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Parashà di Ki Tissà, la colpa del mancato intervento

in: Ebraismo | Pubblicato da: Redazione

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Bowling Green BullDopo l’episodio del vitello d’oro ”Il Signore disse a Moshè (Mosè): Ho visto che questo popolo è di dura cervice [e non ascolta le ammonizioni]. Ora lascia che la Mia ira li distrugga e Io faccia di te un grande popolo” (Shemòt – Esodo, 32:9-10).

In questo momento di crisi Moshè pregò il Signore di risparmiare il popolo: “Perché adirarsi contro questo Tuo popolo che hai portato fuori dall’Egitto con grande potenza e forte mano?  Perché far sì che gli egiziani dicano che (Dio) li ha condotti con intento malvagio per ucciderli sui monti ed eliminarli dalla faccia della terra? ..  Ricorda i tuoi servi Avraham, Yitzchak e Israel.”.  La preghiera di Moshè ebbe buon esito. 

C’è da domandarsi per quale motivo il Signore minacciò di distruggere tutto il popolo di quasi tre milioni di persone, per ricominciare tutto da capo creando un nuovo popolo con i discendenti di Moshè.  I Maestri ci insegnano che i principali promotori del vitello d’oro erano stati i membri delle moltitudini di stranieri che avevano colto l’occasione dell’uscita dall’Egitto dei figli d’Israele per aggregarsi a loro e fuggire dal paese. Tra gli israeliti i numeri erano relativamente piccoli.  Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento alla Torà spiega che i colpevoli ricevettero punizioni diverse: coloro che, prima di ballare attorno al vitello d’oro, erano stati avvertiti da testimoni che erano passibili della pena di morte, vennero giustiziati a fil di spada; coloro che avevano commesso lo stesso crimine alla presenza di testimoni ma senza essere stati avvertiti della punizione, morirono durante un’epidemia (32:35); coloro che avevano commesso il fatto senza testimoni, morirono quando bevvero l’acqua del ruscello nel quale Moshè aveva gettato la polvere d’oro del vitello (32:20).

I giustiziati a fil di spada furono circa tremila (32:28).  Gli altri non potevano essere stati molto più  numerosi perché nei vari censimenti dei figli d’Israele non si verificarono dei cali drastici nel numero complessivo della popolazione. Ed allora c’è da domandarsi: se i peccatori furono solo poche migliaia, per quale motivo il Signore aveva prospettato la distruzione di tutto il popolo?

Una risposta a questa domanda la fornisce R. ‘Ovadià Sforno da Cesena (1475-1550) nel suo commento alla Torà. Per fare il vitello d’oro il popolino aveva assalito Aharòn (Aronne) costringendolo ad aiutarli. Il versetto dice che Aharòn “li aveva esposti” (32:25).  R. Sforno spiega che Aharòn aveva esposto il fatto che non vi erano uomini giusti tra il popolo d’Israele, perché se ve ne fossero stati quando il popolino aveva assalito Aharon, i giusti avrebbero preso le sue parti e Aharon non avrebbe aiutato i ribelli a fare il vitello d’oro.

R. Sforno spiega che il peccato dei figli d’Israele fu che nessuno protestò e venne alla difesa di Aharòn. Tacendo essi di fatto acconsentirono. Questo peccato di mancato intervento quando invece sarebbe stato obbligatorio protestare, fu espiato con un altro mancato intervento: quando tutti gli ottomila Leviti si schierarono con  Moshè (32: 26) e fecero giustizia nei tribunali, nessuno del popolo obiettò e venne alla difesa dei colpevoli.

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