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Lettere per la Prossima Generazione 2 – Riflessioni sulla vita ebraica

in: Blog/News | Pubblicato da: Claudia De Benedetti

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Il libro scritto dal Rabbino capo del Commonwealth, rav Jonathan Sacks

Domenica 23 settembre alle 20.30 al Palazzo della Cultura di Roma e in contemporanea a Milano nell’Aula Magna della Scuola Ebraica si svolgerà l’attesissima presentazione del volume Lettere per la Prossima Generazione 2 – Riflessioni sulla vita ebraica di Lord Jonathan Sacks, Rabbino Capo delle Congregazioni Ebraiche Unite del Commonwealth con la prefazione per l’edizione italiana di Rav Riccardo Di Segni.

La pubblicazione che ha potuto vedere la luce grazie al sostegno delle Comunità di Milano e Roma e del Bené Berith Giovani Roma che ha voluto dedicare l’opera in memoria del trentesimo anniversario del piccolo Stefano Gay Taché, ucciso all’età di due anni durante l’attentato terroristico perpetrato davanti alla Sinagoga di Roma il giorno di Simchà Torà 5743, il 9 ottobre 1982.

Nel corso della serata interverranno in diretta i rabbini capo e i presidenti delle due maggiori comunità italiane: Riccardo Di Segni e Alfonso Arbib, Riccardo Pacifici e Walker Meghnagi, verrà proiettato un video di Rav Sacks, realizzato espressamente per le i giovani ebrei italiani, Myriam Camerini leggerà brani particolarmente significativi di alcune lettere contenute nel volume, Rav Roberto Colombo, Rav Benedetto Carucci e la professoressa Dina Brawer offriranno, con le loro riflessioni, chiavi di lettura, spunti e risposte alle domande dei presenti.

Scrive Rav Sacks nella presentazione del libro “L’ebraismo è una religione fatta di domande. Abramo, Mosè, Geremia e Giobbe si posero domande riguardo Dio. Il Seder di Pesach inizia con le domande di un bambino. Ogni domanda è l’inizio di un viaggio e anche l’ebraismo è una religione itinerante. Gli Ebrei raramente si fermano. Noi cerchiamo. Noi poniamo delle sfide. Noi cresciamo. Magari non abbiamo tutte le risposte, ma non smettiamo mai di interrogarciLe sfide che i giovani ebrei affrontano oggi sono di molti tipi. Viviamo in un’epoca secolare. Esiste ancora un ruolo essenziale per la fede? Viviamo in una cultura proiettata verso il futuro. Abbiamo bisogno della saggezza del passato? Viviamo in un mondo di grande diversità. E’ ancora importante rimanere ebrei, costruire famiglie ebree e vivere ebraicamente? Queste sono le sfide che, in generale, oggi tutte le fedi sono chiamate ad affrontare. Ma esistono delle specificità per gli Ebrei. Quasi incredibilmente, pur essendo la memoria dell’Olocausto ancora viva, l’antisemitismo è tornato in Europa. Allo stesso modo incredibilmente, lo Stato d’Israele, che ha 64 anni, deve ancora lottare per la legittimità ed è ancora circondato da nemici che negano il suo diritto ad esistere. Questi sono problemi seri che richiedono attivismo e vigilanza. Ma sarebbe un errore inserirli nel cuore dell’identità ebraica. C’è una regola nella vita: non lasciare mai che siano i tuoi nemici a definire chi sei. Non siamo noi il popolo condannato ad essere odiato. Noi siamo il popolo che ha portato il messaggio di Dio più a lungo di chiunque altro, e dovremmo essere orgogliosi di continuare a farlo. Il mondo ha bisogno di un messaggio ebraico: tanto più oggi di qualsiasi periodo del passato. Il mondo ha bisogno che noi si continui ad essere ebrei. Il popolo ebraico ha bisogno che noi si continui ad essere ebrei. Dio ha bisogno che noi si continui ad essere ebrei. Noi siamo, dopo tutto, i Suoi più vecchi amici.”

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