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Il commento della settimana, la parashà di Vaerà: Delitto e Castigo

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

Un Commento

Nella parashà di Vaerà (Shemo’t – Esodo, 6:13) Moshè (Mosè) e Aharòn (Aronne) ricevono l’ordine divino di presentarsi al Faraone con la richiesta di lasciare uscire il popolo d’Israele dall’Egitto. Rav Yosef Shalom Elyashiv (1910-2012) nel suo commento Divrè Agadà (p. 145) domanda per quale motivo era necessario fare faticare due ottantenni per avvisare il Faraone delle incipienti piaghe.

Il Padreterno avrebbe potuto mandare subito la piaga più potente e il Faraone avrebbe ceduto e dato l’ordine di liberare gli schiavi!

Rav Elyashiv risponde che la Torà ci ha comandato di non disprezzare gli egiziani perché siamo stati stranieri nella loro terra (Devarìm, 23:8). Cita Rashì (1040-1105) che spiega che nonostante che gli egiziani avessero gettato i nostri neonati maschi nel Nilo, dobbiamo ugualmente mostrare un po’ di gratitudine agli egiziani perché negli anni di carestia ci offrirono rifugio. (Un pensiero simile lo espresse qualche anno fa rav David Cohen di Brooklyn in relazione alla Germania, dove vi furono comunità ebraiche per centinaia di anni).

Con questo la Torà ci insegna che le piaghe d’Egitto non furono solo delle punizioni; esse furono un’importante lezione per tutti noi per il modo in cui le piaghe colpirono l’Egitto: infatti prima di ogni piaga il Faraone ebbe l’opportunità di considerare cosa fare e di ravvedersi. Inoltre dopo ogni piaga il Faraone avrebbe potuto rendersi conto del motivo per cui gli egiziani erano stati colpiti proprio da quella piaga.

Rav Mordekhai Cohen di Aleppo (XVII secolo) nel suo commento alla Torà Siftè Cohen elenca le dieci piaghe e spiega che ogni piaga fu una punizione per un corrispondente peccato commesso dagli egiziani:

1. L’acqua diventò sangue perché gli egiziani avevano impedito agli israeliti lo studio della Torà che è paragonata all’acqua.

2. Il gracidare assordante delle rane punì gli egiziani per aver impedito agli israeliti di pregare.

3. I pidocchi forzarono gli egiziani a spidocchiarsi di giorno e di notte senza poter fare altro; furono una punizione per non avere permesso agli israeliti di osservare le mitzwòt (precetti).

4. Le bestie feroci vennero perché gli egiziani si erano comportati da bestie con gli israeliti.

5. La mortalità degli animali domestici corrispondeva ai lavori forzati imposti agli schiavi nell’occuparsi degli animali.

6. Le piaghe sulla pelle degli egiziani vennero per punirli di aver fatto lavorare gli schiavi al sole.

7. La grandine distrusse la vegetazione perché gli egiziani non avevano permesso agli schiavi di rinfrescarsi all’ombra degli alberi o sull’erba.

8. Le cavallette (arbè in ebraico) punirono gli egiziani per aver cercato di impedire agli israeliti di avere figli (un gioco di parole con il versetto “arbè et zar’akhà = moltiplicherò la tua discendenza).

9. La piaga dell’oscurità colpì gli egiziani perché avevano fatto vedere nero agli israeliti.

10. I primogeniti degli egiziani morirono perché gli egiziani non avevano mostrato rispetto per nessuno e avevano asservito duramente perfino i vecchi israeliti.

Le conseguenze della lezione delle piaghe furono che il Faraone dopo aver ammesso più volte di avere sbagliato, continuò a commettere lo stesso errore fino alla fine. Rav Elyashiv aggiunge che la parashà delle piaghe comprende un’importante lezione per tutti noi; più volte nella Torà, Moshè ci ammonisce di fare o di non fare, e le conseguenze delle trasgressioni sono sempre state quelle annunciate da Moshè. Il Faraone non imparò fine alla fine e da lui possiamo imparare quali siano le conseguenze della testardaggine.

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