hanno intercettato solo una decina di razzi, quelli diretti contro i centri abitati circostanti la Striscia – Sderot e Ashkelon – i cui abitanti sono costretti, al suono delle sirene e nel giro di appena 20 secondi, a correre nei rifugi o a trovare riparo.

Israele sta rispondendo con una serie di azioni militari colpendo nella Striscia di Gaza, i tunnel per il contrabbando di merci, i nascondigli di armi e le piattaforme per il lancio di razzi.

“Israele non restera’ a guardare”, ha spiegato Netanyahu, al quale ha fatto eco il ministro della Difesa Ehud Barak, che non ha escluso l’ipotesi di un’offensiva di terra, la prima dopo il conflitto ‘Piombo fuso’ del 2009. “Se sara’ necessario per provvedere alla sicurezza dei cittadini israeliani, non esiteremo a rientrare a Gaza”, ha detto Barak.

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