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Pacifici: “Spiegazioni senza valore, il Premier eviti i fascisti”

in: Anti-Semitismo, Cultura | Pubblicato da: Redazione

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Caro direttore, vorrei, attraverso le colonne del suo giornale, esprimere il mio pensiero circa le vicende di questa settimana. E’ difficile raccontare quanto abbiano lasciato la nostra Comunità disorientata, incredula e soprattutto tradita dalle incaute quanto prevedibili esternazioni di Ciarrapico fino alle “imprudenti” barzellette del premier. A nulla valgono le scuse di Ciarrapico. Proviamo allora a ragionare non solo sull’onda dell’emotività e della rabbia e lo faccio vista la mia notorietà dell’ebreo sempre pronto a “bacchettare” il D’Alema di turno. Credo sia giunto il momento di fermarci un attimo. Tutti. E provare a ragionare insieme, non tanto per il bene degli ebrei, quanto per il bene del nostro Paese: l’Italia, che amiamo e a cui i nostri avi hanno dato la vita per costruire 150 anni fa una nazione unita. L’esternazione del “Ciarra” non è originale e usare l’icona dei simboli ebraici, in questo caso la Kippà, per denigrare l’avversario fa parte purtroppo della nostra storia in epoca zarista, fascista, nazista, stalinista, comunista e oggi nel fondamentalismo islamico in cui i simboli ebraici sono stati e vengono utilizzati nelle campagne antisemite. Dare dell’ebreo all’avversario, non è solo un fenomeno da stadio, quando si vuole offendere la squadra avversaria o l’arbitro, ma è lo strumento che ancora oggi viene usate nelle campagne elettorali di molte nazioni che si definiscono “democratiche”.

Per questo concordo con la lucida analisi di Antonio Macaluso che ieri sulle pagine del Corriere ha invitato Ciarrapico a fare un passo indietro inequivocabile. Ricordo ancora l’incontro a Palazzo Chigi con l’allora ministro Carlo Giovanardi insieme all’allora presidente dell’Ucei Amos Luzzatto in merito alla nostra vibrata protesta a seguito della legge Bossi-Fini con la presunta richiesta di impronte digitali ad alcune categoria di cittadini. In quella cornice incontrammo Gianfranco Fini e da quel primo incontro, non programmato, si posero le basi dello storico viaggio in Israele con cui si sono consolidati rapporti di una vera, leale, sincera amicizia e stima. Sostenere, nonostante tutto, che nessun governo italiano è stato così vicino alle ragioni d’Israele e alla sua democrazia come quelli di Berlusconi, sin dal 1994, è verità e non riconoscerlo, sarebbe un “tradimento” imperdonabile.

Ma è possibile coniugare amicizia e gratitudine a Berlusconi ed esternargli contestualmente la nostra rabbia? Gli ebrei, che sono gli inventori dell’humour sulla Shoah e la Memoria non fanno sconti a nessuno. Abbiamo sei milioni di motivi. Ora il vero problema è l’inspiegabile, progressivo e lento scivolamento dell’attuale esecutivo con alleanze con singoli e/o formazioni politiche, seppur minoritarie, che fanno proprie le tesi dell’estrema destra italiana le quali apertamente rivendicano sentimenti nostalgici del fascismo che inquietano più che gli ebrei, le cancellerie di mezzo mondo. Vogliamo pensare che l’animo antifascista del premier saprà prevalere. Non svenderemo la difesa delle ragioni di Israele a scapito della Memoria della Shoah. Non svenderemo la Memoria della Shoah per le ragioni d’Israele. Mi permetto, in conclusione, di portare un contributo di etica ebraica che traiamo da due versi del Pirké Avot (Massime dei Padri) che usiamo far leggere ai nostri bambini nelle Sinagoghe nel periodo fra Pesach (Pasqua ebraica) e Shavuot (la festa della Legge), in cui è scritto “siate cauti con le autorità perché non vi si avvicinino quando hanno bisogno di voi” e “prega per la pace dello Stato, perché se non vi fosse il timore di esso, gli uomini si inghiottirebbero vivi a vicenda”.

Riccardo Pacifici per il Corriere della Sera

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