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Manifestazione pro Israele al ghetto di Roma

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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Sabato notte una veglia di preghiera e una manifestazione a sostegno di Israele, impegnato in un’operazione militare nella Striscia di Gaza, si sono tenute nell’antico quartiere ebraico di Roma.

E’ innanzitutto il segno tangibile dell’ansia e della preoccupazione con le quali gli ebrei romani, ma in fondo tutti gli ebrei, guardano alle vicende del conflitto israelo-palestinese.

E’ stato un momento nel quale – alla presenza del capo rabbino rav Riccardo Di Segni, del presidente della Comunità Riccardo Pacifici, degli ambasciatori israeliani in Italia e presso la Santa Sede, Naor Gilon e Zion Evrony – è stata espressa vicinanza, solidarietà e sostegno al popolo israeliano ma soprattutto per chiarire all’opinione pubblica e ai media che Israele sta operando nel pieno diritto all’autodifesa.

“Cari giornalisti – si leggeva su un manifesto posto all’ingresso della sinagoga – ‘Israele non attacca, semmai risponde’”.

E’ stato proprio il tema della comunicazione uno degli argomenti del breve discorso del presidente Pacifici che ha annunciato la necessità di chiudere temporaneamente il forum di discussione interno presente su Facebook. Pagine virtuali utilizzate per confrontarsi sui problemi, per discutere (anche di politica) oppure anche solo chiedere suggerimenti sui luoghi dove comperare cibo kasher. Una decisione necessaria perché da qualche tempo “si era notata la presenza di strani personaggi, con nomi apparentemente della comunità, ma dietro ai quali si celavano degli infiltrati”.

Da segnalare che tra gli arrestati recentemente legati al sito negazionista e nazista di Stormfront vi è anche Mirko Viola, che si è firmato molte volte con il nickname di BioMirko, e che ha commentato (anche con insulti) le pagine di questo sito.

La battaglia in difesa di Israele passa quindi per l’informazione perché – ha detto l’ambasciatore Gilon – bisogna spiegare che Israele è stato costretto ad agire per porre fine a una situazione divenuta insostenibile. L’atteggiamento di chi non vuole vedere è una vergognosa ipocrisia che deve essere denunciata con forza. Ci troviamo in questa sinagoga, così numerosi, così coinvolti e così vicini, anche per questo. In un rapporto di mutua responsabilità che rende ebrei della Diaspora e Israele un’unica famiglia”. “ La nostra è una battaglia – ha detto Pacifici – da vincere anche sul fronte di un’informazione che ci è spesso ostile e che tende a mistificare la realtà”.

Il rabbino capo rav Riccardo Di Segni ha ribadito che “la cultura della morte non potrà prevalere”: “Il popolo di Israele non può arrendersi. Dobbiamo resistere, andare avanti, continuare a seminare frutti. Ci sarà sempre qualcuno che vorrà cacciarci e ostacolarci. L’importante è tenere duro e restare fermi nelle nostre certezze. Nessuno potrà toglierci Israele”. “Noi tutti, uniti e determinati – ha detto a fine serata il presidente dell’Ucei, Renzo Gattegna – abbiamo il compito di rendere chiaro a ognuno che Israele è il fulgido esempio di uno Stato che, pur costretto a combattere per affermare il proprio diritto a esistere, non ha mai rinunciato né al rispetto dei diritti umani, né alla civiltà e al progresso civile e sociale, né alla libertà e alla democrazia, né a percorrere tutte le strade possibili per arrivare a una pace stabile e sicura”. “Oggi – ha esortato Pacifici – chiediamo protezione e pace per tutto il mondo. È questo l’unica cosa che vogliamo”.

Di seguito uno stralcio del discorso dell’ambasciatore Naor Gilon.

Israele sotto una pioggia di fuoco. Cha posso fare io?

Oltre 1 milione di israeliani si trova da mesi, sotto il fuoco continuo di missili lanciati dalla Striscia di gaza.

La solidarietà e la vicinanza delle Comunità Ebraiche e di tutti gli amici di Israele, qui in Italia e in ogni parte del mondo, sono fondamentali per il popolo di Israele. Molti di voi si chiedono: “ma io, personalmente, che cosa posso fare?”.

Israele, fortunatamente, è un Paese forte, nei suoi valori democratici ed etici, nella sua economia e anche militarmente. L’Esercito di Difesa d’Israele, così cole la società civile, ha la forza e la capacità di affrontare questa dura prova, e ci riuscirà.

Quello che invece ciascuno di voi può fare attivamente qui è aiutare Israele nella altrettanto dura battaglia mediatica. Voi potete aiutare Israele a far conoscere all’opinione pubblica italiana come stanno realmente le cose nel Sud d’Israele.

Partecipando attivamente ai dibattiti, reali o virtuali, nella vostra realtà quotidiana, tra colleghi, tra amici, in particolare con i ‘Nuovo Media’, come per esempio forum online, Social Network, blog, edizioni quotidiane di quotidiani on-line o tradizionali. Qualsiasi tipo di informazione che possiate ritenere ingiusta, non equilibrata, o addirittura palesemente falsa o mendace, è un’ottima occasione per voi per far sentire la vostra voce, e ristabilire la verità, aiutando l’opinione pubblica italiana a rendere più equilibrata la sua conoscenza e la percezione della realtà.

Questi sono alcuni dei punti cruciali per una informazione equilibrata e onesta, che è necessario divulgare e portare nel dibattito pubblico in Italia:

  • L’operazione militare israeliana è ben definita e circoscritta ed è finalizzata a neutralizzare la minaccia strategica che incombe sui cittadini israeliani. Israele non è interessata a un peggioramento della situazione.
  • Israele per lungo tempo si è comportato con moderazione, contenimento e pazienza, ma non può rassegnarsi al lancio continuo e incessante di missili sui suoi cittadini. Nessun Paese al mondo si rassegnerebbe a una simile realtà.
  • Israele agisce per autodifesa e in forza del dovere di difendere e proteggere i propri cittadini dagli attacchi terroristici.
  • Hamas detiene il potere a Gaza, pertanto su di essa ricade anche la responsabilità di tutto ciò che succede nella Striscia.
  • Va sottolineato con forza che Israele si è ritirato completamente e definitivamente nel 2005 dalla Striscia di gaza, eppure il risultato, come si vede oggi. È che Gaza si è trasformata in un enorme arsenale e in un terreno fertile per le operazioni di varie organizzazioni terroristiche, fra le quali alcune riconducibili ad Al-Qaida e alla Jihad Islamica mondiale, il tutto sotto il governo, la responsabilità e l’ombrello protettivo di Hamas.
  • Il contrabbando di armi provenienti da Libia, Iran e Sudan ha certamente accelerato la trasformazione di gaza in una base terroristica, e ha moltiplicato i rischi legati al lancio di missili sulla popolazione israeliana.
  • L’esercito israeliano opera e agisce secondo uno standard di valori tra i più elevati al mondo,mentre la parte palestinese commette apertamente un doppio crimine di guerra, nascondendosi e operando in zone densamente popolate da civili, e sparando e lanciando missili direttamente e volutamente sulla popolazione civile israeliana.
  • La comunità internazionale deve agire per fermare il lancio di missili e razzi su Israele dalla Striscia di Gaza, e non soltanto quando Israele reagisce agli attacchi contro i suoi civili, Israele ha ripetutamente protestato e ribadito che non può accettare e tollerare una simile realtà.

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