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Il commento della settimana: la parashà di Mishpatìm: L’importanza della Torà orale

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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TorahRav Joseph B. Soloveitchik (1903-1993) in una sua derashà (sermone) sulla parashà di questa settimana, la definiva “la parashà della Torà orale“.

E veramente ci sono poche parashòt in tutta la Torà nella quale venga messa in evidenza l’importanza dell’insegnamento tramandato a voce da Moshè (Mosè) a Yehoshua’ (Giosuè), e da lì, di generazione in generazione fino ai nostri giorni.

Nei versetti 22-25 del ventunesimo capitolo di Shemòt (Esodo) è scritto: “Se due uomini vengono a lite e percuotono una donna incinta così da farla abortire, senza altra fatalità, colui che ha percosso sarà multato in base a quanto il marito della donna gli imporrà; egli pagherà l’indennizzo come determineranno i giudici; ma se vi sarà una fatalità, darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione”.

Un testo simile appare nella parashà di Emor (Vayqrà – Levitico, 24:17-20): “Chi percuote a morte un uomo dovrà essere messo a morte. Chi percuote a morte un capo di bestiame lo pagherà: vita per vita. Se uno causerà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all’altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente… “.

Riguardo all’ultimo passo, il commento alla Torà in inglese (Stone Edition) afferma che “occhio per occhio” è probabilmente la frase meno capita della Torà: Le persone poco colte dicono che in origine il significato era letterale e solo più tardi fu interpretato dai Maestri nel senso che si parla di compenso monetario. Questa opinione è errata. La Torà non impose mai altro che compenso monetario e questo lo abbiamo imparato per tradizione tramandata da Moshè. La cosa è anche dimostrata logicamente nel trattato Bavà Qamà (83b-84a) del Talmùd babilonese. Infatti non ci fu mai nessun tribunale ebraico che impose l’accecamento di chi aveva accecato una persona. Le sole pene fisiche previste dalla Torà sono la pena capitale e le frustate.

R. Ovadyà Sforno da Cesena (1470-1550) nel suo commento alla Torà scrive che a rigore di legge la punizione appropriata sarebbe stata quella di usare “misura per misura”; tuttavia abbiamo imparato dalla tradizione che il colpevole deve dare un compenso monetario perché (se volessimo applicare misura per misura) le nostre stime sarebbero errate e potremmo punire il colpevole in modo eccessivo.

R. Mordekhai Hacohen di Aleppo (XVI-XVII secolo) nel suo commento Siftè Cohen alla Torà, citando le parole di R. Bachaye (Spagna, XIII-XIV secolo), scrive che è impossibile eseguire l’insegnamento di questo versetto senza la tradizione perché è impossibile punire un colpevole con la stessa lesione che ha causato ad un altro. E se ha fatto di più o di meno, non è stato messo in pratica l’insegnamento “Così come ha fatto verrà fatto a lui”. E se domandassimo: come si fa a mettere in pratica questo insegnamento con una compensazione monetaria, la risposta è che “così come ha fatto” significa che così come il colpevole ha fatto del male, i giudici faranno del male a lui. Questo è dimostrato dal linguaggio usato da Shimshòn (Sansone) nel libro di Shoftìm (Giudici,15:11) che rispose “Cosi come hanno fatto a me ho fatto a loro”. Sansone non aveva fatto quello che i Filistei avevano fatto a lui: i Filistei gli avevano portato via la moglie e Sansone aveva bruciato il loro raccolto attaccando delle fiaccole alle code di trecento volpi e facendole correre nei campi dei Filistei.

In Italia il più noto insegnante della centralità della Torà orale fu rav Elia Benamozegh di Livorno (1823-1900) e in tutti i suoi scritti non vi fu probabilmente argomento che trattò più di frequente. Sulla parashà di Mishpatìm scrisse che “Secondo il senso superficiale del testo si deve strappare occhio per occhio, dente per dente, che è quanto dire il taglione in tutta la sua cruda e brutta nudità … legge assurda giacché non raggiunge l’intento, o lo travalica, gli occhi non essendo, in ciascheduno del pregio medesimo…. Secondo la Torà orale la pena è pecuniaria e proporzionale al danno causato”.

Rav Benamozegh insegnò anche che la Torà orale era stata riservata al popolo d’Israele. Anche altri hanno la Torà scritta, che rav Benamozegh chiamò “Il Padre, il libro”, “Noi abbiamo ad un tempo un Padre – il libro, e una Madre – la Tradizione”. Uno dei commenti alla Torà di rav Benamozegh, fu appunto intitolato “Em la-Miqrà” (la madre della Scrittura) dedicato a confutare i nemici interni ed esterni della Torà orale.

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