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Il commento della settimana: la parashà di Vaichì – Le benedizioni vanno ai migliori

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Con la parasha di Vaichì si conclude il primo dei cinque libri di Moshè (Mosè), L’argomento saliente è la benedizione del patriarca Ya’aqòv (Giacobbe) ai figli prima di lasciare questo mondo. Il preludio della benedizione ai figli dal letto di morte è la benedizione, qualche tempo prima, ai nipoti Menascè ed Efràim, figli del prediletto Yosèf (Giuseppe).

Quando fu informato della malattia del vecchio padre, Yosèf prese con sè i figli Menasce ed Efraim e lo venne a visitare (Bereshìt– Genesi, 48:1).  Yosèf fece avvicinare Menascè, che era il primogenito, alla destra del padre ed Efràim, il secondogenito, alla sinistra, in modo che la benedizione al primogenito venisse data con la mano destra (ibid., 48:13).

Inaspettatemente Ya’aqòv incrociò le braccia benedicendo Efràim, il secondogenito, con la mano destra e Menascè con la sinistra (ibid, 14).

Quando la benedizione fu terminata, Yosèf tentò di spostare la mano destra del padre dal capo di Efràim al capo di Menascè che era il primogenito e che, secondo lui, meritava la benedizione con la mano destra (ibid., 17-18). Ya’aqòv rifiutò dicendo: lo so figlio mio lo so [che Menascè è il primogenito]; anche dal figlio maggiore scaturirà una nazione e anche lui diventerà grande; tuttavia il fratello minore [Efràim] diventerà più grande di lui e i suoi discendenti costituiranno una moltitudine di genti.

R. Shlomò Ephraim Luntschitz (Polonia, 1550 –1619) che fu rabbino a Praga dal 1604 fino alla sua morte, autore del commento Kelì Yaqàr alla Torà, scrive che molti commentatori domandano perchè Yosèf non intervenne per spostare la mano destra del padre dal capo di Efràim a quello di Menascè prima della benedizione. Egli spiega che Yosèf pensava che il padre avesse posato la mano sinistra sul capo di Menascè, perchè la mano sinistra è vicina  al cuore, [che gli antichi ritenevano fosse]  fonte dell’intelligenza, per dargli una benedizione di conoscenza e saggezza, e che avesse riservato la mano destra a Efràim per dargli le benedizioni materiali. Quanto Yosèf vide che il padre aveva dato una sola benedizione per entrambi i figli, si rese conto che questa non era stata l’intenzione del padre.

Con questo preludio assistiamo al fenomeno del secondogenito che riceve una benedizione più importante di quella del primogenito. Rav Luntschitz spiega che quanto più una persona è umile, tanto più il Signore la innalza, come è scritto: Non perchè siete i più numerosi di tutte le nazioni il Signore vi ha desiderato, perchè siete i più piccoli tra tutti i popoli (Devarìm – Deuteronomio, 7:7). Così accadde a tutta la discendenza di Avrahàm (Abramo): Ishma’èl (Ismaele) primogenito di Avrahàm, fu squalificato e fu scelto Yitzchàq (Isacco); Esaù, primogenito di Yitzchàq fu squalificato e fu scelto Ya’aqòv; Reuvèn, primogenito di Ya’aqòv fu squalificato e fu scelto Yosèf; a Menascè, primogenito di Yosèf fu preferito Efràim.

Rav Feivel Cohen di Brooklyn spiega che Ishma’èl fu allontanato perchè il Signore disse ad Avrahàm che la sua discendenza sarebbe venuta solo da Yitzchàq (Bereshìt, 21:12). Solo Yizchàq figlio di Sara, nipote di Avrahàm,  era “Ivri” (ebreo) e non Yishma’èl figlio della camita Hagar. I gemelli Esaù e Ya’aqòv, figli di Rivqà (Rebecca) erano invece entrambi “Ivrim”. Esaù fu il primo e l’ultimo ebreo a uscire dall’ebraismo. Dopo di lui chi è nato ebreo rimane tale nonostante che rinneghi gli insegnamenti della Torà. Per quanto allontanatosi dalla Torà in ogni ebreo rimane un nocciolo di ebraicità che lo può fare risvegliare.

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