1566259200<=1347580800
1566259200<=1348185600
1566259200<=1348790400
1566259200<=1349395200
1566259200<=1350000000
1566259200<=1350604800
1566259200<=1351209600
1566259200<=1351814400
1566259200<=1352419200
1566259200<=1353024000
1566259200<=1353628800
1566259200<=1354233600
1566259200<=1354838400
1566259200<=1355443200
1566259200<=1356048000
1566259200<=1356652800
1566259200<=1357257600
1566259200<=1357862400
1566259200<=1358467200
1566259200<=1359072000
1566259200<=1359676800
1566259200<=1360281600
1566259200<=1360886400
1566259200<=1361491200
1566259200<=1362096000
1566259200<=1362700800
1566259200<=1363305600
1566259200<=1363910400
1566259200<=1364515200
1566259200<=1365120000
1566259200<=1365724800
1566259200<=1303171200
1566259200<=1366934400
1566259200<=1367539200
1566259200<=1368144000
1566259200<=1368748800
1566259200<=1369353600
1566259200<=1369958400
1566259200<=1370563200
1566259200<=1371168000
1566259200<=1371772800
1566259200<=1372377600
1566259200<=1372982400
1566259200<=1373587200
1566259200<=1374192000
1566259200<=1374796800
1566259200<=1375401600
1566259200<=1376006400
1566259200<=1376611200
1566259200<=1377216000
1566259200<=1377820800
1566259200<=1378425600

Pesach, guida alle regole

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

Nessun Commento

di RAV RICCARDO DI SEGNI

In questo mese in generale è vietato digiunare, ad esclusione del Ta’anit Chalom, il digiuno che viene osservato qualora si sia fatto un sogno sconvolgente. Durante Nisan non si fa l’hesped (orazione funebre), se non per commemorare personalità di grande rilievo. Si va al cimitero solo per sepolture, ricorrenze (settimo, mese, fine anno) ed anniversari. L’uso prevalente è di non mangiare pane azzimo fino all’inizio di Pesach, per apprezzare la “novità” della matzà la sera del Seder. Entro la fine del mese bisogna recitare la benedizione per gli alberi, birkat hailanot

Pesach e la prevenzione di incidenti domestici

La cura che si deve avere per adempiere determinate regole di Pesach non deve essere minore dell’attenzione a prevenire incidenti che possono far danni. Esempi: la ricerca del chametz va fatta alla luce di una candela. Se la candela viene maneggiata in modo incauto, specialmente dai piccoli, può bruciare le persone o provocare incendi. Quindi attenzione a come la si manovra e dove la si porta (spazi angusti, nella macchina!). Una ragionevole alternativa è una piccola torcia elettrica.

Altra situazione di rischio sono le procedure per la purificazione dei recipienti e stoviglie, da fare con acqua bollente (hag’alà) o portando gli oggetti a temperature molto alte (libbùn). Alcuni consigli: l’acqua bollente deve stare sempre nei fornelli più distanti dal corpo; i bambini vanno tenuti a distanza di sicurezza; si può usare un servizio pubblico comunitaria di bollitura; si devono predisporre tutti i sistemi possibili per evitare il contatto con i recipienti surriscaldati e le fonti di calore (presine, pinze ecc.); si deve programmare ogni operazione per avere sufficiente tranquillità (anche se alla fine il tempo non basta mai); è opportuno ogni anno fornirsi di recipienti solo per Pesach, per ridurre la quantità di lavoro alla vigilia; ricorrere a recipienti di cottura o consumo monouso che forse sono meno eleganti ma ce fanno risparmiare fatica.

Attenti anche alle candele per la festa (che all’inizio vanno accese venerdì sera prima dell’entrata di shabat e sabato sera-queste ultime dopo le 20:15 da fuoco già acceso; la prima sera si benedice lehadliq ner shel shabat weshel yom tov, la seconda ner shel yom tov). Queste candele da tenere sulla tavola o in prossimità della tavola del Seder, così come il lume che si accende per avere a disposizione un fuoco per cucinare, devono essere tenute sotto controllo e/o predisposte in modo da prevenire incidenti.

