1561420800<=1347580800
1561420800<=1348185600
1561420800<=1348790400
1561420800<=1349395200
1561420800<=1350000000
1561420800<=1350604800
1561420800<=1351209600
1561420800<=1351814400
1561420800<=1352419200
1561420800<=1353024000
1561420800<=1353628800
1561420800<=1354233600
1561420800<=1354838400
1561420800<=1355443200
1561420800<=1356048000
1561420800<=1356652800
1561420800<=1357257600
1561420800<=1357862400
1561420800<=1358467200
1561420800<=1359072000
1561420800<=1359676800
1561420800<=1360281600
1561420800<=1360886400
1561420800<=1361491200
1561420800<=1362096000
1561420800<=1362700800
1561420800<=1363305600
1561420800<=1363910400
1561420800<=1364515200
1561420800<=1365120000
1561420800<=1365724800
1561420800<=1303171200
1561420800<=1366934400
1561420800<=1367539200
1561420800<=1368144000
1561420800<=1368748800
1561420800<=1369353600
1561420800<=1369958400
1561420800<=1370563200
1561420800<=1371168000
1561420800<=1371772800
1561420800<=1372377600
1561420800<=1372982400
1561420800<=1373587200
1561420800<=1374192000
1561420800<=1374796800
1561420800<=1375401600
1561420800<=1376006400
1561420800<=1376611200
1561420800<=1377216000
1561420800<=1377820800
1561420800<=1378425600

Nel Giorno della Memoria gli alberi della Memoria

in: Giornata della Memoria | Pubblicato da: Redazione

Nessun Commento

OLYMPUS DIGITAL CAMERANel Giorno della Memoria, gli alberi della memoria. Non poteva esserci data migliore per dedicare degli ulivi Al ricordo di due Chatanim del Tempio Bet Michael, Sabatino Finzi e Shlomo Venezia, scampati all’orrore dei campi di sterminio nazisti e ritornati a casa per raccontare prima ai propri figli, poi ai nipoti e poi agli studenti delle scuole italiane, quella che è stata la terribile esperienza della Shoa. Oggi entrambi non ci sono più, ma vivranno per sempre nel ricordo dei loro cari e di chi ha avuto la fortuna di conoscerli. Quegli alberi piantati proprio di fronte all’entrata del Tempio daranno la possibilità a tutti di sapere chi erano e cosa hanno fatto, perché sarà inevitabile domandarsi chi sono quegli uomini che sono citati sulle targhe apposte sulla terra, proprio dove iniziano le radici di quegli arbusti.

Una giornata belle ed emozionante quella che è andata il scena lo scorso 27 gennaio al Tempio Bet Michael. Tanti i frequentatori assidui che hanno manifestato una volta di più il loro attaccamento alla nuova Sinagoga di Monteverde, ma anche tanti nuovi ospiti che hanno voluto condividere la solennità del momento. Un evento organizzato grazie alla collaborazione del Keren Kajemet Leisrael, che ha donato gli alberi e le piantine che hanno trovato posto in un’aiuola creata apposta per permettere ai bambini di dare il proprio contributo e sentirsi parte integrante dell’evento. Il lavoro di Bruno Di Gioacchino e del KKL è stato fondamentale. Come quello di Manuela Terracina e Stefania Astrologo. Senza il loro aiuto non sarebbe stato possibile raggiungere questo obiettivo.

E la conferma arriva da Ruben Della Rocca, Assessore alle relazioni esterne della Cer: “La data che abbiamo scelto per realizzare quest’evento non è stata presa a caso. Siamo qui per testimoniare che la nostra memoria è viva e che non dimentica la Shoà. Ci sono sentimenti contrastanti: da una parte tanta tristezza, angoscia e rabbia per quello che è accaduto. Mi rifaccio alle parole di Rav Lau ‘Noi non possiamo perdonare, perché nessuno ci ha autorizzato a farlo’. Lui ci ha detto che i genitori non gli avevano dato il permesso per perdonare. L’unico modo per difenderci è farci una cultura. Dall’altro lato abbiamo appena passato la festa di Tu-Bishvat. La Torà è vita. L’albero rappresenta la vita. Oggi abbiamo l’ennesima dimostrazione che siamo sopravvissuti alla Shoà. I bambini hanno piantato alberi che hanno radici solide e rappresentano la vita. Quegli arbusti vanno a due persone che hanno onorato il Tempio come Chatanim in maniera disincantata”.

