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Parashà di Chaye Sarà: Sulla proibizione della caccia sportiva

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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La parashà racconta che dopo la morte di Sara, Avraham si diede da fare per trovar moglie al figlio Yitzchàk. A tale scopo inviò a Charàn il fedele servitore e discepolo Eli’ezer “che sopraintendeva a tutto ciò che egli possedeva” (Bereshìt, 24:2). A Charàn abitava la famiglia di Nachòr, fratello di Avraham. Alla fine della parashà precedente fu raccontato ad Avraham che il fratello Nachòr aveva avuto dodici figli e la Scrittura anticipa che una delle nipoti era Rivkà, quella che sarebbe diventata moglie di Yitzchàk.

Arrivato con dieci cammelli e altri servitori di Avraham a Charàn, Eli’ezer incontrò Rivkà alla fonte dove si veniva a attingere l’acqua per la città (l’illustrazione allegata di Rebecca alla fonte è tratta da “Storie degli ebrei” di Giuseppe Flavio, Batelli, 1830). Il racconto continua con queste parole: “Allora il servo le corse incontro e le disse: per favore, lasciami bere un po’ d’acqua dalla tua brocca. Ella rispose: Bevi, signor mio; poi si affrettò a calare la brocca sulla mano, e gli diede da bere. Come ebbe finito di dargli da bere, disse: Attingerò acqua anche per i tuoi cammelli, finché abbiano bevuto a sufficienza. In fretta vuotò la sua brocca nell’abbeveratoio, corse di nuovo alla fonte ad attingere acqua e ne attinse per tutti i cammelli di lui” (ibid., 17-20).

Da questo scambio di parole tra Eli’ezer e Rivkà, si imparano anche delle regole di Halakhà.

R. Avraham Gombiner (Polonia, 1635-1682), uno dei principali decisori halakhici e commentatori dello Shulchàn ‘Arúkh, scrive che dal versetto “bevi e attingerò anche per i tuoi cammelli” si impara che è proibito mangiare prima di aver dato da mangiare agli animali. Tuttavia quando si tratta di bere, gli esseri umani hanno la precedenza (Maghen Avraham allo Shulchàn ‘Arùkh, Orach Chayìm, cap. 167).

R. Barukh Halevi Epstein (Belarus, 1860-1941), in Torà Temimà, citando il Talmud (Berakhòt, 40a) scrive che l’obbligo di dare da mangiare per primi agli animali lo si impara dal versetto in Devarìm (11:15) dove è scritto: “e darò foraggio nel tuo campo per i tuoi animali e mangerai e ti sazierai” dove gli animali precedono gli esseri umani. L’affermazione che quando si tratta di bere gli essere umani hanno precedenza nei confronti degli animali necessita una spiegazione. R. Epstein cita le Tossefòt nei trattati Pesachìm (107b) e Nazìr (23a) che affermano che talvolta gli uomini mangiano anche quando non hanno molta fame, ma quando bevono, lo fanno solo quando hanno sete. Pertanto quando si tratta di bere perché si ha sete non è appropriato fare soffrire un essere umano e dare da bere prima agli animali, perché per lenire le sofferenze gli uomini hanno precedenza nei confronti degli animali. Non è cosi invece quando si tratta di mangiare perché gli esseri umani non sono sempre affamati e possono aspettare fino a quando si è dato da mangiare agli animali.

Un’altra fonte del divieto della Torà di fare soffrire gli animali viene citata nell’opera Chizkuni di R. Chizkiyà ben Manoach (Francia, XIII secolo). L’autore scrive che questa halakhà la si impara dal versetto  dove è scritto : “Non arare con un toro e un asino aggiogati insieme” (Devarìm, 22:10). Il motivo della proibizione è appunto di non fare soffrire l’asino. Mentre i due animali arano aggiogati insieme, il toro rumina e l’asino digiuna e soffre vedendo il toro che mastica.  Una spiegazione simile viene data dall’autore del Sèfer Hachinùch (Barcellona, XIII secolo, mitzvà 550) che scrive: “Uno dei motivi della mitzvà è la proibizioni di fare soffrire gli animali perché è risaputo che gli animali soffrono quando sono costretti a stare con animali di diversa specie; a maggior ragione quando sono costretti a lavorare insieme”.

Incidentalmente R. Eliyahu Benamozegh (Livorno, 1823-1900) in Em La-Mikrà confuta la teoria di Darwin scrivendo che questo versetto mostra chiaramente che la Torà insegna che le specie animali sono distinte l’una dall’altra in permanenza ed ogni specie ebbe inizio separatamente dalla Creazione.

Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) afferma che la proibizione biblica di fare soffrire gli animali deriva dal versetto nel quale l’angelo dice a Bil’am: “Perché hai percosso la tua asina”? (Bemidbàr, 22:32). Egli aggiunge che questa proibizione ha lo scopo di far sì che gli esseri umani non siano crudeli e non facciano soffrire senza alcuna utilità  e che quindi siano gentili e misericordiosi anche con gli animali, eccetto in caso di bisogno. Pertanto ci è proibito uccidere animali per crudeltà o per sport. Da qui si evince che il Maimonide sostiene che dalla Torà si impara che la caccia sportiva è proibita. 

              

A cura di Donato Grosser

            

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