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Il commento della settimana: Parashà Ki Tetzè – L’ufficio oggetti smarriti

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Rav Yosef Shalom Elyashiv zz’l (1910-2012) in una delle sue derashòt alla parashà di Ki Tetzè (Divrè Agadà, p. 358) afferma:

“Quando esisteva il Bet Ha-Miqdàsh (il Santuario di Gerusalemme) gli israeliti si riunivano a Gerusalemme tre volte all’anno [in occasione delle tre feste di  Pesach, Shavuot Sukkot]. Nella città vi era un luogo chiamato Even Ha-To’èn, dove si dava avviso degli oggetti smarriti.

Il Talmùd babilonese nel trattato Bavà Mezi’à (28b) racconta che “tutti coloro che avevano smarrito un oggetto andavano li e cosi pure coloro che ne avevano trovati. Quest’ultimi ne davano avviso e i proprietari davano i segni di identificazione di quello che avevano perduto e lo recuperavano”. Da quando il Bet Ha-Miqdàsh fu distrutto (che venga ricostruito presto nei nostri giorni), fu deciso che gli avvisi [degli oggetti smarriti] venissero fatti nelle sinagoghe e nelle case di studio (Batè Midrashòt)”.

Questa usanza di avvisare di aver trovato un oggetto smarrito, deriva da una mitzwà della Torà. Nella parashà Ki Tetzè è scritto (Devarìm, 22:1-4):

“Quando vedrai il toro e l’agnello del tuo fratello smarriti non dovrai disinteressartene; li dovrai invece restituire al tuo fratello. E se il tuo fratello non sta vicino a te o tu non lo conosci, li dovrai portare a casa tua e staranno presso di te fintanto che il tuo fratello ne faccia ricerca e allora glieli dovrai restituire. Così farai anche del suo asino, del suo vestito e di tutto ciò che il tuo fratello potrà perdere: non potrai disinteressartene”. [Traduzione da: Il Pentateuco 1960].

Non solo è cosa lodevole proteggere il prossimo da una perdita, ma è anche proibito fare finta di non accorgersene e disinteressarsene. Rav Moshe Feinstein (Russia 1895-1986 New York) nel suo commento Daròsh Daràsh Moshè chiede perché sia necessario che la Torà includa questa mitzwà. È possibile che qualcuno pensi di trattenere per sè qualcosa che non gli appartiene e che ignori un oggetto smarrito da un suo fratello? Rav Feinstein risponde che è si necessario perché l’egoismo e la pigrizia degli uomini fanno si che molte persone vogliano evitare il faticoso compito di cercare di trovare il proprietario.

Rav Shimshòn Refael Hirsch (Francoforte sul Meno, 1808-1888) nel suo commento alla Torà sottolinea che la mitzwà di restituire gli oggetti smarriti (Hashavàt Avedà) fa parte del principio di essere solidali nel proteggere le proprietà del prossimo.

A questa mitzwà è dedicato un capitolo talmudico di venticinque pagine intitolato Elu Metziòt (“Questi sono gli oggetti trovati”) nel trattatoBavà Metzi’àElu Metziòt è uno dei capitoli che fanno parte del curriculum di studi nelle yeshivòt per insegnare ai giovani le basi del vivere nella società secondo la Torà. Rav Hirsch citando il Talmùd (Bavà Metzi’à, 30a) spiega tuttavia che la proibizione di disinteressarsi della proprietà smarrita del prossimo non è assoluta. Infatti non è richiesto che un Cohen si renda impuro per recuperare un oggetto smarrito in un cimitero o anche che una persona anziana e distinta trasporti degli oggetti o degli animali rendendosi ridicolo. Nonostante ciò la Torà presume che una persona si debba comportare al di là della lettera della legge per aiutare il prossimo, anche se non farebbe la stessa cosa per sè stesso. Rav Hirsch cita il passo talmudico che ammonisce : “Gerusalemme fu distrutta perché [i suoi abitanti] non vollero comportarsi al di là della lettera della legge”.

Chi reclama di essere il proprietario di un oggetto smarrito deve dare “Simanim” ossia indicazioni che servano a identificarlo. Il capitolo “Elu Metziòt” comincia proprio con la domanda: “quali oggetti appartengono a colui che li trova e per quali bisogna invece dare avviso?”. (Tutta questa importante e interessante casistica è disponibile in italiano nella traduzione del trattato Bava Metzi’à a cura di Alfredo Mordechai Rabello pubblicata nel quadro del progetto Mishnà dall’Assemblea dei Rabbini d’Italia: redazione.mishna@libero.it).

Rav Elyashiv cita il passo talmudico che insegna che la restituzione degli oggetti smarriti va fatta anche se gli stessi oggetti vengono smarriti più volte dai proprietari perché nella Torà la parola “restituire” è raddoppiata (“restituire restituirai”). Egli aggiunge che se è così importante restituire le proprietà delle persone, quanto più importante è restituire le persone stesse a una completa vita secondo gli insegnamenti della Torà.

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