L’ex presidente israeliano Moshe Katsav entrato questa mattina nel carcere di Maasiyahi per scontare una condanna a sette anni per due casi di stupro e altre molestie sessuali.
E’ la prima volta che un capo di stato israeliano viene portato in prigione a seguito di una condanna. Lo scorso 10 novembre la Corte suprema israeliana ha respinto il ricorso presentato da Katsav.
Lasciando la sua casa a Liryat Malachi, a sud di Tel Aviv, l’esponente del Likud ha rivendicato ancora una volta la sua innocenza, attaccando duro contro le autorità israeliane, accusate di “seppellire un uomo vivo”. “Oggi Israele sta incarcerando un uomo sulla base di impressioni, senza prove”, ha detto ai giornalisti. “Un giorno la veritàuscira’ fuori. Si sta imprigionando un nonno, un ex presidente. Ma io non ho mai fatto male a nessuno”.
Maggiore di otto figli, Katsav è nato a Yadz, in Iran. Nel 1951 emigrò con la famiglia in Israele, crescendo nella tendopoli per immigrati di Kiryat Malachi. E proprio gli abitanti di Kiryat Malachi lo elessero sindaco nel 1969, all’età di soli 24 anni, trasformandolo nel più giovane primo cittadino di tutto Israele.
Entrato alla Knesset, fece una rapida carriera politica, divenendo, tra l’altro, ministro del Turismo e vicepremier nel governo di Benjamin Netanyahu. Poi l’elezione a presidente, che lo vide prevalere su Shimon Peres. Così Katsav divenne il primo presidente d’Israele proveniente dalle fila dei conservatori e, per di piu’, il primo nato in un Paese islamico. Durante il suo mandato, inoltre, e’ stato il primo capo di Stato a visitare l’Austria dai tempi del nazismo.