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Il commento della settimana: parashà di Mattòt-Massa’è. Perchè la tribù di Menascè si stabilì in Transgiordania

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Dopoché gli israeliti ebbero conquistato il territorio della Transgiordania che era appartenuto a Sichòn, Re degli emoriti e a ‘Og, Re del Bashàn, le tribù di Reuvèn e Gad, che avevano accumulato un enorme gregge, vennero da Mosè con la richiesta di ricevere in proprietà il grande territorio conquistato, perché assai adatto al pascolo (Bemidbàr, 32:1-5).

La conseguenza di questa richiesta era che le due tribù non si sarebbero stabilite con le altre dieci tribù in Cisgiordania, ovvero nel territorio che costituiva la Terra d’Israele, tra il Mare Mediterraneo e il fiume Giordano. Se tutte le tribù si fossero stabilite in Cisgiordania, i pascoli conquistati sarebbero stati divisi in dodici parti, una per ogni tribù, come spiega R. Naftali Zvi Yehuda Berlin (1816-1893 ) nel suo commento Ha’amèq Davar.

Dopo un negoziato tra Mosè e i maggiorenti delle tribù di Reuvèn e Gad, si arrivò a un compromesso: come spiega R. ‘Ovadià Sforno nel suo commento, Mosè acconsentì che le due tribù ricevessero subito la proprietà dei territori della Transgiordania prima di aver combattuto con le altre dieci tribù nella conquista della terra d‘Israele, come avevano chiesto (Bemidbàr, 32:31-32). Nella Torà è scritto che a conclusione di questo accordo “Mosè diede loro, ai figli di Gad e ai figli di Reuvèn e a una parte della tribù di Menascè figlio di Giuseppe, il regno di Sichòn, Re degli Emorei, e il regno di ‘Og, Re del Bashan…” (Bemidbàr,32:33). Per quale motivo Mosè assegnò parte del territorio della Transgiordania a una parte della tribù di Menascè che non ne aveva fatto neppure richiesta?

Nel Talmud di Eretz Israel, trattato Bikurim (“Delle Primizie”), alla fine del primo capitolo vi è una discussione se le tribù che si erano stabilite in Transgiordania avessero dovuto portare le primizie a Gerusalemme come le altre tribù che si erano stabilite nella Terra al di qua del Giordano. Infatti coloro che portavano le primizie al Santuario di Gerusalemme dovevano fare una dichiarazione che comprendeva le parole “… ecco ho portato le primizie della Terra che mi hai dato…” (Devarìm, 26:10). Nella trattazione talmudica, R. Abin vuole distinguere tra le tribù di Reuvèn e Gad che chiesero di ricevere i territori al di là del Giordano e la tribù di Menascè. A quest’ultima il territorio fu assegnato loro da Mosè senza che ne facesse richiesta e pertanto (come spiegato nel commento Penè Moshè) R. Abin suggerisce che i membri della tribù di Menascè avrebbero dovuto portare le primizie in quanto avrebbero potuto affermare “…la Terra che mi hai dato”.

Il succitato R. Berlin nel commento Ha’amèq Davàr alla parashà di Devarìm (3:16) spiega per quale motivo Mosè assegnò una parte dei territori della Transgiordania a una parte della tribù di Menascè senza porre nessuna condizione, come aveva fatto con le tribù di Reuvèn e Gad. Egli cita il trattato Avot de-Rabbi Natan, (alla fine del capitolo 27) dove è scritto che “Originariamente si diceva: vi è grano in Giudea, paglia in Galilea e pula in Transgiordania”. R. Berlin spiega che questa è una metafora nella quale il grano rappresenta la Torà e questa mishnà insegna che in Transgiordania c’era scarsa conoscenza di Torà. Per questo motivo Mosè insistette che due famiglie di Talmidè Chakhamìm (saggi di Torà) della tribù di Menascè si insediassero al di là del Giordano e per convincerli diede loro un vasto territorio, sproporzionato al loro numero. R. Berlin aggiunge che dal fatto che Mosè insistette affinché anche in Transgiordania vi fossero saggi di Torà, dobbiamo imparare l’importanza di abitare in luoghi dove viene insegnata la Torà perché la vita del popolo d’Israele dipende dalla Torà. A riprova di ciò R. Berlin cita il Talmud babilonese, Kettubòt (111a) dove è detto che così come è proibito abbandonare Eretz Israel per andare in Babilonia, è proibito abbandonare la Babilonia per altri paesi, perché come spiega Rashì (1040-1205), sia in Eretz Israel sia in Babilonia vi erano yeshivòt (case di studio) dove si studiava Torà senza interruzione.

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