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Per Shabbat Ha-Gadol lezione di Di Segni al Tempio Maggiore

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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39-179g-Mondhale-1750-$300Questa sera entra lo Shabbat Ha-Gadol. Domani al Tempio Maggiore il Capo Rabbino, Riccardo Di Segni terrà una speciale lezione alle ore 11.45 dopo la tefillà mattutina.

Domenica alle ore 12, invece, si terrà “casherizzazione” pubblica degli utensili in occasione di Pesach nei locali della Scuola. 

Di seguito il commento alla parashà di questa settimana (Tzv) di Donato Grosser:

La parashà inizia con le istruzioni per Aharon (Aronne) su come fare il qorbàn ‘olà (sacrificio) quotidiano di un agnello che doveva essere totalmente consumato sul mizbèach (altare) esterno nel cortile del Bet Ha-Miqdàsh (Santuario di Gerusalemme): “La ‘olà per la quale il fuoco del mizbèach resterà acceso, rimarrà sul focolare del mizbèach tutta la notte fino al mattino quando il Kohen indosserà il suo vestimento di lino e i pantaloni di lino e farà la Terumàt ha-Dèshen (il prelievo della cenere) della ‘ola’ che si era consumata sul mizbèach e la metterà a lato del mizbèach” (Vayiqrà, 6:2-3).

La mitzwà (precetto) del prelievo della cenere dal mizbèach veniva fatta ogni giorno ed era la prima ‘avodà (servizio sacro) della giornata. Un Kohèn prelevava con la paletta un po’ della cenere che si era accumulata nel Mizbèach esterno e la posava a destra (a oriente) della rampa che portava al Mizbèach dove veniva assorbita dal terreno. Questo primo servizio del mattino era obbligatorio e veniva fatto dopo che un Kohèn dotato di voce stentorea dava la sveglia ai Kohanim e ai Leviti che erano di guardia nel Bet Ha-Miqdàsh e annunciava: “Alzatevi Kohanìm al vostro servizio e Leviti al podio del canto”. Tutta la cerimonia è descritta nell’ottava mishnà del primo capitolo del trattato talmudico Yomà (20b). Nel Talmùd è anche raccontato che un Kohèn che si chiamava “Gavinius l’annunciatore” aveva una voce così forte che il re Agrippa il Grande, che regnò a Gerusalemme tra gli anni 41-44 dell’Era Volgare, sentì chiaramente la chiamata da tre parsaot (circa 12 Km) di distanza.

Originariamente qualunque Kohen voleva fare la mitzwà di prelevare la cenere dal Mizbèach poteva offrirsi volontario; quando vi era più di un volontario essi salivano di corsa sulla rampa che portava al mizbèach e chi arrivava per primo vinceva. Più tardi, dal momento che avvennero degli incidenti durante la corsa all’altare nei quali dei Kohanim si fecero male, il Sanhedrin (Sinedrio) istituì che la selezione venisse fatta per sorteggio.

Il Kohen che veniva sorteggiato, oltre a fare la mitzwà della Terumàt ha-Dèshen, doveva sistemare anche la pira sul mizbèach e piazzarvi due tronchi di legno. R. Israel Lipschitz (Germania, 1782–1860) nel suo commento Tifèret Israel alla Mishnà (2:1:12) cita le Hilkhòt Temidìn Umussafin (4:5) dal Mishnè Torà del Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) dove è scritto che il Kohen designato prendeva anche la paletta con dei carboni dal mizbèach esterno e li poneva sul mizbèach interno dove veniva fatto ardere il profumo.

C’è da meravigliarsi che fosse necessario un sorteggio per un servizio da effettuare prima dell’alba, tanto più che il prelievo della cenere era il servizio più umile di tutto quello che veniva fatto nel Bet Ha-Miqdàsh. R. Bechaye (Spagna, XIII-XIV secolo) insegna che da qui impariamo che è importante occuparsi anche delle cose più semplici se sono state comandate dal Creatore. E non bisogna badare al proprio onore perché colui che rinuncia al proprio onore per onorare l’Eterno alla fine verrà onorato.

 

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