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Parashà di Mattòt: Come si vince in guerra

in: Blog/News | Pubblicato da: Ufficio Stampa

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Nella parashà precedente l’Eterno parlò con Moshè e gli disse: “Tratta ostilmente i midianiti e colpiteli poiché vi hanno molestato con le loro astute vicende riguardanti Pe’or e Cosbì, figlia di un re di Midian che fu uccisa nel giorno della piaga conseguente all’affare di Pe’or” (Bemidbàr, 26:17-18). 

Rashì (Francia, 1014-1105) commenta: “[i midianiti] prostituirono le loro figlie per fare peccare gli israeliti nel culto idolatrico di Pe’or”. Nelle parashà di Mattòt (31:2), Rashì aggiunge: “Non sono compresi i Moabiti [non fu fatta loro guerra], perché costoro fecero quello che fecero per timore degli israeliti […] mentre i midianiti si inserirono in una questione con la quale non avevano nulla a che fare”.

Nella parashà di Mattòt l’Eterno diede ordine a Moshè di fare guerra a Midian e Moshè disse al popolo di arruolare mille volontari per tribù per un totale di dodicimila combattenti (ibid., 31:4) sotto il comando di Pinechàs con gli oggetti sacri e le trombe. La guerra contro Midian fu un successo totale e i generali dell’esercito fecero rapporto a Moshè dicendo di avere contato i combattenti ritornati dalla guerra e che non ne mancava neppure uno.

R. Yosef Shalom Elyashiv (Lituania, 1910-2012, Gerusalemme) in Divrè Aggadà (p. 321) cita il Talmud babilonese (Sanhedrin, 49a) dove è scritto che se non fosse stato per merito di David, [il suo generale] Yoàv non avrebbe potuto far guerra. Rashì spiega: “Se non fosse stato per David che si occupava di Torà, Yoàv non avrebbe potuto far guerra; e fu il merito di David che sostenne Yoàv durante le guerre di David”.

R. Elyashiv scrive che una cosa simile avvenne durante la guerra contro Midian. Egli cita il Midràsh (Bemidbàr Rabbà, 22:2) dove i maestri dissero che per la guerra contro Midian vi furono tremila uomini per ogni tribù: dodicimila a fare la guardia, dodicimila a fare tefillà (preghiera) e dodicimila a combattere. E, aggiunge rav Elyashiv, il successo in questa guerra era assicurato perché avevano ricevuto l’ordine dall’Eterno di combattere contro Midian. Eppure per ogni combattente vi era un altro israelita che pregava per il successo nella guerra perché anche in una guerra vincente si ha bisogno di una grande misericordia divina. E in questo modo al ritorno dalla guerra non ne mancò neppure uno. Ed anche oggi (r. Elyashiv diede questa derashà negli anni Cinquanta) quando Israele è in stato di guerra e non abbiamo gli oggetti sacri come l’Aron Hakòdesh (l’arca santa) e il frontale del Kohèn Gadòl (sommo sacerdote) da mandare con i combattenti come ai tempi di Pinechàs, il pericolo è molto grande e per ogni gruppo di soldati che vanno in guerra sarebbe necessario arruolare dieci volte tante persone che preghino e che si  dedichino allo studio della Torà perché la Torà serve da protezione, come è scritto nel Talmud (Sotà, 21a).  Ed ora che il popolo d’Israele è circondato da nemici e si trova in uno stato continuo di guerra per la sua sopravvivenza, abbiamo noi rinforzato il nostro studio della Torà? Chissà se possiamo dire che [abbiamo  studiato abbastanza e] non siamo responsabili per il sangue dei nostri fratelli!  

R. Eliyahu Benamozegh (Livorno, 1823-1900) in Panìm La-Torà (Bemidbàr, p. 61a) si chiede per quale motivo se l’ordine di fare guerra fu dato dall’Eterno a Moshè, invece di Moshè la guerra fu condotta da Pinechàs. Per rispondere a questa domanda r. Benamozegh cita l’opera Kelì Chemdà (Venezia, 1594) nella quale R. Shemuel Laniado (Aleppo, 1530?-1605) scrive che prima della guerra sul campo di battaglia bisognava vincere la guerra spirituale; fu questa guerra vinta da Moshè che permise la vittoria terrestre.

Nei Divrè Ha-Yamìm (Cronache, II, 17:7-10) è raccontato che Yehoshafàt (Giosafat) re della Giudea mandò un gruppo di saggi e con loro anche leviti e kohanìm a insegnare Torà nelle città delle Giudea. E a seguito di questo è scritto: “Il terrore dell’Eterno si diffuse per tutti i regni dei territori che circondavano la Giudea e così essi non fecero guerra a Yehoshafàt” ed anzi gli portarono tributi. Rashì commenta: “E il terrore dell’Eterno si diffuse per tutti i regni circostanti: Per merito del fatto che studiarono Torà”.

Di Donato Grosser

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