In un’intervista alla Cnn, il presidente israeliano Shimon Peres sostiene che la comunità internazionale dovrebbe impegnarsi in un attacco “morale” contro l’Iran piuttosto che in un’operazione militare, alla luce delle rivelazioni sul nucleare iraniano contenute nel rapporto dell’Aiea, l’agenzia atomica dell’Onu.
“Preferirei vedere sanzioni economiche più dure” e “una maggiore pressione politica“, ha detto Peres, lamentando che nei confronti dell’Iran, definito un Paese “moralmente corrotto“, manchi in realtà “un attacco in senso morale“.
“Sono l’unico Paese che minaccia apertamente di distruggere un altro Paese. Arrestano gli oppositori, sparano indiscriminatamente, diffondono armi, incoraggiano qualsiasi centrale del terrore nel mondo“, ha aggiunto il presidente israeliano. Peres ha anche respinto l’idea che contro Teheran Israele agirà da solo. “Prima di tutto vedremo cosa farà il resto del mondo – ha detto – non vogliamo agire da soli, facciamo parte del novero dei Paesi responsabili e ci attendiamo che i leader che hanno fatto delle promesse le mantengano“.
Peres ha anche ribadito la posizione israeliana secondo la quale l’Iran non costituisce una minaccia solamente per Israele, ma per l’intera comunità internazionale, al pari della crisi finanziaria. “E’ un pericolo – ha detto – e oggi il terrorismo è una questione globale, molto simile all’economia”. Quindi, in questo senso, ha spiegato Peres, Israele “non deve sentirsi solo“.