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Parashà di Nòach: La base di tutte le trasgressioni

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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La parashà  di Bereshìt  termina con queste parole: “Ora l’Eterno vide che la malvagità dell’uomo sulla terra stava aumentando. Ogni impulso dei suoi più reconditi pensieri era solo e sempre per il male. E l’Eterno si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuore. Così l’Eterno disse: sterminerò l’umanità che ho creato dalla faccia della terra, uomo, bestiame, rettili e uccelli del cielo. Mi sono pentito di averli creati. E Noè trovò grazia agli occhi dell’Eterno” (Bereshìt, 6:5-8).

Questi versetti sono il preludio al Diluvio. R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) nel suo commento afferma che anche se Nòach (Noè) stesso era un uomo giusto, egli non si diede da fare per influenzare il resto della sua generazione a seguire l’Eterno e a comportarsi in modo corretto. Di conseguenza avvenne la distruzione portata dal Diluvio quando “La terra divenne corrotta davanti a Dio e si riempi di “chamàs” (ibid., 11).         

Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento afferma che “chamàs” significa “furti, ruberie” e a questo proposito cita un versetto dal libro del navì (profeta ) Yonà (Giona) dove il Re di Ninive sotto la minaccia della distruzione della città annunciata dal profeta, diede questo ordine alla popolazione: “… ognuno si penta della sua condotta malvagia e di quello che ha rubato di cui è in possesso. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!” (Yonà, 3:8-9).

Lo stesso Rashì cita il Talmud babilonese (Sanhedrin, 108a) dove i Maestri insegnano che nonostante tutta la depravazione della generazione del Diluvio, il decreto finale di distruzione fu firmato per via delle ruberie.

R. Gedalià Schorr (Galizia, 1910-1979, Brooklyn, nella foto con la moglie davanti al Kotel) nell’opera Or Gedalyahu (p. 15) commenta che nei Midrashìm è raccontato che la generazione del Diluvio era colpevole di avere commesso adulterio, idolatria e spargimento di sangue, trasgressioni molto più gravi delle ruberie Il motivo per cui il decreto finale della distruzione con il Diluvio venne a seguito delle ruberie, è che la base di tutte le trasgressioni è appropriarsi di ciò che non ci spetta.

Schorr cita R. Yitzchàk Meir Alter, rebbe di Gur (Polonia, 1799-1866) che nella sua opera Chiddushè Ha-Rim fa notare che nella parashà di Nassò (Bemidbàr, 5:5-8), la mitzvà di confessare i propri peccati (vidduy) per fare Teshuvà, è appaiata alla trasgressione di derubare il proselita. Tanto grave è il furto che dalla trasgressione di derubare si impara la mitzvà della confessione per tutte le altre trasgressioni della Torà.

Apparentemente il Rebbe di Gur prese spunto dal  Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) che deriva la mitzvà  della Teshuvà da questo passo. Il Maimonide scrive: “Se una persona ha trasgredito delle mitzvòt della Torà, sia prescrittive (cioè di fare) che proscrittive (cioè di non fare), sia di proposito che in errore, quando farà teshuvà e si pentirà del suo peccato, è obbligato a confessare al Signore Benedetto, come è detto: Sia uomo che donna che abbiano commesso un peccato […] lo confesseranno” (Mishnè Torà, Hilkhòt Teshuvà, 1:1).  

Schorr spiega che l’appropriazione indebita è la base di tutte le trasgressioni perché l’Eterno ha dato agli esseri umani le risorse per mettersi al Suo servizio. I Maestri nel Talmud babilonese (Berakhòt, 6b) insegnano che lo scopo della creazione dell’uomo è di dare onore al Creatore e di far sì che grazie all’opera dell’uomo scaturisca onore al Creatore da tutto il creato. Quando gli esseri umani usano le loro risorse in modo contrario alla volontà divina commettono un atto di appropriazione indebita, perché usano le risorse date loro dall’Eterno in modo inappropriato. Questo è anche il motivo per cui nella tefillà, preghiera, di Ne’ilà, che conclude le tefillòt del giorno di Kippur, chiediamo all’Eterno di far sì che possiamo astenerci dal tenere in nostro possesso ciò che non ci appartiene. Questo è un riferimento alla risorse che l’Eterno ci ha dato, che  se non usate nel modo che l’Eterno ci ha comandato, costituiscono un’appropriazione indebita.

Da qui si può comprendere come la base dei peccati della generazione del Diluvio fosse l’espansione sfrenata  del male, al punto che non esisteva più nessun limite neppure nei rapporti tra esseri umani. Ed anche il fatto che il peccato principale fosse l’adulterio derivava dalla mancanza da parte degli esseri umani di saper limitare i propri desideri. Questo è il motivo per cui il decreto finale della distruzione delle generazione del Diluvio fu firmato per via del “chamàs” che è la mancanza di rispetto di ogni limite. 

                        

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