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L’orgoglio arabo/israeliano

in: Medioriente | Pubblicato da: Ariel David

Un Commento

Quella minoranza che ama il suo Paese: Israele

Uno studio sfata molti luoghi comuni sui cittadini arabi dello Stato ebraico. Gli arabi israeliani costituiscono oggi circa il 20% della popolazione dello Stato ebraico. Eppure la voce di questa comunità, la sua visione del mondo e della propria particolare condizione è spesso soffocata, sia internamente sia esternamente, da strumentalizzazioni politiche, stereotipi e generalizzazioni.

Per molti ebrei israeliani, i concittadini musulmani, cristiani e drusi che vivono entro i confini originali dello Stato ebraico del 1948, sono, al meglio, una “bomba demografica” che minaccia la maggioranza ebraica e, al peggio, una pericolosa quinta colonna: un potenziale alleato per Hamas, Hezbollah e altre organizzazioni terroristiche. Nel mondo arabo e tra i critici occidentali d’Israele sono a volte considerati dei traditori della causa palestinese, o, più spesso, una minoranza oppressa dal “regime sionista” che resiste stoicamente tramite la sua sola presenza in quella terra che dovrebbe chiamarsi tutta Palestina. Quest’ultimo ruolo è costantemente rafforzato dai leader arabi israeliani, la maggior parte dei quali vicini all’islamismo e alla sinistra radicale, che quotidianamente denunciano discriminazioni e invocano la distruzione d’Israele, spesso anche dai banchi del Parlamento, a cui sono stati liberamente eletti.

Ora uno studio dell’Israel Democracy Institute, centro di ricerca indipendente che ha analizzato le opinioni degli israeliani sul livello di democrazia nel paese, rivela che gli arabi israeliani sono più legati allo Stato ebraico di quanto ci si potrebbe aspettare, o di quanto non vogliano far credere i loro stessi leader. Il 52,8% di loro si dice molto o abbastanza fiero di essere israeliano, una dimostrazione di orgoglio lontana dall’87,9% raccolto tra gli intervistati ebrei, ma comunque una maggioranza significativa.

Quasi il 70% degli arabi israeliani si fida del sistema giudiziario e il 62% crede nei media, mentre fra gli ebrei queste percentuali si fermano al 68 e al 50%. E nonostante il conflitto con i palestinesi, più del 40 percento ha fiducia nell’esercito israeliano e il 45 per cento ritiene molto o abbastanza importante rafforzare le capacità militari di Tsahal. Ciò non significa che gli arabi israeliani non si identifichino con le difficoltà dei “fratelli” palestinesi o risparmino critiche al governo di Gerusalemme: solo il 24,5 per cento appoggia il premier di destra Benjamin Netanyahu (una percentuale comunque non insignificante), e il 63 per cento ritiene che il paese non sia sufficientemente democratico.

Dall’Israeli Democracy Index 2011, basato su 1200 interviste a un campione rappresentativo della popolazione, gli arabi israeliani emergono come una realtà complessa, ma soprattutto come un gruppo potenzialmente in grado di identificarsi, o perlomeno comunicare, con entrambe le parti coinvolte nel più ampio conflitto arabo-israeliano. La speranza è che un giorno possano assumere un ruolo ben diverso nello scenario mediorientale: non più minoranza vista con sospetto da più parti, ma ponte di pace e comprensione fra i popoli della regione.

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