Kitniot, legumi e affini

Il chametz deriva soltanto dalla lievitazione di cinque specie di cereali e quindi solo questi dovrebbero essere proibiti. Alcune tradizioni hanno però esteso il divieto ad altre specie vegetali, che vengono indicate con il nome di Kitniòt. Letteralmente il termine indica i legumi, ma comprende anche altri vegetali. Quindi non solo legumi in senso stretto (come fagioli, ceci, lenticchie, piselli ecc.), ma anche riso, mais, soia, mostarda. In tutti questi non esiste lievitazione, chimutz, ma solo decomposizione proteica, sirchon. Sono stati tuttavia proibiti per analogia e somiglianza alle modalità di uso dei cereali: estrazione di farine, impasti, modi di cottura. Un’altra possibile ragione del divieto è la possibilità di trovare in mezzo a questi alimenti dei chicchi o frammenti di cereali. Praticamente il divieto si è diffuso nel mondo Ashkenazita dal medioevo in avanti, ma non ha coinvolto, se non parzialmente, i Sefarditi e gli Italiani.

Anche chi permette le specie considerate kitniot deve controllarle in anticipo, verificando che nelle confezioni non siano dispersi residui di cereali. Alcune ditte produttrici di riso vengono controllate e sono più sicure in questo senso, in quanto garantiscono che nell’impianto industriale si lavora solo riso e non cereali. Nelle guide pratiche (come in quella di rav Somekh per Torino) vi sono nomi consigliati e sconsigliati. Un criterio di buona affidabilità è la garanzia (che viene data per proteggere i pazienti celiaci) dell’assenza di glutine, in quanto il glutine è sinonimo di cereale.

Chi consente i legumi di solito non acquista quelli già cotti (come fagioli in scatola).

Vi sono molti prodotti industriali che derivano dai kitniot, come la lecitina, dalla soia, e viene usata ad esempio nella cioccolata, e gli zuccheri derivati dal mais, come il sorbitolo, il destrosio, il glucosio. Altri prodotti sono l’anice, l’acido ascorbico e l’ascorbato di calcio, l’aspartame, l’olio di canola, l’acido citrico (che può essere direttametne derivato da chametz), il coriandolo, il cumino, il miglio, le arachidi, i semi di papavero, di sesamo, di girasole, il Tofu.

Un campo particolare è quello delle medicine, dove si può essere, per questo aspetto, più facilitanti; il divieto di kitniot non si applica alle persone malate.

Il divieto crea non pochi problemi nella convivialità tra ebrei di differenti tradizioni. Di solito a Pesach, anche per questi motivi, le normali regole di ospitalità in cui si onorano gli ospiti con cibi sono in qualche modo sospese e limitate per creare imbarazzi. Il livello dei rigori è tale, e vissuto con tale soggettività, che ciascuno è tenuto a rispettare le scelte personali di chi non accetta cibi fatti secondo i criteri che si è imposto.

Animali domestici a Pesach

E’ permesso nel corso dell’intero anno dalla Torà dare agli animali carne non kasher (in base a Shemot 22:30). Il midrash (Shemot Rabba 31:9) collega questo permesso proprio alla storia dell’uscita dall’Egitto, durante la quale i cani frenarono la loro aggressività contro i figli d’Israele (Shemot 11:7), e per questo furono ricompensati con il dono della carne che è proibita agli ebrei.

E’ tuttavia proibito dare ai propri animali alimenti di cui siano proibiti a noi non solo il consumo, ma anche ogni altra forma di godimento (come quello economico). E’ il caso, in tutto l’anno, del miscuglio di carne e latte, e a Pesach del chametz. Il chametz non lo possiamo tenere dentro casa né averne alcun vantaggio, e questo può avvenire se si alimentano gli animali con cibo chametz. La presenza di chametz in cibi industriali è un’evenienza molto comune, e per questo le composizioni devono essere controllate e l’alimentazione va cambiata. Può essere pericoloso per l’animale cambiare bruscamente tipo di alimento a Pesach. Si suggerisce un’introduzione graduale nei giorni precedenti e una sostituzione graduale alla fine.

Se si lascia il proprio animale a un non ebreo durante Pesach, bisogna assicurarsi che non gli venga dato cibo chametz, eventualità molto possibile, perché molti alimenti abituali lo contengono. Se non ci sono alternative l’animale può essere venduto ed eventualmente riacquistato alla fine di Pesach.

Non è necessario acquistare nuovi recipienti (come le ciotole) per alimentare gli animali; devono però essere accuratamente puliti.

Le regole valgono anche per i pesci di acquario. Attenzione anche ai dispositivi di erogazione automatica che devono essere riempiti di cibo permesso. Si possono dare ai pesci vermi, insetti, larve; alcuni possono tollerare matzot tritate.

