1568505600<=1347580800
1568505600<=1348185600
1568505600<=1348790400
1568505600<=1349395200
1568505600<=1350000000
1568505600<=1350604800
1568505600<=1351209600
1568505600<=1351814400
1568505600<=1352419200
1568505600<=1353024000
1568505600<=1353628800
1568505600<=1354233600
1568505600<=1354838400
1568505600<=1355443200
1568505600<=1356048000
1568505600<=1356652800
1568505600<=1357257600
1568505600<=1357862400
1568505600<=1358467200
1568505600<=1359072000
1568505600<=1359676800
1568505600<=1360281600
1568505600<=1360886400
1568505600<=1361491200
1568505600<=1362096000
1568505600<=1362700800
1568505600<=1363305600
1568505600<=1363910400
1568505600<=1364515200
1568505600<=1365120000
1568505600<=1365724800
1568505600<=1303171200
1568505600<=1366934400
1568505600<=1367539200
1568505600<=1368144000
1568505600<=1368748800
1568505600<=1369353600
1568505600<=1369958400
1568505600<=1370563200
1568505600<=1371168000
1568505600<=1371772800
1568505600<=1372377600
1568505600<=1372982400
1568505600<=1373587200
1568505600<=1374192000
1568505600<=1374796800
1568505600<=1375401600
1568505600<=1376006400
1568505600<=1376611200
1568505600<=1377216000
1568505600<=1377820800
1568505600<=1378425600

Yom Kippur: espiazione e beneficenza. L’antica tradizione delle kapparot

in: Blog/News | Pubblicato da: Pierpaolo Pinhas Punturello

Nessun Commento

Da alcuni anni, molte associazioni animaliste sia israeliani sia ebraico-americane, hanno cominciato a protestare energicamente contro l’uso della cerimonia delle kapparot alla vigilia dello Yom Kippur.

Questa cerimonia, in breve, prevede che sia fatto roteare per tre volte sulla testa di una persona un pollo o una somma di denaro e dopo aver recitato una formula che simbolicamente trasferisce i peccati commessi dalla persona sul denaro o sul pollo, quest’ultimo viene ucciso secondo i dettami della shechità e donato ai poveri, cosa che ovviamente si fa con lo stesso denaro.

In termini collettivi e nazionali rispetto alla popolazione ebraica osservante di Israele dobbiamo immaginare il numero considerevole di polli, galline e galli che vengono uccisi e macellati in poche ore nei macelli o mercati israeliani alla vigilia dello Yom Kippur ed è contro questo aspetto cruento della questione che si sono alzate, negli ultimi anni, le voci delle associazioni animaliste. L’approccio critico delle associazioni animaliste religiose e di quelle laiche è però assolutamente diverso nonostante abbiano in comune lo stesso obbiettivo di annullamento della cerimonia.

Una delle portavoci della Jerusalem Society for the Prevention of Cruelty to Animals, Chedva Vanderbrook ha affermato che: ” E’ assurdo che le persone possano credere che si possa pregare per la vita prendendo la vita di una altra creatura, tenendo conto che le kapparot possono anche esse osservate con una somma di denaro.”

La JSPCA, nelle sue critiche all’uso delle Kapparot è sempre rimasta nell’ambito della critica animalista senza addentrarsi nel profondo della discussione halachica e della stessa contestazione halachica.

L’Associazione americano-israeliana CHAI e HaKol CHAI, che vede tra i suoi membri autorevoli rabbini come rav David Rosen, conosciuto al pubblico italiano per il suo attivo impegno per il Dialogo Interconfessionale e per le sue non poche visite a Benedetto XVI, ha invece criticato ed attaccato l’uso delle kapparot nella sua stessa origine nella tradizione ebraiche e minando la sua stessa esistenza attraverso le fonti della Halachà, del corpus normativo religioso ebraico.

Come molte tradizioni ebraiche arrivate fino al nostro mondo post-moderno, anche le kapparot hanno origine nel mondo medioevale come uso popolare istituzionalizzato solo in seguito dal mondo rabbinico. L’uso delle kapparot ha avuto moltissime espressioni locali differenti a secondo del diverso luogo di residenza del gruppo ebraico che le osservava e così, per esempio, in alcuni contesti storici le persone benestanti usavano far roteare sulle loro teste quadrupedi dotati di corna che ricordassero anche il caprone che sostituì Isacco al momento finale del suo sacrificio, come ricordato durante Rosh HaShanà anche dal suono dello Shofar. Il pollo sembrerebbe quindi essere entrato nel minhag, nell’uso, semplicemente come alternativa più economica rispetto al capretto o all’agnello.

Non tutti i Maestri dell’antichità hanno accettato ed apprezzato questo uso: Rabbi Yosef Caro, l’autore dello Shulchan Aruch, bandì l’uso (Orach Chaiim, 605:1) mentre per il mondo ashkenazita, Rabbi Moshè Isserles accettava l’uso tenendo conto della sua antichità. Solo nel 15° secolo rabbi Yaacov Moelin suggerì la possibilità di usare del denaro come mezzo di “redenzione” rispetto alla cerimonia delle kapparot e rispetto all’uso dell’uccisione del pollo, anche perché un dono in denaro avrebbe meno imbarazzato gli indigenti ai quali la tzedakà era rivolta.

Egli notava inoltre il pericolo di kasherut che si nascondeva nella macellazione rituale di migliaia di polli nello stesso giorno da parte di pochi shochatim, macellai rituali. Ai nostri giorni Rabbi Chaim David HaLevi, già rabbino capo di Tel Aviv-Jaffo e conosciuto anche per il suo kitzur Shulchan Aruch, Mekor Chaiim, tradotto in italiano, ha sollevato il problema morale di una “assassinio” così numeroso di animali che contraddice lo spirito dei giorni di teshuvà ed introspezione interiore che andrebbe affrontata proprio tra Rosh HaShanà e Yom Kippur.

Il dibattito resta aperto all’interno del mondo ebraico tradizionalista, come molti dibattiti, certo è che la percezione della nostra società rispetto alla vita degli animali si sta dirigendo verso una consapevolezza e una sensibilità notevolmente più forte che non può essere ignorata al di là delle questioni tecniche di kasherut e di tzedakà che pure occupano posti importanti all’interno dell’intera riflessione tradizionale ed halachica.

Condividi questo articolo

  • Share
  • FriendFeed
  • Email
  • Feed RSS

Tag: , , , ,