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Parashà di Vayèshev: Yosef, uomo del destino

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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Van Gogh covoni di grano

Yosef era nato a Charan in Mesopotamia, alla fine dei quattordici anni nei quali Ya’aqov aveva lavorato presso Lavan suo zio. Lavan, consapevole di essere diventato ricco grazie all’opera di Ya’aqov, lo convinse a rimanere con lui più a lungo. Dopo altri sei anni presso Lavan, durante i quali anche Ya’aqov si arricchì, Ya’aqov lasciò Charan per tornare a Chevron dai suoi genitori. Yosef aveva sei anni ed era il più giovane dei figli di Ya’aqov. Suo fratello minore Binyamin sarebbe nato a Betlechem, a pochi chilometri da Chevron, e la madre Rachel non sarebbe sopravvissuta al parto. All’arrivo a Chevron, Yosef doveva avere quasi otto anni. La Torà non ci racconta nulla di cosa avvenne in questi dieci anni a Chevron fino a questa parashà, nella quale è scritto: “Queste sono le cronache di Ya’aqov. Yosef a diciassette anni pascolava il gregge con i suoi fratelli e lui, ancora ragazzo, stava con i figli di Bilhà e Zilpà, mogli di suo padre, al quale raccontava gli errori dei fratelli. Ya’aqov amava Yosef più di tutti i suoi figli perché gli era nato nella sua vecchia età e gli fece una tunica colorata” (Bereshìt – Genesi, 37:2-3).

R. Moshè Alshekh (Adrianopoli, 1508-1593, Safed) nel suo commento Toràt Moshè  riguardo al fatto che nella Torà è scritto che Yosef passava il tempo con i figli di Bilhà e Zilpà, mogli di suo padre, fa notare che Bilhà e Zilpà erano rispettivamente le ancelle di Lea e di Rachel che Ya’aqov aveva sposato su richiesta delle mogli quando queste non erano state in grado di concepire. Nonostante ciò la Torà le chiama “mogli” per farci sapere che Yosef non era affatto arrogante e proprio lui, figlio della moglie principale Rachel, trattava i fratelli, figli delle ancelle, da pari, mentre, come racconta il Midràsh, i figli di Lea li trattavano come “i figli delle serve”.

R. ‘Ovadyà Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) nel suo commento alla Torà spiega che  nonostante Yosef fosse più giovane dei suoi fratelli adulti (Binyamin era ancora un bambino di 11 anni), a soli diciassette anni era già il manager dell’azienda di famiglia e istruiva i fratelli nelle tecniche di allevamento e della cura del gregge. Nonostante fosse assai intelligente, era ancora un ragazzo e peccò nel raccontare al padre gli errori dei fratelli senza rendersi conto di quello che avrebbe causato. Se è pur vero che in Egitto “egli insegnò ai suoi anziani la sapienza” (Tehillìm – Salmi, 105:22), ora era ancora immaturo. Infatti i nostri Maestri insegnano che “nei giovani non c’è consiglio” (Talmud babilonese, trattato Shabbàt, 89b). Yosef accusava i fratelli di trascurare il gregge e di non prendersene cura come dovevano, perché  il gregge era l’attività che generava la maggior parte del reddito famigliare. Il padre gli fece una tunica colorata come segno che sarebbe stato il leader in casa e nei campi.

R. Ya’aqov Kamenetzky (Lituania, 1891-1986, New York) nel suo commento Emèt Le-Ya’aqov (p. 191) menziona che nella traduzione aramaica di Onkelos le parole “ben zequnim” non sono tradotte “figlio della sua vecchiaia” bensì “bar chakhim” che significa “intelligente, sapiente”, perché il figlio della sua vecchiaia era Binyamin(da cui è nata l’espressione “il beniamino della famiglia”). Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento aggiunge che Ya’aqov aveva insegnato a Yosef “tutto quello che aveva imparato da Shem (Sem figlio di Noè) e da ‘Ever (figlio di Sem, da cui deriva la parola ebreo)”. R. Kamenetzky spiega che l’insegnamento di Shem e di ‘Ever era diverso da quello di Avraham e di Yitzchàq. Shem ed ‘Ever avevano insegnato come vivere tra persone malvage e saper ugualmente rimanere giusti e questo insegnamento era cruciale per l’esilio che era stato profetizzato ai discendenti di Avraham. L’insegnamento di Avraham e di Yitzchàq non sarebbe stato sufficiente perché essi vivevano appartati e non venivano influenzati dalla società circostante.

R. Shimshon Refael Hirsch (Amburgo, 1808-1888, Francoforte) commenta che Yosef era rimasto orfano a sei anni ed era cresciuto senza una madre e senza la compagnia di un fratello (Binyamin era appena nato). Egli non si sentiva a casa con i figli di Lea che erano di età maggiore della sua. Pertanto era cresciuto in compagnia dei figli delle ancelle, che nonostante fossero diventate mogli del padre a tutti gli effetti, non avevano mai perso il loro senso di inferiorità. Forse proprio per questo Yosef, il futuro leader, stava bene in compagnia con loro, che anche se più vecchi di lui gli erano inferiori nel rango. Nonostante la sua mancanza di maturità, Ya’aqov vedeva in Yosef, con la sua eccezionale personalità, il migliore dei suoi figli e il suo erede spirituale. Infatti nel suo primo sogno Yosef vide dei covoni nel campo “e quando il mio covone si alzava diritto i vostri covoni gli si facevano intorno e si prostravano al mio covone” (ibid., 7). R. Hirsch commenta che questo è un perfetto ritratto di un individuo isolato che è superiore a tutti i fratelli e si trova in quella situazione suo malgrado. È anche interessante notare che gli oggetti nel sogno di Yosef sono dei covoni di grano. L’agricoltura non era l’occupazione dei fratelli. Essi erano pastori. Il loro destino di diventare una nazione di agricoltori era ancora lontano. Se l’agricoltura era nei pensieri di Yosef tanto da sognare di essa, poteva essere solo perché suo padre gli aveva insegnato che il  futuro destino della famiglia era di diventare una nazione agricola in Eretz Israel.

Donato Grosser 

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