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Libertà di stampa e il problema della diffamazione

in: Blog/News | Pubblicato da: Paola Abbina

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Eppure succede anche in Israele: migliaia di manifestanti hanno sfilato a fine mese per le strade di Tel Aviv a sostegno della democrazia del Paese. Si gridava alla libertà di stampa e di espressione in seguito a una serie di progetti di legge passati alla Knesset definiti come draconiani e anti-democratici.

Il disegno di legge rappresenta un emendamento alla legge sulla diffamazione già esistente in Israele, che permetterebbe di citare in giudizio un giornale per diffamazione, non solo chiedendo il risarcimento commisurato per eventuali danni tangibile provocato dalla pubblicazione, ma perfino un importo supplementare di NIS 300.000 – senza dover dimostrare danni.

I più feroci oppositori a questa legge sono infatti convinti che essa rappresenti un serio ostacolo alla libertà di espressione e alla stampa indipendente. Questa volta la manifestazione non è stata pacifica e la polizia ha disperso i manifestanti con spray urticanti e ha arrestato diverse persone.

L’avvocato Talia Sasson, che nel 2005 ha scritto una relazione su avamposti illegali, parlando dal palco ha affermato che “forze oscure si sono sollevate su Israele” e ha proseguito dicendo che le recenti modifiche approvate alla Knesset trasformano Israele da Paese “democratico” a Paese “soggetto a regime”. “Dobbiamo gridare alla democrazia e non mollare”.

Anche il deputato del Meretz Nitzan Horowitz ha parlato al raduno dicendo che “noi ci troviamo di fronte a un governo che non può sopportare una voce fuori dal coro, e non perché la voce sia pericolosa, ma perché diversa. Perché intimidire i media? Perché ridurli al silenzio? Per coprire le donne, farle sparire?”. E citando Geroge Orwell nel suo famoso 1984 ha concluso: “l’obiettivo della persecuzione è la persecuzione”.

Ma il premier Netanyahu continua a difendersi dicendo che di aver “accantonato già in passato legislazioni che potrebbero danneggiare la democrazia, anche quando avevo una maggioranza schiacciante”, alludendo ad una recente normativa che ha chiesto un’audizione pubblica per i candidati della Corte Suprema. E ha concluso sostenendo che finché rimarrà in carica “Israele continuerà ad essere una democrazia esemplare e resistente. Nessuno oserà imporre cosa pensare, cosa scrivere, cosa indagare, e cosa trasmettere.”

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