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Parashà Ki Tissà: Ricordati e non dimenticare quanto facesti adirare l’Eterno tuo Dio nel deserto

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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Nella parashà di Ki Tissà viene raccontato l’episodio del vitello d’oro e nel Deuteronomio (Devarìm, 9:7) è scritto: “Ricordati e non dimenticare quanto facesti adirare l’Eterno tuo Dio nel deserto”. Questo versetto è l’inizio di una lista di ammonizioni che continua con le parole di Moshè che dice: “Alla fine dei quaranta giorni e delle quaranta notti, l’Eterno mi diede le due tavole di pietra, le tavole dell’alleanza. Poi l’Eterno  mi disse: Scendi in fretta di qui, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dall’Egitto, si è traviato; presto si sono allontanati dalla via che io avevo loro indicata: si sono fatti un idolo di metallo fuso” (ibid, 11-12).

L’Enciclopedia Talmudica, che riassume l’argomento,  cita il Midràsh Toràt Kohanìm, all’inizio della parashà di Bechukotày, nel quale i Maestri chiedono come ci si deve ricordare del peccato del vitello d’oro. E spiegano che dal momento che è scritto  di  non dimenticare e si dimentica con la mente, quando è scritto di ricordare significa con la parola. Il Nachmanide (Gerona, 1194-1970, Acco) nelle sue glosse al Sèfer Ha-Mitzvòt del Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo), elenca questa ammonizione tra le mitzvòt che il Maimonide ha omesso nella lista delle 613 mitzvòt, scrivendo: “Ricordare a voce quello che capitò a Miriam quando fece maldicenza: e così pure nel ricordare quando facemmo adirare l’Eterno nel deserto”. Elazar ben Moshe Azikri (Ztefàt, 1533–1600) nel suo Sèfer Charedìm scrive che se siamo obbligati a ricordare il peccato dei nostri antenati nel deserto, a maggior ragione ognuno di noi  è obbligato a ricordare quello che ha commesso nel passato. E cosi pure è obbligo ricordare i peccati commessi dai nostri genitori e dagli antenati a noi vicini per osservare quanto scritto: “E confesseranno i loro peccati e quelli dei loro padri”(Vayikrà, 26:40).Va notato però che tutti i maggiori Maestri che elencarono le 613 mitzvòt della Torà, il Maimonide, l’autore del Sèfer Ha-Chinùch e R. Moshe di Coucy (1200-1260) autore del Sèfer Mitzvòt Gadòl,  non inclusero il ricordo del peccato del vitello d’oro in questo elenco. R. Yechiel Michal Epstein (Belarus, 1829-1908) nella sua opera ‘Arùkh Hashulchàn (Orach Chayim, 60) afferma che l’obbligo di ricordare i peccati commessi nel deserto era solo per la generazione degli israeliti che visse nel deserto, come si può capire dal contesto della parashà in Devarìm. Resta il fatto che nella maggior parte dei siddurìm della Tefillà (libri di preghiera) alla fine della Tefillàt Shachrìt (preghiera della mattina), vi è una lista di sei eventi da ricordare. In un siddùr all’inizio della lista è scritto:”I Maestri della Kabbalà scrissero che si recitino ogni giorno le sei Zekhiròt (eventi da ricordare) e in questo modo si avrà la promessa del mondo a venire”.   Quali sono gli eventi da ricordare che per molti sono diventati un’usanza giornaliera?  Il primo evento è quello dell’uscita dall’Egitto, come è scritto: “Affinché ricordi il giorno della tua uscita dall’Egitto tutti i giorni della tua vita”(Devarìm, 28:3). In effetti il ricordo dell’uscita dall’Egitto è un mitzvà della Torà che osserviamo due volte al giorno con la lettura dello Shema’. Il secondo è: “Ricorda il giorno del Sabato per santificarlo” (Shemòt, 20:8) e questa è una mitzvà che osserviamo ogni Shabbàt facendo il kiddùsh. Il terzo è il ricordo della Rivelazione del monte Sinai, come è scritto: “Soltanto guardati bene e sta molto attento a non dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto […] il giorno in cui ti presentasti davanti all’Eterno tuo Dio in Chorèv” (Devarìm, 4:9-10). Il quarto evento è quello del vitello d’oro e degli altri peccati compiuti nel deserto, come già menzionato. Il quinto è il ricordo della maldicenza commessa da Miriam come è scritto: “Ricorda quello che fece l’Eterno tuo Dio a Miriam nella strada quando usciste dall’Egitto” (Devarìm, 24:9). E il sesto evento è quello della parashà della scorsa settima, la parashà di Zakhòr, nella quale abbiamo letto: “Ricordati di quello che ti fatto ‘Amalèk” (Devarìm, 25:17).  R. Avraham Gombiner (Polonia, 1633-1683), uno dei grandi decisori halakhici e commentatori dello Shulchàn ‘Arùkh, spiegò che il motivo per cui non fu stabilito l’obbligo della lettura dei versetti che iniziano con le parole: “Ricordati e non dimenticare quanto facesti adirare l’Eterno tuo Dio nel deserto” come per il ricordo di ‘Amalèk, che è obbligo di leggere o di sentirne la lettura pubblica durante lo Shabbàt che precede Purìm, è che contengono parole di biasimo per Israele. Questo fu anche il motivo per cui Giuseppe Flavio nelle sue Antichità Giudaiche, un’opera apologetica per Israele, omise la menzione del vitello d’oro.

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