Il salone per le conferenze del Centro islamico culturale all’interno della Grande moschea di Roma è pieno. C’è grande attesa per la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: ci sono i più alti rappresentanti della comunità islamica italiana ma anche uomini e donne comuni che vogliono celebrare un momento storico per loro ma anche per l’intera nazione: la visita del capo dello Stato.
Ad accompagnare Napolitano ci sono anche il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri e il ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi. E proprio quest’ultimo interviene per suggellare un nuovo patto di ”integrazione” e convivenza. Riccardi ricorda gli anni ’70, quando fu deciso di realizzare la moschea romana: ”Tempi e mentalità sono tanto, tanto cambiati”, sottolinea il ministro. Da allora si è passati dalla posa della prima pietra da parte del presidente Sandro Pertini nell’84, alla visita di Oscar Luigi Scalfaro nel ’97, in un continuum ideale fino alla presenza di Napolitano oggi.
Riccardi rimarca che ”la presenza della cupola della moschea si inserisce tra le altre cupole di Roma”, rendendo la capitale d’Italia ”un modello di integrazione tra culture e religioni”. ”Integrazione avviene nelle differenze – sottolinea -. Qualcuno aveva previsto dopo l’11 settembre lo scontro tra Occidente e Islam: dieci anni dopo la primavera araba ha disegnato un nuovo scenario; le ragioni della convivenza sono più forti”.
Napolitano apprezza il passaggio sulla Primavera araba. Poniamo ”grande attenzione ai nuovi governi – dice – che si formano nei paesi della Primavera araba, come quello tunisino” e rimarca la volontà e i suoi sforzi ”per rafforzare i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo” con un riferimento all’ormai prossima visita in Tunisia.
Tutti gli interventi sono improntati al ”dialogo”. Mohammad al Gramdi, ambasciatore dell’Arabia Saudita e presidente del Centro islamico e culturale, cita ”la tolleranza e la cordialita’ della società italiana”. ”La comunità islamica – spiega – è tra le componenti più genuine della società italiana”. ”Speriamo – afferma – di ricevere il sostegno e le agevolazioni concesse ad altre religioni e culture”. Fa ricorso ad una metafora, alla ”famiglia del Libro (la Bibbia, ndr.)”, composta da musulmani, ebrei e cristiani per invitare al dialogo.
Di ”integrazione positiva che non significa cancellare le proprie radici”, parla l’imam della moschea Al’a al-Din Muhammad Isma’Il al Ghobashi, ringraziando Napolitano per la sua presenza ed invitandolo a ”continuare sulle orme dei suoi predecessori”.
Di “fatto storico” ha parlato Shaykh Pallavicini della Comunità religiosa islamica italiane (Coreis) che ha definito la visita un “importante segnale di speranza”, di un “significativo segnale di vicinanza a tutta la comunità musulmana presente sul territorio nazionale, ai musulmani italiani e a quelli di origine straniera”.