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“Solo i lefebvriani rifiutano il dialogo con gli ebrei”

in: Vaticano | Pubblicato da: Redazione

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Lo spiega il Card. Koch: “ Devono chiedersi se sono davvero cattolici”

La Dichiarazione ‘Nostra Aetate‘ risalente al Concilio Vaticano II nella quale si condanna l’antisemitismo e si apre al dialogo privilegiato fra la Chiesa cattolica e l’ebraismo, senza ”nessun dubbio ha valore ancora oggi.

È soltanto il gruppo dei lefebvriani che non l’accetta, che non accetta il dialogo ecumenico, il rapporto con gli ebrei e la libertà religiosa”, chi è contro il dialogo con gli ebrei deve chiedersi allora se è cattolico.

È quanto ha detto il cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’ebraismo, al Sir, l’agenzia stampa della Cei.

Quelli contenuti nella Nostra Aetate, spiega, il cardinale, ”sono invece punti centrali del magistero del Santo Padre e se un gruppo che non accetta un Concilio e non accetta un Magistero, si deve domandare come fa a vedersi cattolico. Questo e’ il problema fondamentale”. Il cardinale ha ricordato poi quanto detto da padre Lombardi rispetto anche alle frasi del vescovo lefebvriano Fellay: ”ogni forma di antisemitismo è un atto non cristiano e la Chiesa cattolica deve combattere con tutte le sue forze contro questo fenomeno”.

In merito al rischio che si facciano passi all’indietro nel dialogo con l’ebraismo, il cardinale risponde: ”assolutamente no perché la Chiesa non può mettere in discussione il Concilio. Questo e’ impensabile. E il Santo Padre non può negare il suo magistero”.

Il prossimo 17 gennaio la Chiesa italiana celebra la Giornata dell’ebraismo, ”sono molto contento – ha detto Koch – anche della scelta della data perché è prima della Settimana della preghiera per l’unità dei cristiani. Questa Giornata quindi mostra la relazione tra la Chiesa e la sinagoga”. ”Gli ebrei – ha affermato ancora il cardinale – sono i nostri fratelli maggiori: soprattutto nella visione di Benedetto XVI circa l’unità tra i due Testamenti, siamo legati con gli ebrei inscindibilmente. Questa è la chiara visione anche alla luce della Dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate”’.

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