Attenzione invece agli uccelli, che non tollerano derivati delle matzot. I kitniot sono permessi, se in forma pura senza additivi; quindi si possono dare semi di girasole, miglio, papavero. Canarini e pappagali mangiano tutte le verdure e la frutta fresca che gli umani mangiano.

Ai gatti è preferibile dare pesce fresco e/o tonno in scatola.

I cani possono essere nutriti con carne, matzot e kintniot come riso.

Se si va allo Zoo non si può acquistare cibo non controllato da dare agli animali; dal momento che lo si acquista, anche se destinato ad altri, è di nostra proprietà.

Il cibo per pets che contiene chametz deve essere messo via e venduto prima di Pesach.

Nelle guide della Star-K americana sono citati alcuni prodotti industraili controllati.

La vendita del chametz

La Torà ripetutamente (Shemot 12:19, 13:7, Devarim 16:4) proibisce, oltre al consumo di chametz, la sua presenza in casa (“non deve essere visto”, “non deve essere trovato”). Si adempie a questa regola semplicemente eliminando da casa le sostanze lievitate, programmando da tempo il loro consumo ed evitando di comprarlo in quantità eccessive prima di Pesach. La complessità della vita attuale rende spesso difficile osservare questa regola, eliminando abbondanti e costose scorte, senza incorrere in gravi perdite economiche. La tradizione rabbinica ha per questo trovato una soluzione legale, che è quella della vendita del chametz. Se il chametz non è di nostra proprietà e sta in locali di cui non si possa anche temporaneamente disporre, la sua presenza non rappresenta più una trasgressione del divieto della Torà. Se è di un altro ebreo, sarà lui a essere il trasgressore. Ma se è la proprietà è di un non ebreo, non ci sarà nessuna trasgressione, perché questi non ha nessun obbligo personale sul chametz. Come mettere in pratica questa soluzione? Prima di tutto, limitarne l’impiego con una programmazione attenta di acquisti e consumi. Poi, concentrando tutte le sostanze in un unico ambiente separato (una stanza, una soffitta, una cantina, un garage…, al limite –anche se non è una soluzione ideale- un armadio che rimane chiuso per tutto il tempo della festa). La proprietà del locale deve essere quindi ceduta con un contratto di affitto e quella delle sostanze ceduta con un atto di vendita. Alla fine di Pesach il contratto di affitto scade; l’acquirente, che ha versato alla stipula del contratto un acconto, può decidere di versare il saldo, diventando proprietario della merce, o rinunciare alla proprietà recuperando l’anticipo. In questa seconda ipotesi le merci tornano di proprietà del venditore. Ciascuno, avendone le competenze, può predisporre personalmente gli atti e affittare/vendere a un non ebreo i suoi locali e le sostanze che vi ha messo. Tutto questo potrebbe sembrare una finzione legale, ma perché funzioni è necessario che non sia una finzione ed abbia effettivo valore legale; è quindi necessario predisporre atti che siano validi sia per la legge ebraica che per la legge civile. Per questo è necessaria una adeguata competenza, che non tutti possono avere. Si risolve il problema delegando un rabbino competente alla stipula dell’atto; nell’atto di delega il delegante dovrà indicare il suo nome e l’esatta collocazione dei locali, rendendosi disponibile a renderli accessibili. Il rabbino delegato dispone il contratto collettivo di affitto/vendita e vi allega tutte le deleghe ricevute.Tutto questo entro l’ora di mercoledì mattina entro la quale è consentito godere del chametz.

Il testo della delega è disponibile nelle pubblicazioni della comunità e anche nei siti della comunità. Può essere consegnato direttamente, faxato, spedito per mail.

Il chametz che non è stato venduto non può essere goduto dopo Pesach. Chi per esempio non ha venduto un pacco di spaghetti, o una bottiglia di whisky, dopo Pesach non può usarli per sé ma non può neppure offrirli a chiunque inviti in casa sua; quindi oltre a trasgredire una norma personale, metterebbe in situazione imbarazzante ognuno dei suoi ospiti. Un motivo in più per stare attenti all’osservanza di questa regola.

