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Parashà di Vaishlàkh: il giusto tributo alla vecchia nutrice

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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La parashà racconta le peripezie  del nostro patriarca Ya’aqòv nel suo viaggio di ritorno da Charàn, dopo aver concluso un patto di non aggressione con il suocero Lavan che lo aveva inseguito e raggiunto alle montagne di Gil’ad. Avvicinandosi ad Eretz Israel, la parashà racconta dell’incontro con il fratello Esaù, poi della disgrazia che avvenne a Shekhèm, quando la figlia Dina venne rapita e violentata dal figlio del Re, e della conseguente reazione dei fratelli di Dina per liberarla.

Un episodio trattato in un solo versetto è quello della morte e della sepoltura di Devorà (Debora), la nutrice di Rivqà, nel quale è scritto: “Devorà, nutrice di Rivqà, morì e fu seppellita a sud di Betel sotto l’altopiano e [Ya’aqov] lo chiamò Altopiano del Pianto” (Bereshìt – Genesi, 35:8).

Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento alla Torà si chiede come mai Devorà si trovasse con la famiglia di Ya’aqòv. Infatti, quando Rivqà era stata accompagnata da Eli’ezer, il fedele servo di Avraham, da Charàn a Beer Sheva’ come moglie destinata a Yizchàq, erano venute con lei anche la nutrice Devorà e le sue ancelle. Ci si sarebbe quindi aspettati di trovare Devorà a Chevròn insieme con Rivqà. Rashì, citando R. Moshè ha-Darshan, scrive che quando Rivqà aveva ordinato a Ya’aqòv di partire velocemente da casa e di andare da suo fratello Lavàn, gli aveva anche detto che quando l’ira del fratello Esaù sarebbe passata lei lo avrebbe mandato a prendere. Ed ora aveva mandato proprio Devorà a chiamarlo e questo è il motivo per cui Devorà si trovava con Ya’aqòv.

Il Nachmanide (Catalonia, 1194-1270, Acco) nel suo commento afferma di non capire per quale motivo questo versetto appaia tra quello che precede (“E Ya’aqòv chiamò il luogo El-Betel”) e quello che segue (“E Dio apparve ancora a Ya’aqòv”), che sono l’uno la continuazione dell’altro. Egli risponde che la spiegazione più ragionevole è quella dei Maestri che affermano che in questo versetto vi è un accenno alla morte di Rivqà. Il posto fu chiamato “Altopiano del Pianto” perché Ya’aqòv pianse quando in quel luogo gli arrivò la notizia della morte della madre Rivqà contemporaneamente alla morte di Devorà. Per questo Dio gli apparve e lo benedisse per consolarlo, come aveva fatto a suo padre Yitzchàq dopo la morte di Avrahàm. Se Rivqà fosse stata viva, la Torà avrebbe scritto che Ya’aqòv tornò da suo padre e da sua madre e invece viene solo menzionato il padre. Il motivo per cui la morte e il seppellimento di Rivqà non sono menzionati nella Tora è che non sarebbe stato decoroso per Rivqà menzionare il fatto che fu seppellita dai Hittiti che abitavano a Chevròn. Infatti il figlio Ya’aqòv era lontano, il marito Yizchàq era cieco e non usciva di casa ed Esaù non sarebbe venuto perché provava astio nei confronti della madre per avere aiutato Ya’aqòv a prendere il suo posto nel ricevere la benedizione paterna.

Il Nachmanide aggiunge che è poco probabile che Rivqà mandasse la sua vecchia nutrice a intraprendere il lungo viaggio da Chevròn fino a Charàn in Mesopotamia per chiamare Ya’aqòv e suggerisce invece che Devorà, dopo aver accompagnato la giovane sposa Rivqà in Eretz Israel novantacinque  anni prima, fosse ritornata a Charàn da Lavan. Ed ora che Ya’aqòv era partito da Charàn con mogli e figli per tornare a Chevròn dal padre Yitzchàq, egli aveva preso con sé la vecchia nutrice della madre per poter prendersi cura di lei in segno di riconoscenza per quello che lei aveva fatto per sua madre Rivqà.

Rav Eli’ezer Ashkenazi (1512-1585, Cracovia), che fu rav a Cremona, nel suo commento Ma’asè Hashem scrive che la Torà non menziona mai la morte delle donne eccetto nei casi connessi ad un altro avvenimento: la morte di Sara è menzionata per via dell’acquisto da parte di Avrahàm della grotta di Makhpellà; quella di Rachèl perché morì durante il parto e perché chiamò il figlio Ben Oni; la morte di Miriam viene menzionata perché il pozzo d’acqua che aveva accompagnato gli israeliti nel deserto scomparì dopo la sua morte; e la morte di Devorà viene menzionata perché l’altopiano venne chiamato “Altopiano del Pianto”.

Rav Yosef Dov Soloveitchik (Belarus, 1903-1993, Boston) si chiede per quale motivo la morte di Devorà, nutrice di Rivqà, sia così importante da venire menzionata nella Torà quando la Torà non menziona neppure la morte di Rivqà stessa. Egli risponde (in Daròsh Daràsh Yosef, p. 62-63) che Devorà era stata la precettrice di Rivqà e aveva infuso in lei le superiori doti di carattere e i valori morali che avevano fatto di Rivqà la persona adatta a diventare moglie di Yizchàq. Non bisogna infatti dimenticare che Lavàn era un idolatra e così pure il resto della famiglia.

Rav Soloveitchik (Messoràt Harav, p. 260-1) aggiunge che Devorà abitava a Charàn, la città dalla quale il patriarca Avrahàm partì con i suoi seguaci che aveva convertito al monoteismo. Anche Devorà apparteneva al movimento monoteistico fondato da Avrahàm e di conseguenza Rivqà aveva assorbito da lei le idee di Avrahàm. Era stata proprio Devorà ad aver fatto di Rivqà la persona in grado di prendere il posto della matriarca Sara. Menzionarne la morte e il seppellimento era il giusto tributo alla vecchia nutrice.

Donato Grosser

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