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Parashà di Nassò: Il nazireo, santo o peccatore?

in: Blog/News | Pubblicato da: Ufficio Stampa

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L’Eterno disse a Moshè: “Parla agli Israeliti e riferisci loro: quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi all’Eterno, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti…” (Bemidbàr, 6:1-3.  Il nazireo doveva astenersi anche da uva e derivati e non poteva tagliarsi i capelli. Inoltre gli era proibito rendersi  impuro venendo a contatto con dei cadaveri come era la regola per il Kohèn Gadòl.  Nel caso in cui qualcuno morisse all’improvviso vicino al nazireo, che diventava così impuro, il nazireo doveva interrompere il suo nazireato, rasarsi la testa e portare due tortore o due colombe come sacrificio, una come olocausto e l’altra come sacrificio di espiazione “per la colpa nella quale era incorso” (ibid., 11).

Rashì (Francia, 1140-1105) nel suo commento scrive che la sua colpa era che “Non era stato attento dal rendersi impuro con un morto”. E citando il Talmud babilonese (Nazìr,19a)  aggiunge: “R. El’azar il Kappar dice: perché si afflisse astenendosi dal vino”. Da questa affermazione appare che il nazireo abbia commesso una colpa nell’astenersi dal vino. Altri commentatori offrono invece delle spiegazioni che sottolineano la kedushà del nazireo e non la sua colpa.

Il Nachmanide (Girona, 1192-1270, Acco) nel suo commento scrive che il motivo per cui il nazireo deve portare un sacrificio di espiazione è che dopo essersi elevato [a un livello di kedushà superiore] egli torna a rendersi impuro con i desideri mondani invece di rimanere a un alto livello di kedushà per il resto della sua vita.

  1. Yosèf di Trani (Safed, 1568-1639, Costantinopoli) in un responso (Responsi Maharit, I:53-54) al suo contemporaneo  R. Yechièl Bassan afferma che il nazireo facendo questo voto adotta un livello di kedushà che non è compatibile con le attività che gli sono proibite.
  2. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) nel suo commento alla Torà si sofferma su quello che il nazireo deve fare al termine del nazireato.  Nella Torà è scritto: “Questa è la legge del nazireato; quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, egli porterà se stesso [iavì otò] all’ingresso della tenda del convegno…” (Ibid., 13) dove il nazireo doveva portare dei sacrifici e rasarsi definitivamente la testa.  Sulla espressione “egli porterà se stesso”  R. Sforno afferma che in genere quando si conduce una persona presso qualcuno che lo introduce a qualcosa di nuovo, quest’ultimo è di rango più elevato. Per esempio, colui che è affetto da‘tazara’atper purificarsi viene condotto dal Kohèn; il servo che rinuncia a essere liberato dopo sette anni viene condotto dai giudici. Tuttavia nel caso del nazireo alla conclusione del periodo di nazireato, non vi è nessuno più onorato di lui che lo possa scortare e pertanto la Torà scrive che il nazireo “deve portare se stesso”.

Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nella Guida dei Perplessi (III:33) tocca l’argomento del nazireo scrivendo: “Similmente una delle intenzioni della Torà è la purità e la kedushà.   “[…] e rinunciare a bere vino costituisce kedushà come è detto riguardo al nazireo «Egli sarà kadòsh”. Tuttavia il Maimonide stesso nel Mishnè Torà (Hilkhòt De’òt, 3:1) toccando l’argomento del nazireo ne dà un descrizione diversa: “Se qualcuno dicesse che invidia, desiderio ed onore e cose simili sono cattive strade che portano l’uomo la di fuori dal mondo, e che pertanto ci si deve allontanare  da esse del tutto e andare all’estremo opposto evitando di cibarsi di carne, di bere vino, di prendere moglie, di abitare in una bella casa e di vestirsi bene, ma invece di vestirsi di sacco e di lana di bassa qualità e cose simili come fanno i sacerdoti idolatri, anche questa è una pessima strada.  È proibito comportarsi in questo modo e chi lo fa è chiamato peccatore. [La prova di questo] è che la Torà dice del nazireo «E chiederà espiazione per la colpa in cui era incorso». I Maestri dissero che se un nazireo che si è solo astenuto dal vino necessita espiazione, a maggior ragione [è colpevole] chi si astiene da ogni cosa”. In conclusione, essere santi non è facile perché coloro che rinunciano in modo eccessivo alle cose del mondo possono diventare dei peccatori.

Donato Grosser

 

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