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Il commento della settimana: Parashà di Shofetim – La mitzwà di avere un sistema giudiziario

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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La parashà di Shofetim inizia con le parole: “Nominerai in ogni tua porta giudici e ufficiali giudiziari” (Devarìm, 16:18).

In questo versetto viene usata la parola “Porta” perché  i tribunali si riunivano alle porte della città che erano un luogo pubblico dal quale passavano gli abitanti quando uscivano di giorno in giorno per andare al lavoro nei campi.

Questa mitzwà prescrive di nominare giudici e ufficiali giudiziari che facciano si che il popolo osservi le leggi della Torà.  Il Sèfer ha-Chinùch (di autore anonimo di Barcellona, XIV secolo E.V.), che elenca e riassume le 613 mitzwòt della Torà, scrive che nella Terra d’Israele in ogni città di sufficienti dimensioni  bisogna nominare ventitrè giudici, nei centri minori tre giudici,  e a Gerusalemme il Grande Sinedrio di settanta saggi con a capo il Nassì.

Dopo la distruzione del Bet Ha-Miqdàsh (Santuario) di Gerusalemme per mano dell’imperatore Tito, il Sinedrio non potè più riunirsi a Gerusalemme (in effetti si era già trasferito altrove circa quarant’anni prima della distruzione della città). Il Sinedrio era il tribunale supremo al quale ci si rivolgeva quando i tribunali regionali non erano in grado di risolvere delle questioni, e anche, come spiega R. ‘Ovadià Sforno (Shemòt, 18:21-22) quando dei contendenti portavano una causa in appello (un articolo sull’argomento è stato scritto da Gavriel Ravenna in Segulat Israel, 5770, N. 8, pp. 81-88).

Oltre ai giudici e agli ufficiali giudiziari, il cui compito era quello di fare si che le decisioni  dei giudici fossero rispettate e messe in pratica, l’autore del Sèfer Ha-Chinùch scrive che venivano nominati anche degli ispettori (Nogsim) che giravano nei mercati per verificare che gli affari fossero condotti in modo onesto.

La mitzwà  di nominare dei giudici vale per tutti i tempi anche nella Diaspora. Infatti nelle dispute tra israeliti è obbligatorio rivolgersi ai tribunali ebraici in modo che le decisioni siano basate sulle leggi  della Torà.

Rivolgersi a tribunali civili invece che ai tribunali rabbinici nelle questioni tra israeliti è considerata una grave trasgressione. Rav Alberto Somekh di Torino in un suo articolo dal titolo Dinà De-Malkhutà (La legge del Stato, in Segulat Israel, 5770, N. 8, pp. 39-60) cita il commento Mishnà Berurà allo Shulchàn ‘Arùkh (O.C., 581:1) che afferma: “Chi si è rivolto ai tribunali dei Gentili non è adatto a essere ufficiante perRosh ha-Shanà e Yom Kippur fino a quando non abbia fatto Teshuvà”.

Nel codificare questa proibizione, lo Shulchàn ‘Arùkh aggiunge che essa vale anche se le due parti  sono d’accordo nel portare la causa dinanzi al tribunale civile. Una spiegazione della proibizione viene data da R. Shelomò Ben Aderet (Spagna, 1235-1310): se ci si rivolge ai tribunali non ebraici si finisce per abrogare di fatto le leggi della Torà e si sostituirsce il diritto ebraico con un altro sistema di leggi. Vi sono tuttavia delle eccezioni per le quali è tuttavia necessario ottenere il nulla osta dal tribunale rabbinico locale. Rashi nel suo commento alla Torà (Devarìm, 32:31) afferma che chi porta le cause tra ebrei davanti ai tribunali dei Gentili commette un Chillùl Hashem (profanazione del Nome di Dio).

Perché chi si rivolge ai tribunali dei Gentili in una causa con un altro ebreo non può fungere da chazan di Rosh Ha-Shanà e di KippurR. Feivel Cohen di Brooklyn spiega che a Rosh Ha-Shanà, se così si può dire, il Santo Benedetto organizza il tribunale Celeste e i figli d’Israel si radunano nelle sinagoghe ad implorare il Giudice Supremo affinché li perdoni per le trasgressioni commesse durante l’anno. A coloro che si sono rivolti ai tribunali dei Gentili viene detto: “Quando avevi una questione commerciale con un tuo fratello invece di venire dai Miei Giudici hai preferito cercare una soluzione presso i Giudici dei Gentili. Ora che vieni a chiedere di essere perdonato dei tuoi peccati, ti rivolgi al Mio tribunale?”.

Nella preghiera di ogni giorno diciamo “Ripristina i nostri giudici come in antico”. Sia volontà del Signore che venga ricostituito il Sinedrio e tutto il popolo d’Israele possa tornare nella sua Terra con il suo sistema giudiziario.

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