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Il commento della settimana: la parashà di Miqètz – Gli ebrei portano prosperità a tutto il mondo

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Nella parashà di Vayèshev (Bereshìt – Genesi, cap. 37) viene raccontato che Yosef (Giuseppe) venne venduto a Potifar, il capo giustiziere del Faraone. Nella casa di Potifar “Il Signore fu con lui ed ebbe successo …” (ibid. 39:2) “e in tutto quello che faceva il Signore gli faceva avere successo” (ibid. 39:3). Poi “da quando [Potifar] lo mise alla direzione della sua casa e delle sue proprietà il Signore portò prosperità alla casa dell’egiziano grazie a Yosef e vi fu benedizione divina in tutto quello che aveva, sia in casa che nei campi” (ibid. 39:5).

L’arrivo di Yosef come manager della casa di Potifar fece fare un salto di qualità nella conduzione degli affari e il padrone egiziano si arricchì notevolmente. R. Shlomò Ephraim Luntschitz (Polonia, 1550 –1619) che fu rabbino a Praga dal 1604 fino alla sua morte, autore del commentoKeli Yaqar alla Torà, spiega che il successo di Yosef fu ancora più rimarchevole se si pensa che Yosef rimase sempre a casa senza cercare di fare carriera tramite amicizie altolocate partecipando a festini e a cocktail.

Il successo di Yosef quando era schiavo di Potifar, aveva portato beneficio solo alle proprietà private di quest’ultimo. Dodici anni dopo, quando Yosef venne chiamato davanti al Faraone per interpretarne il sogno, la sua nomina a viceré d’Egitto fece si che la presenza di Yosef portò prosperità a tutto il paese. L’autore del commento Me’am Lo’ez alla Torà (Bereshìt, 41:36) racconta che fino all’arrivo di Yosef, l’Egitto era una nazione relativamente povera. Yosef, interpretando il sogno del Faraone, che l’Egitto avrebbe avuto sette anni di prosperità seguito da sette anni di carestia, e poi prendendo in mano l’amministrazione del razionamento dei viveri e dell’immagazzinaggio del raccolto, salvò l’Egitto da una sicura catastrofe.

Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento scrive che Yosef fece immagazzinare il grano nei sette anni di abbondanza in modo che non andasse a male. Rav Mordechai Cohen di Aleppo (XVI secolo) nel suo commento Siftè Cohen alla Torà, aggiunge che il Faraone decise di nominare Yosef vicerè e amministratore perché non riteneva che vi fosse nessuno più intelligente di lui in grado di calcolare quanto immagazzinare per poter avere sufficiente grano per gli anni di carestia. Durante i sette anni di carestia, “Tutti gli abitanti della terra vennero in Egitto a comprare grano…” (Ibid., 41:67). E grazie a questo “Yosef raccolse tutto il denaro che si trovava in Egitto e nella terra di Canaan, in cambio del grano che avevano comprato e Yosef portò tutto il denaro a casa del Faraone”.

Yosef non era stato il primo a portare prosperità. Suo padre Ya’aqov (Giacobbe) aveva arricchito il suocero Labano, come è scritto “Perché quel poco [di gregge] che avevi messo a mia disposizione è aumentato enormemente e il Signore ti ha fatto prosperare  per mezzo di me…” (Ibid. 30:30).

I nostri Maestri insegnano che “Quello che avvenne ai patriarchi è un segno per i loro discendenti”. Nel corso della storia gli ebrei hanno portato prosperità ovunque siano andati. Che voglia il Cielo che le nazioni del mondo lo riconoscano e si avveri presto la profezia di Zekharià (8:23) che disse: “ Cosi disse il Signore delle Schiere: in quei giorni dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni afferreranno l’angolo del vestito di un ebreo dicendogli ‘Vogliamo venire con voi perche abbiamo sentito che Dio è con voi’”.

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