1566259200<=1347580800
1566259200<=1348185600
1566259200<=1348790400
1566259200<=1349395200
1566259200<=1350000000
1566259200<=1350604800
1566259200<=1351209600
1566259200<=1351814400
1566259200<=1352419200
1566259200<=1353024000
1566259200<=1353628800
1566259200<=1354233600
1566259200<=1354838400
1566259200<=1355443200
1566259200<=1356048000
1566259200<=1356652800
1566259200<=1357257600
1566259200<=1357862400
1566259200<=1358467200
1566259200<=1359072000
1566259200<=1359676800
1566259200<=1360281600
1566259200<=1360886400
1566259200<=1361491200
1566259200<=1362096000
1566259200<=1362700800
1566259200<=1363305600
1566259200<=1363910400
1566259200<=1364515200
1566259200<=1365120000
1566259200<=1365724800
1566259200<=1303171200
1566259200<=1366934400
1566259200<=1367539200
1566259200<=1368144000
1566259200<=1368748800
1566259200<=1369353600
1566259200<=1369958400
1566259200<=1370563200
1566259200<=1371168000
1566259200<=1371772800
1566259200<=1372377600
1566259200<=1372982400
1566259200<=1373587200
1566259200<=1374192000
1566259200<=1374796800
1566259200<=1375401600
1566259200<=1376006400
1566259200<=1376611200
1566259200<=1377216000
1566259200<=1377820800
1566259200<=1378425600

Il commento della settimana: la parashà di Vayetzè – La falsa benevolenza di Labano

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

Nessun Commento

Il nostro patriarca Giacobbe era andato a Padan Aram in Mesopotamia su ordine dei genitori Isacco e Rebecca. Nel salutarlo gli avevano detto di prendere come sposa una delle figlie di Labano, fratello maggiore di Rebecca (Bereshìt – Genesi, 28:1-2). La partenza di Giacobbe era avvenuta su consiglio della madre che gli aveva detto di allontanarsi temporaneamente da casa finchè il fratello Esau si fosse calmato (ibid., 27:44).

Un altro motivo per andare a Padan Aram era che Isacco e Rebecca non volevano che Giacobbe prendesse come moglie una donna Hittita, come aveva fatto Esaù le cui mogli avevano amareggiato la vita di Isacco e Rebecca. Dopo vent’anni a casa di Labano, Giacobbe ricevette l’ordine divino di tornare in Eretz Israel (ibid., 31:3). Consigliatosi con le mogli, Rachele e Lea, Giacobbe montò mogli e figli sui cammelli e partì senza avvisare il suocero Labano (ibid., 31:17). Il commentatore ‘Ovadia Sforno da Cesena (1470-1550) spiega che Giacobbe lasciò Padan Aram senza avvisare il suocero, sapendo che quest’ultimo altrimenti non lo avrebbe lasciato partire.

Nella Haggadà di Pèsach, leggiamo il seguente passo: “Considera quello che l‘arameo Labano volle fare a Giacobbe nostro padre. Mentre il Faraone decretò di annientare solo i maschi, Labano volle annientare tutto, secondo quanto è detto (Devarìm – Deuteronomio, 26:5): l’arameo volle distruggere mio padre il quale poi scese in Egitto dove dimorò come straniero con poca gente e divenne là un popolo grande, potente e numeroso” (Traduzione tratta dalla Haggadà in memoria di Angelo Donati a cura di rav Reuven Bonfil, Milano, 1962).

Rav Yaakov Kamenetzky (Lituania, 1891-1986), che fu Rosh Yeshivà della Yeshivà Torà Veda’at a Brooklyn e uno dei più rispettati talmidè chakhamim (saggi di Torà) della generazione passata, riguardo a questo passo della Haggadà osservò che i commentatori ebbero difficoltà a trovare dove fosse scritto in modo esplicito nella Torà che Labano voleva veramente distruggere Giacobbe e la sua famiglia senza lasciare in vita neppure un superstite.

Rav Kamenetzky spiegò che i Maestri che composero la Haggadà quando scrissero che “Labano volle distruggere tutto” si riferivano al passo della Torà dove Labano dice: “il Dio di Abramo, gli dei di Nachor e quelli dei loro padri siano i nostri giudici” (Bereshìt, 31:53). Labano offrì a Giacobbe di fare un “patto di fratellanza” che li unisse sotto “le divinità dei loro padri”. Secondo Labano anche se Giacobbe era monoteista e serviva il Dio unico di Abramo, e Labano gli dei di Nachor, dal momento che entrambi venivano dalla stessa origine genealogica, avevano in comune le divinità idolatre dei loro padri. Se Labano fosse riuscito nell’intento di unificare le due famiglie avrebbe veramente “distrutto tutto”. Giacobbe invece acconsentì a fare un patto con Labano a diverse condizioni. Egli giurò nel nome del Dio di suo padre Isacco sottolineando che il patto tra i due era fondato su basi diverse da quelle a cui pensava Labano. Per Giacobbe riconoscere altre divinità sarebbe significato distruggere le basi del popolo d’Israele. Giurando solo nel nome del Dio di suo padre Isacco, egli chiarì che i legami con la famiglia di Terach e di Nachor erano stati tagliati e che il popolo d’Israele doveva essere fedele solo al Dio unico dei patriarchi.

Rav Avraham Kroll, uno dei grandi darshanìm di Gerusalemme della generazione precedente, e uno dei sopravissuti della rivolta del Ghetto di Varsavia, nella sua opera Bifqudèkha Asìcha (p.78) scrisse che Giacobbe sapeva che Labano con la sua falsa benevolenza era più pericoloso di Esaù. Mentre Esaù gli era apertamente ostile, Labano mostrava di volergli un gran bene mentre dentro di sé non voleva altro che distruggerlo “lasciando vivo il corpo e bruciandogli l’anima”.

Condividi questo articolo

  • Share
  • FriendFeed
  • Email
  • Feed RSS

Tag: , , ,