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Parashà di Yitrò: L’obbligo e i limiti della mitzvà di onorare i genitori

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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La mitzvà (il precetto) di onorare i genitori, uno dei dieci comandamenti, è una delle più difficili della Torà. Un articolo su questo argomento fu scritto da R. Dov Braunstein nel numero 6 della rivista Segulat Israel nel 2003. Un esempio di come onorare i genitori è riportato nel Talmùd Yerushalmì (Peà, 2b e 3a): “La madre di rabbi Tarfon era scesa di Shabbàt a fare due passi nel cortile. [Dal momento che si era rotta la scarpa] rabbi Tarfon mise le mani sotto i suoi piedi per permetterle di camminare fino al letto. Quando rabbi Tarfon si ammalò  e i Maestri lo vennero a visitare, la madre disse loro: «Pregate per mio figlio Tarfon che mi onora in modo eccezionale». Le chiesero cosa aveva fatto e lei raccontò loro l’episodio.  I Maestri le risposero: «Anche se facesse così un milione di volte non raggiungerebbe la metà dell’onore prescritto dalla Torà»”.

Nella Torà è scritto in due versetti diversi “Onora tuo padre e tua madre” (Shemòt 20:12 e Devarìm 5:16) ed è anche scritto:“Rispettate madre e padre”(Wayikrà, 19:3). Da questi versetti i Maestri nel  Talmùd Keritòt (28a) insegnano che è mitzvà  onorare e rispettare entrambi i genitori. Nell’onore il padre è menzionato prima della madre e nel rispetto la madre prima del padre per sottolineare che entrambi i genitori  devono essere rispettati nella stessa misura. Pertanto le ammonizioni della Torà relative a un genitore valgono anche per l’altro. Il motivo per cui la Torà ha fatto precedere il padre alla madre nell’onore, è che i figli sono più  attaccati alla madre e hanno la tendenza di dare più onore alla madre; nell’esortazione della Torà a rispettare i genitori, la madre precede il padre perché  normalmente i figli hanno più  timore del padre che della madre (Kiddushìn, 30b-31a). I genitori vengono onorati quando  si danno loro di buon grado vitto e alloggio, vestiario e compagnia. La mitzvà di avere rispetto dei genitori proibisce di occupare il posto dove siedono, di contraddirli e perfino di corroborarne le opinioni affermando per esempio, in presenza della madre: “Mia madre ha ragione”.

I Maestri nel Talmùd Kiddushìn (31a) al fine di mostrare fino a dove arriva la mitzvà di onorare i genitori citano un fatto che accadde a Dama figlio di Netina: “Dama era [un gentile] seduto tra i nobili romani, vestito con una tunica di seta ricamata d’oro, quando sua madre gli strappò la tunica, lo prese a schiaffi e gli sputò in faccia. Nonostante questo affronto, Dama non imbarazzò la madre né mostrò di essere adirato con lei”.

Quando venne chiesto a rabbi Eli’èzer fino a dove arriva il dovere di onorare i genitori, egli rispose con un altro episodio su Dama figlio di Netina: “Guardate cosa fece a suo padre un idolatra di Ashkelon che si chiamava Dama figlio di Netina. Un giorno i Maestri si rivolsero a Dama affinché  vendesse loro una pietra preziosa necessaria per l’efòd, uno degli abiti del Kohen Gadol (sommo sacerdote), per sessantamila denari d’oro. La chiave [della cassaforte che conteneva le pietre preziose] si trovava sotto il cuscino del padre [che dormiva] e [Dama perdette l’affare] pur di non disturbarlo.  L’anno successivo Dama venne ricompensato dal Cielo per aver compiuto questa mitzvà quando nella sua mandria nacque una vacca rossa, un evento di eccezionale rarità che rendeva inestimabile il valore dell’animale. [La vacca rossa era indispensabile perché le sue ceneri venivano usate per la purificazione dall’impurità contratta dai contatti con i morti (Bemidbàr, 19:1-22)]. Dama, pur sapendo che avrebbe potuto richiedere qualunque somma per la vacca rossa, chiese solo un ammontare uguale al profitto perduto per non aver disturbato il padre che dormiva”. R. Shemuel Edels (Polonia, 1555-1631, Ucraina) detto Maharshà dalle sue iniziali, nel suo commento al Talmud, scrive che Dama era un giusto tra i gentili che aspirava a ricevere la ricompensa per le sue buone azioni nel mondo futuro piuttosto che in questo mondo.

L’obbligo di onorare i genitori non è illimitato. La più importante eccezione all’obbligo di onorare i genitori è che  se un genitore chiede al figlio o alla figlia di trasgredire una mitzvà della Torà, il figlio o la figlia sono obbligati a disobbedire.  Questa eccezione la si impara dal versetto di Wayikrà (19:3) dove è scritto: “Rispettate madre e padre e osservate il mio Shabbàt […] Io sono il tuo Dio”.  Lo Shabbàt e l’esortazione a rispettare e a onorare i genitori sono nello stesso versetto per insegnare che se i genitori chiedono ai figli di profanare lo Shabbàt, e così pure di trasgredire qualunque altra mitzvà, bisogna disobbedire. Un’altra eccezione riguarda lo studio della Torà. I Maestri insegnano che se il figlio vuole studiare Torà in una scuola in cui può avere maggiore profitto negli studi che in  quella attuale e il padre non approva la decisione, il figlio può  ugualmente cambiare scuola. I nostri Maestri spiegano che lo studio della Torà è una mitzvà di maggiore importanza, perché porta all’osservanza di tutte le mitzvòt.

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