Poi la parola è passata a Rav Gadi Piperno. “Quando porrai in assedio una città non dovrai distruggere i suoi alberi. Ci sono due interpretazioni della Torà: l’albero è un uomo che può venirti incontro senza darti pericolo. E l’uomo è l’albero del campo. Siamo un popolo che deve stare in mezzo ad altri popoli ed essere da monito. Gli alberi che piantiamo oggi saranno qui anche dopo di noi. Essi dimostrano il senso della vita”.

Inevitabile passare la parola a chi il Keren Kajemet lo rappresenta, Aldo Anav: “La ricorrenza di Tu-Bishvat è una festa molto sentita in Erez Israel. Questo giorno è festeggiato con molto trasporto da tutta la popolazione e i giovani hanno l’usanza di piantare alberi. La nostra associazione è nata 111 anni fa per riscattare quella terra che Hashem aveva giurato ai nostri padri. Il nostro sogno, che sembrava utopia, era quello di piantare milioni di alberi nello Stato che doveva ancora esser creato e nel deserto del Negev. I risultati sono andati oltre più rosea previsione e siamo arrivati a 250 milioni. Quando qualche settimana fa il consigliere del KKL Bruno Di Gioacchino ci ha presentato la proposta di piantare alcuni alberi nel giardino di questa Sinagoga, l’approvazione del Consiglio è stata unanime. Noi del Keren Kajemet abbiamo altri obiettivi in cantiere. La costruzione di una strada sicura nei pressi del kibbutz Sa’ad a pochi chilometri dal confine con Gaza. Una protezione per i bambini che per andare a scuola devono percorrere oltre un chilometro sotto la minaccia dei terroristi palestinesi. L’altro è il sostegno al laboratorio R&D che si trova nell’Aravà. Questa struttura si occupa della ricerca per ridurre l’uso di fertilizzanti nocivi, lo sviluppo di nuove tecnologie biologiche e la creazione di nuovi metodi per l’itticoltura”.

Nello spirito della giornata anche l’intervento di Rav Umberto Piperno. “Oggi ci sono tanti bambini presenti. Lo stesso Tempio porta il nome di un bambino, Michael Gaj Taché z.l.. Si ricordano due grandi personaggi che hanno dato testimonianza della Shoa e le loro famiglie hanno dato esempio della costante commistione di superamento di ogni tragedia da parte del popolo ebraico. Il 27 gennaio è la data della liberazione da Auschwitz, ma non è una data ebraica. Il popolo di Israele si è interrogato quale fosse la data da scegliere. Nel mese di Nissan dopo la mitzvà del Rosh Kodesh, abbiamo la Birchat Ailanot (albero in fiore). Dio non ha fatto mancare nulla e ha creato alberi da fiore che poi danno i frutti. Nella tradizione sefardita la Birchat Ailanot ha un significato mistico. La ricerca di qualcosa di metafisico. L’albero mette le radici sull’acqua e si nutre di rugiada. Ci si chiede quanto essa sia importante. L’albero della vita è quello dei giusti dove ci sono i fiori e i frutti (le mitzvot e la famiglia) ci sono gli uccelli che cantano e rappresentano la ghevulà (la redenzione che sta per avvenire). Il tempio è a Monteverde e richiama un luogo dove ci sono fiori, alberi e frutti. Ci sono i bambini e la rugiada di Dio. Shlomo e Sabatino sono stati alberi e giusti e siano da ombra alle generazioni che non hanno visto la Shoa, ma ne hanno sentito parlare. Vedere qui i figli e i nipoti a piantare alberi è la rugiada”.

Commozione ed emozione da parte dei figli di questi due grandi uomini. “E’ una coincidenza, ma il nostro stemma di famiglia ha un albero – ricorda Giorgio Finzi – e poi mi padre per tutti noi era come una quercia. Oltre a darci degli insegnamenti è sempre stato vicino ai suoi nipoti e gli ha spiegato quello che ha vissuto. Lui ha saputo uscire dall’inferno e ha creato una bellissima famiglia”.

“Mi unisco alle parole di Giorgio – dice Mario Venezia – papà ha lavorato come volontario del KKL e oggi è una bella soddisfazione aver unito il Keren Kajemet Leisrael e il tempio che lo ha visto come Chatan”.

Nathanya Di Porto

Condividi questo articolo

  • Share
  • FriendFeed
  • Email
  • Feed RSS

Tag: ,