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Manifestazione a Montecitorio in difesa di Israele

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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In migliaia sono accorsi all’iniziativa di Summit, con bandiere e cartelli a sostegno dello stato ebraico: ‘Basta menzogne’

Oltre mille persone hanno manifestato ieri davanti a Montecitorio per portare la loro solidarietà a Israele, dopo l’attacco terroristico di ieri e i razzi che nei giorni scorsi sono stati lanciati contro lo Stato ebraico. Organizzata dall’associazione Summit presieduta da Fiamma Nirenstein, l’iniziativa “Per la verità, per Israele” ha avuto l’adesione di moltissime associazioni e parlamentari.

“Basta menzogne su Israele, basta farlo passare per aggressore”. è questo il messaggio lanciato dalla maratona oratoria. “Basta con l’antisemitismo mascherato da critiche al governo israeliano”, ha detto la deputata Pdl aprendo la maratona e ricordando la “situazione insopportabile” in cui vivono gli israeliani da molte settimane prima che cominciasse l’azione militare su Gaza. “Chi non ha voluto vedere le centinaia di razzi lanciati da Hamas, vuole vivere nella malafede”, ha aggiunto Nirenstein auspicando che la tregua in corso sia “duratura”. “Non lo sarà se non si fermeranno l’afflusso di armi dall’Iran”.

Sul palco hanno preso la parola, oltre alla stessa deputata Pdl e vice presidente della commissione Esteri e al presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, fra gli altri, Lucio Malan, Beatrice Lorenzin, Andrea Ronchi, Mara Carfagna, Paola Binetti, Andrea Ronchi, Carlo Giovanardi, Enzo Raisi, Umberto Croppi, Luigi Compagna, Andrea Orsini, Walter Verini, Roberto Morassut.

Particolarmente sostenuto e applaudito l’intervento di Pacifici, che ha protestato non solo per l’improvvisa mancanza di voli di linea per Israele ma anche per alcune cronache giornalistiche faziosamente avverse allo Stato ebraico sotto l’attacco di Hamas.

Tra le numerose bandiere con la Stella di David, spuntano diversi cartelli: “Non c’è equivalenza morale tra Israele e i terroristi di Hamas”, “39.000 morti in Siria, dov’eravate? Noi pacifisti, voi ‘pacifintì”.

Fiamma Nirenstein ha letto il testo dei messaggi inviati dai presidenti della Camera Gianfranco Fini e del presidente del Senato Renato Schifani.

”è encomiabile – scrive Fini – il vostro intento di evitare ricostruzioni unilaterali degli avvenimenti; questa esigenza è tanto più avvertibile in considerazione del ripetersi, anche nel nostro Paese, di episodi che fanno comprendere come vi sia in taluni la volontà di evocare i terribili fantasmi del passato che dobbiamo instancabilmente contrastarè’. ”Le notizie che giungono dal Medio Oriente – aggiunge – sono motivo di grande angoscia e di forte preoccupazione; desidero, in questa occasione, ribadire tutto il mio sdegno per l’atroce e proditorio attentato terroristico avvenuto ieri a Tel Aviv ai danni della popolazione civile, già duramente provata da oltre una settimana di incessanti bombardamenti missilistici.

Mentre la Comunità internazionale attende di sapere se la tregua iniziata ieri riuscirà a consolidarsi, è necessario l’impegno dei Paesi democratici affinchè le minacce allo Stato di Israele siano definitivamente allontanate, nella consapevolezza che non potrà mai esserci una pace salda e duratura in Medio Oriente, fino a quando tutti gli Stati della Regione e tutti gli attori in essa operanti non avranno accettato incondizionatamente e con sincerità il diritto dello Stato di Israele ad esistere. Solo così sarà possibile giungere alla Pace, desiderata da tutti gli uomini di buona volontà”.

“Il giorno dopo il grave attentato che ha colpito Tel Aviv desidero – ha scritto il presidente del senato, Schifani – riaffermare con forza la nostra ferma condanna per questo vile ed inaccettabile atto terroristico. è dovere dell’Italia e della Comunità internazionale tutta offrire il proprio contributo nel processo di pace che faticosamente si sta portando avanti”. “Nel nostro tempo, nelle nostre evolute società – conclude Schifani – troppe sono ancora le vite spezzate, troppe le lacrime versate da chi in un attimo ha perso i propri familiari, i propri figli, i propri amici. Dobbiamo essere tutti artefici di un processo di costruzione che consegni ai giovani e a chi verrà dopo di loro un futuro di speranza e di serenità che va al di là di ogni confine geografico”.

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