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Parashà Tzav: Perché gli israeliti aborriscono il sangue

in: Blog/News | Pubblicato da: Ufficio Stampa

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La proibizione di cibarsi di sangue appare in parashà con le seguenti parole: “Non mangerete nessun sangue ovunque siano le vostre residenze, né di volatili né di quadrupedi. Qualunque persona che si cibi di qualunque specie di sangue verrà recisa dal suo popolo” (Vaykrà, 7:26-27).
R. Ya’akov Farbstein, in Aholè Ya’akov (I, Vaykrà, p. 160) osserva che la proibizione di cibarsi di sangue appare ben otto volte nella Torà. Queste ripetizioni sono necessarie per proibire tutti i tipi di sangue come spiegato nel Talmud (Keritòt, 4b). R. Farbstein nel suo saggio sull’argomento menziona che i decisori di Halakhà indicano almeno quattro motivi della proibizione di consumare sangue.
Un primo motivo appare in una traduzione aramaica della Torà (Targum Yonatan) che indica che la proibizione di consumare sangue deriva dal fatto che il sangue viene usato per le aspersioni sul mizbèach (altare) quando si fanno i sacrifici nel Bet Ha-Mikdàsh. Questa è anche una spiegazione del Nachmanide (Girona, 1194-1270, Acco) nel suo commento alla Torà, dove scrive che il sangue serve per l’espiazione dei peccati. Una seconda spiegazione del Nachmanide è che consumare sangue è proibito perché nel sangue vi è la forza vitale (nèfesh) dell’animale. Ad Adamo era stato permesso mangiare solo frutta e verdura; dopo il Diluvio, poiché Noach (Noè) aveva salvato gli animali, gli fu permesso di consumare anche carne di animali, ma non il sangue. Una terza spiegazione del Nachmanide è che non è appropriato per un essere umano scendere al livello degli animali assorbendone il sangue.
R. Chayim Yosef David Azulai (Gerusalemme, 1724-1806, Livorno) nel suo commento Penè David alla parashà di Acharè Mot dove è scritto: “Il kohen spruzzerà il sangue sul mizbèach (altare) dell’Eterno […] e non offriranno più i loro sacrifici ai se’irim (spiriti) dietro ai quali essi fornicano” (17:6-7), cita suo padre che scrisse che un motivo della mitzvà di portare sacrifici nel Mikdàsh era di allontanare gli israeliti dalle pratiche idolatriche degli egiziani. R. Azulai aggiunge che questa spiegazione coincide con quello che scrive il Maimonide e che nello Zòhar ha-Kadosh e nel Midrash Rabbà viene menzionato lo stesso motivo addotto dal Maimonide. Nello Zòhar (Acharè Mot, p. 63) è scritto: “Quando gli egiziani volevano fare delle riunioni con le loro pratiche magiche per i loro fini, andavano in campagna sulle montagne più alte e immolavano dei sacrifici. Facevano delle fosse nel terreno che circondavano con il sangue e il resto del sangue lo raccoglievano in quelle fosse. La carne la riservavano per loro e offrivano i sacrifici a quei tipi [spiriti] malvagi. E quei tipi malvagi si radunavano e si avvicinavano insieme e si rappacificavano con loro in quella montagna. Gli israeliti che erano asserviti a loro [agli egiziani] si avvicinavano e imparavano da
loro…”. Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nel Morè Nevukhìm (Guida degli Smarriti, III, 46) usando le nozioni tratte dai libri dei Sabei scrive: “Sappi che i Sabei ritenevano che il sangue fosse assai impuro, e nonostante questo usavano cibarsi di esso, ritenendo che fosse il cibo dei demoni e che, di conseguenza, chi se ne cibava poteva fraternizzare con il jinn [secondo molti musulmani i jinn sono spiriti che possono cambiare forma ed essere visibili o invisibili] cosicché venisse da lui e lo informasse del futuro […]”. Il Maimonide aggiunge che la Torà ha proibito di cibarsi di sangue, mettendo la stessa enfasi su questa proibizione come per quella contro l’idolatria. Infatti sia riguardo alla proibizione di praticare il culto del Moloch sia per la proibizione di cibarsi di sangue nella Torà è usata la stessa espressione. Il relazione al sangue è scritto“Mi rivolgerò contro la persona che si sarà cibata di sangue e la reciderò di mezzo al suo popolo” (Vaykrà, 17:10). E in relazione al Moloch è scritto: “Mi rivolgerò contro quell’uomo e la sua famiglia e lo reciderò…” (ibid., 20:5). Il Maimonide sottolinea che nella Torà questa espressione appare solo per chi si ciba di sangue e per chi pratica idolatria.

Nella parashà di Reè (Devarìm, 12:23) è scritto: “Controllati bene e non cibare sangue”. Nel Midràsh Sifrì, citato da Rashì, R. Shim’on ben ‘Azai disse: “Guarda quanto bisogna controllarsi per osservare le mitzvòt. Se la Torà ti ha avvertito di controllarti perfino per il sangue che viene aborrito dalla gente, a maggior ragione, bisogna controllarsi da trasgredire mitzvòt che attraggono”. Se i gentili sapessero quanto il sangue venga aborrito dagli israeliti, non vi sarebbero mai state accuse dei cosiddetti “omicidi rituali”.

Donato Grosser

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