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Parashà di Bemidbàr: I due esclusi dal censimento degli israeliti

in: Blog/News | Pubblicato da: Ufficio Stampa

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Il quarto libro della Torà, Bemidbàr, che significa “Nel deserto” prende il nome dalla prima parola
dopo l’introduzione “L’Eterno parlò a Moshè dicendo…”. In latino questo libro è chiamato Numeri in
considerazione del fatto che è proprio all’inizio di questa parashà che Moshè ricevette l’ordine di
censire i figli d’Israele.
Il numero totale degli uomini abili alla guerra da venti a sessanta anni, delle dodici tribù di
Reuvèn, Shim’òn, Gad, Yehudà, Issakhàr, Zevulùn, Efràim, Menashè, Binyamìn, Dan, Ashèr e Naftalì
risultò di 603.550 (Bemidbàr, 2:32).
I leviti, che non erano destinati a ricevere nessun territorio in Eretz Israel, furono contati
separatamente non dall’età di venti a sessanta anni, ma da un mese in su. In tutto furono censiti
22.000 leviti (Bemidbàr, 3:39).
Il Nachmanide (Girona, 1194-1270, Acco) scrive: “Ed ecco che la tribù del leviti non era come le
altre tribù perche non arano altro che ventidue mila contati dall’età di un mese in su. E quelli contati
da trenta anni in su non erano altro che ottomila tanto che quelli da venti anni in su non arrivavano
neppure ad essere la metà del numero della tribù meno numerosa [quella di Menashè che contava
32.200 uomini] […]. E come è possibile che i pii servi dell’Eterno non fossero stati benedetti [con molti
figli] come il resto del popolo? Io credo che questo fatto confermi quello che dissero i Maestri [nel
Midràsh Tanchumà, Vaerà, 6) che la tribù di Levi non fu soggetta alla schiavitù ed ai duri lavori. Gli
israeliti ai quali gli egiziani amareggiarono la vita con il duro lavoro per far sì che non crescessero in
numero, ricevettero una benedizione dall’Eterno che li fece moltiplicare [in modo eccezionale] a
dispetto delle persecuzioni […] ma la tribù di Levi si moltiplicò in modo normale. Tuttavia forse il
motivo [del basso numero di leviti] fu il fatto che il patriarca Ya’akòv si era adirato con il figlio Levi
[per aver attaccato la città di Shekhèm contro la sua volontà].
R. Chaim Dov Chavel (Polonia, 1906-1982, New York) il commentatore del Nachmanide, in una
nota suggerisce che il Nachmanide non era del tutto soddisfatto della prima spiegazione, perché usciti
dall’Egitto il numero dei leviti nel deserto sarebbe dovuto aumentare; e invece quando entrarono in
Eretz Israel dopo quaranta anni erano solo ventitremila (Bemidbàr, 26:62).
R. Eliyahu Benamozegh (Livorno, 1823-1900) nel suo commento Panìm La-Torà cita il
Nachmanide e le sue due spiegazioni. Egli suggerisce un’altra spiegazione e afferma che il motivo del
basso numero della tribù di Levi è che i Leviti seguirono l’esempio di ‘Amràm, padre di Moshè. Infatti
quando il Faraone decretò di gettare tutti i nati maschi nel Nilo, ‘Amràm si separò dalla moglie perché
non riteneva opportuno fare figli che sarebbero stati uccisi dagli egiziani e gli altri Leviti fecero lo
stesso. R. Benamozegh aggiunge che non essendo i Leviti soggetti alla schiavitù non soffrirono come
gli altri israeliti che per reazione si moltiplicarono […].
R. Chaim Yosef David Azulai (Gerusalemme, 1724-1806. Livorno) nel suo commento Penè
David, cita il commento Or Ha-Chayìm nel quale R. Chayìm ibn ‘Attar (Marocco, 1696-1743,
Gerusalemme) sostiene che quando ‘Amràm, padre di Moshè, si separò dalla moglie Yokhèved, tutti
gli uomini della tribù di Levi fecero lo stesso. Poi ‘Amràm si riunì nuovamente con sua moglie per via
della profezia di Miriam, sorella maggiore di Aharòn e Moshè, che aveva detto ai genitori che
avrebbero avuto un figlio che avrebbe salvato il popolo d’Israele e che la decisione del padre era stata
più drastica di quella del faraone. Infatti il faraone aveva decretato la morte del maschi; Aharòn nel
separarsi dalla moglie non avrebbe avuto neppure delle figlie. Gli altri leviti non avendo ricevuto la
stessa profezia, continuarono a rimanere separati dalle rispettive mogli e questo fu il motivo del loro
scarso numero.

R. Yehuda Moscato (Osimo, 1530-1593, Mantova) in Nefutzòt Yehudà (Derùsh 49) cita il Talmud
babilonese (Bekhoròt, 4a) dove i Maestri fanno notare che nel versetto della Torà “Tutti i censiti dei
Leviti che contò Moshè insieme con Aharòn” (Bemidbàr, 3:39) vi sono dei puntini sopra il nome di
Aharòn perché Aharòn non venne contato in quanto egli era il Kohen Gadol superiore a tutti gli altri
Leviti ed era come una specie diversa. E R. Moscato aggiunge che, a maggior ragione, anche Moshè
non fu censito perché come è scritto nel Midràsh Mekhiltà (Shemòt, 15:1) egli valeva (shakùl) quanto
tutto il resto del popolo d’Israele.

 

Donato Grosser

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