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Una beneficenza diversa da tutte le altre

in: Ebraismo | Pubblicato da: Pierpaolo Pinhas Punturello

Un Commento

Kedma è un’organizzazione studentesca con filiali in Israele e negli Stati Uniti, i suoi volontari lavorano nelle Università, nelle Yeshivòt, assistono e sostengono le comunità più povere di Israele cercando di rendere sempre attuali e di pubblico dibattito i concetti di giustizia sociale e tikkun olam, correzione del mondo, concetto condiviso dalla Cabbalà che però dai tempi della Mishnà indica tutti i comportamenti umani volti ad evitare il caos sociale e indirizzati al perfezionamento di questo mondo, vero ed unico scopo dell’uomo nella sua vita terrena.

I progetti del gruppo Kedma sono chiaramente influenzati ed indirizzati in questo senso ed includono volontari clown negli ospedali infantili, cori musicali per ragazzi che provengono da realtà difficili ed a rischio, Club Moadonit per bambini disabili, stage di arte terapia ed altre campagne di aiuto umanitario tra le quali un Centro Termale B’Ahava per donne vittime di violenza o in condizione economiche e sociali di necessità.

Proprio questo ultimo progetto, così attentamente femminile, vede coinvolta anche la WIZO come partner ed organizzatrice degli eventi in questione e dei trattamenti che vengono offerti a queste donne che hanno vissuto o ancora vivono realtà sociali non facili, se non addirittura tragiche. Il punto di vista della tzedakà, della giustizia sociale così come comandata dall’Ebraismo, in questo specifico contesto non cerca volontari che raccolgano o donino vestiti o cibo, ma ha raccolto 20 volontari, esperi estetisti o truccatrici o impiegati di Spa, che hanno provveduto e provvedono alla bellezza ed alla cura di gruppi di donne vittime di violenza.

Una tzedakà che non nutre il corpo e non veste gli ignudi ma dona tempo e massaggi, carezze e bagni termali, una tzedakà che di fatto dice queste donne che sono tali e come tali hanno anche diritto ad un ora di Spa, a scegliere uno smalto o decidere il taglio dei loro capelli in vista delle feste o semplicemente per se stesse. Una tzedakà che ridona femminilità a chi è stata colpita da violenza proprio perché donna, proprio nella sua identità di genere. Arielle Birnbaum, una volontaria degli Stati Uniti nonché stagista truccatrice, più volte si è sentita ringraziare da molte di queste donne che per qualche momento delle loro vita “sono state trattate da principesse”. “Molte di loro” – ha affermato Arielle – “hanno ricevuto da questa esperienza un nuovo slancio per la loro vita, un incoraggiamento tutto femminile a riprendere i fili della loro esistenza quotidiana.”

Proprio partendo da questo assunto i criteri della scelta delle volontarie sono molto specifici e molto ben mirati. Ogni settembre le volontarie vengono scelte da diversi programmi annuali ed intervistate: devono imparare come operare trattamenti di manicure, pedicure, massaggi minifacciali e trucco. I corsi prevedono anche momenti di studio rivolti verso il sociale, come lezioni di lettura di testi che preparino le volontarie al saper gestire le diverse situazioni con le donne in questione ed i problemi e le difficoltà subite nel corso della loro vita, come anche il saper gestire le emozioni delle stesse volontarie o le reazioni emotive delle stesse vittime rispetto al trattamento. Non si tratta quindi soltanto di un momento nel quale le mani di una signora vengono prese in cura da altre mani, bensì attraverso queste mani si arriva al cuore della donna che si sta aiutando e bisogna saper aprire nella giusta maniera la porta di quel cuore.

Nutrire il corpo, preparare una cena per chi ne ha bisogno, donare dei vestiti o comprare delle scarpe sono azioni di grande valore, ma saper truccare una donna, che probabilmente in vita sua non si è mai truccata per assoluta mancanza di amore per se stessa o perché quell’amore le è stato rubato con violenza è un segno di tzedakà molto più alta, che vola al di là del mero bisogno materiale.

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