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Parashà di Chukkàt: R. Benamozegh svela qualcosa sulla vacca rossa

in: Blog/News | Pubblicato da: Ufficio Stampa

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La parashà inizia con queste parole: L’Eterno parlò a Moshè e ad Aharon dicendo: “Questo è il decreto della Torà (chukkàt ha-Torà) che l’Eterno ha comandato dicendo: parla ai figli d’Israele e prendano per te una vacca completamente rossa (temimà) che non ha alcun difetto (ashèr en ba mum) e sulla quale non sia stato messo il giogo” (Bemidbàr, 19:1-2).

R. Yosef Albo (Spagna, 1380-1444) nel Sèfer ha-‘Ikkarìm (III,25) polemizza con Girolamo (IV-V sec. E.V.) che nella Volgata tradusse erroneamente “temimà” con le parole “senza difetto” e sottolinea che “temimà” si riferisce al colore della vacca che doveva essere completamente rosso. Il requisito che l’animale fosse senza difetti è espresso dalle parole “ashèr en ba mum”.

Rashì (Francia, 1040-1105) commenta: “Poiché le nazioni del mondo scherniscono Israele chiedendo quale sia il motivo di questa mitzvà, la Scrittura ha usato la parola “decreto”, sul quale non si deve discutere”.

R. Gerard Touaty in Segulat Israel (n. 13) scrive che questo precetto aveva come ragion d’essere la purificazione di un individuo che aveva avuto un contatto diretto o indiretto con un morto. Per fare ciò doveva essere asperso con qualche goccia proveniente da un miscuglio di cenere di una vacca rossa con dell’acqua. Il carattere incomprensibile di questa mitzvà viene messo in evidenza dal fatto che l’uomo che si occupava di raccogliere le ceneri della purificazione diventava impuro a sua volta. In altre parole, la vacca rossa rendeva puri gli impuri e impuri i puri.

R. Mordechai Ha-Kohen (Zefat, 1523-1598, Aleppo) in Siftè Kohen scrive che la parola dell’Eterno fu diretta a Moshè e ad Aharon e da lì a tutto Israele. La mitzvà fu insegnata ad ognuno secondo la possibilità individuale di comprenderla e per questo la parola “dicendo” appare due volte. Egli cita il Midràsh Tanchumà dove è scritto che “e prenderanno per te” significa che l’Eterno rivelò a Moshè il motivo della mitzvà mentre per tutti gli altri rimaneva un decreto.

Perfino re Salomone riguardo al quale è scritto che era il più saggio di tutti gli uomini (Melakhìm, I, 5:11) non arrivò a comprendere il segreto della vacca rossa e disse: “Voglio essere saggio, ma la sapienza è lontana da me!” (Kohèlet, 7:23). R. Yosef Magrisso (Adrianopoli, XVIII secolo) in Me’Am Lo’ez fa notare che il valore numerico delle parole “vehì rechokà” (è lontana) è uguale al valore numerico delle parole “parà adumà” (vacca rossa).

R. Eliyahu Benamozegh (Livorno, 1823-1900) nel suo commento Panìm la-Torà cita il versetto: “E prenderanno per te una vacca rossa” e commenta: “La superfluità della parola “elèkha” (per te) viene spiegata bene dai maestri: il motivo della mitzvà della vacca rossa non fu rivelato altro che a Moshè e non c’è dubbio che nonostante che ci siano opinioni che le mitzvòt non richiedano “kavanà” (comprensione di quello che si sta facendo) in ogni caso (anche secondo queste opinioni) si osserva meglio la mitzvà quando chi la compie lo fa con la giusta intenzione. Sotto questo aspetto la mitzvà della vacca rossa si distingue da tutte le altre mitzvòt e dai korbanòt (sacrifici) in particolare, per ognuno dei quali il Kohen o chi lo offre devono avere la kavanà appropriata.  Per quanto riguardo la vacca rossa sarebbe stato impossibile compiere la mitzvà con la kavanà appropriata perché nessuno ne conosceva il motivo se non fosse stato per Moshè che lo conosceva. Così si spiega perché nella parashà sia scritto “e prenderanno per te”: perché anche se altri si occupavano di fare quanto prescritto con la vacca rossa, esso lo facevano basandosi su Moshè che conosceva il motivo della mitzvà.

Di Donato Grosser

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