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L’ostilità tra israeliani e palestinesi comincia dai libri di scuola

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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educationLo sostiene uno studio finanziato dal dipartimento di Stato Usa

Israeliani e palestinesi sono incastrati in una narrativa che li porta a dipingere l’altro come un nemico, cancellandolo addirittura dalle mappe geografiche. E’ quanto sostiene uno studio finanziato dal Dipartimento di Stato Usa, realizzato analizzando i testi scolastici usati dagli studenti di entrambe le parti. Si tratta della prima analisi empirica e quantitativa di questo tipo mai realizzata.

I ricercatori hanno analizzato 94 libri scolastici palestinesi e 74 israeliani, esaminando oltre 3mila testi, illustrazioni e mappe geografiche contenute nei volumi.

Sia nei libri scolastici israeliani che in quelli palestinesi, sostiene lo studio, le carte geografiche non riportano i confini dell’area compresa tra il fiume Giordano e il Mediterraneo. Solo il 4 per cento dei libri di testo palestinesi indica i confini tra la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Israele, riportandone anche i nomi. Oltre la meta’ dei libri dimentica invece di indicare i confini e fa riferimento all’intera area con il nome ‘Palestina’. Nei libri israeliani, il 76 per cento della cartine geografiche non riporta confini tra le aree israeliane e quelle palestinesi.

I passaggi che fanno riferimento alla pace sono molto rari nei libri palestinesi, presenti solamente nel 2 per cento dei testi esaminati. Passaggi di questo tipo compaiono invece nel 25 per cento dei testi usati nelle scuole pubbliche israeliane, ma solamente nel 7 per cento dei libri adottati nelle scuole religiose ultra ortodosse.

Passaggi dedicati all’Islam compaiono nel 50 per cento dei libri impiegati nelle scuole pubbliche israeliane, ma solo nel 7 per cento di quelli usati nelle scuole religiose. I testi dedicati all’ebraismo sono presenti invece solamente nel 15 per cento dei libri usati nelle scuole palestinesi.

In generale, sostiene lo studio, “c’e’ una mancanza di informazioni riguardo alla religione, la cultura, le attività economiche e quotidiane dell’altro, perfino riguardo all’esistenza dell’altro sulle mappe geografiche. L’assenza di questo tipo di informazioni serve a negare la legittima presenza dell’altro”. Inoltre, “gli eventi storici vengono presentati selettivamente per rafforzare la narrativa di ciascuna comunità”, con i palestinesi descritti come coloro che vogliono distruggere Israele, e gli israeliani dipinti come coloro che vogliono dominare i palestinesi.

Lo studio e’ stato finanziato dall’Ufficio per la Democrazia, i Diritti umani e il Lavoro del Dipartimento di Stato Usa e realizzato, sotto la guida di Bruce Wexler, docente di psichiatria a Yale, dal Consiglio delle Istituzioni religiose della Terra Santa, un’associazione interreligiosa sostenuta da esponenti ebraici, musulmani e cristiani che promuovono la riconciliazione in Medio Oriente.

Il Rabbinato di Israele, che all’inizio aveva aderito al progetto, la scorsa settimana se ne e’ dissociato, denunciando quelle che a suo avviso sono gravi carenze metodologiche. Il Dipartimento di Stato Usa ha definito le conclusioni presentate nello studio frutto di analisi “indipendenti” che non coincidono con la posizione del governo di Washington.

Anche i due membri israeliani della commissione scientifica che ha lavorato al progetto hanno dissentito con le conclusioni dello studio, che e’ stato presentato sia al ministero dell’Istruzione israeliano che a quello palestinese. Il ministero palestinese non ha invece sollevato obiezioni nei confronti del progetto e una portavoce dell’Anp ha affermato che le autorità scolastiche sono “aperte” alle conclusioni dello studio. Yossi Kuperwasser, direttore generale del ministero degli Affari strategici di Israele, sostiene che lo studio sia basato su una premessa che “distorce” la realtà: “Paragonare come ciascuna delle due parti dipinga l’altra e’ assurdo, perché noi insegnamo la pace, mentre loro insegnano l’odio verso Israele. E’ la stessa differenza che c’e’ tra il giorno e la notte”.

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