Ricordo del sacrificio pasquale

Pesach nella nostra era è solo un ricordo di come questa festa era celebrata quando esisteva il Beth haMiqdash. Allora l’intero popolo d’Israele, a milioni, confluiva in pellegrinaggio a Gerusalemme e tutto ruotava intorno al Pesach, nel senso letterale del termine, il sacrificio pasquale che veniva fatto nel pomeriggio del 14 di Nisan. E’ buona norma nel pomeriggio di oggi ricordare come si svolgeva questa cerimonia, con la preghiera che questa commemorazione valga come se anche noi avessimo effettivamente offerto il Pesach. La sintesi che segue in italiano deriva dal testo di R. Yaaqov Emdin:

Il Pesach veniva offerto dopo il sacrificio quotidiano pomeridiano che nei giorni feriali e di sabato veniva sacrificato alle ore 7,30 (dividendo per 12 le ore solari diurne). Ogni ebreo, sia uomo che donna, che potesse arrivare a Gerusalemme nel momento del sacrificio, era tenuto a parteciparvi. L’animale era un maschio di un anno, ovino o caprino. Veniva scannato in un luogo qualsiasi del cortile del Tempio, che per quella ora doveva essere completamente svuotato dal chametz. Il sangue della macellazione veniva raccolto in un recipiente da un sacerdote in cima a una catena umana di sacerdoti e passato di mano in mano fino al sacerdote più vicino all’altare, che lo riceveva e l’aspergeva sulla base dell’altare, e il recipiente tornava vuoto passando di mano in mano. I recipienti, con fondo convesso perché non potessero essere posati, facendo coagulare il sangue, potevano essere d’oro o d’argento e le file dei sacerdoti erano di recipienti o tutti d’oro o tutti d’argento.

Dopo si appendeva l’animale a un uncino, gli si toglieva la pelle, gli si apriva la pancia per togliere tutte le parti di grasso da presentare sull’altare, che venivano raccolte in recipienti, salate e portate a bruciare sulla pira dell’altare.

La cerimonia si svolgeva in tre gruppi, e ogni gruppo non poteva essere composto da meno di trenta persone (ma erano molti di più; ogni persona rappresentava tutti gli offerenti che si erano uniti per offrire un singolo animale). Una volta entrato un gruppo, si chiudevano le porte del cortile. Durante la cerimonia i Leviti cantavano l’Hallel e i Sacerdoti suonavano lo shofar, accompagnati dal suono del flauto. L’Hallel con le suonate veniva ripetuto fino alla fine del servizio. Finito un gruppo, si aprivano le porte, i primi uscivano e i secondi entravano, e si ripeteva la cerimonia; ugualmente per la seconda e la terza volta.

Alla fine si lavava il cortile chiudendo lo sbocco del corso d’acqua che percorreva il Santuario; il pavimento si allagava d’acqua che lavava tutto, poi si faceva scorrere tutto via riaprendo lo sbocco.

Ognuno usciva con il suo Pesach e andava ad arrostirlo. Lo si faceva con uno spiedo di legno di melograno, conficcato dalla bocca all’estremità opposta, appendendo lo spiedo con il fuoco sotto, con le cosce e le viscere fuori.

Se il 14 cadeva di Sabato il pubblico aspettava la sera per uscire e andare a cucinare.

La consumazione del Pesach avveniva alla fine della cena del Seder, oggi sostituita dall’afikomen.

“Ricostruisci la Tua casa con un tempo mettendo nella sua funzione il Miqdash, mostraci la sua ricostruzione e facci gioire per la sua restaurazione”

Qualche regola per il Seder

Il vino. Nel corso del Seder si devono bere quattro bicchieri di vino. Spesso non si è consapevoli che si tratta di un vero e proprio rito che va compiuto con attenzione. Non si esce d’obbligo bevendo un sorso soltanto. Bisogna bere almeno la maggior parte di liquido presente in un bicchiere che deve contenere almeno almeno 86 ml (o cc). Se il bicchiere è più piccolo, non si adempie alla regola, se è molto più grande, si beve troppo vino e si rischia di non sopportarlo. Per misurare la capacità si tenga presente che i comuni bicchieri in plastica usa e getta per le bibite contengono di solito 200 ml (o 0,2 l) e la capacità è stampata nel fondo. Chi fa il qiddush non deve usare bicchieri di plastica. Se non si è in grado di sopportare il vino lo si può diluire con acqua anche fino al rapporto 1:1. Altrimenti si può usare succo d’uva (da dare ai bambini a scopo educativo). In genere è preferibile usare vino rosso, ma anche il bianco o rosato vanno bene se non c’è altro vino o se sono migliori o personalmente preferiti al rosso disponibile. Preferibilmente il vino dovrebbe essere non mevushal ma in caso di necessità c’è chi permette anche il mevushal, che senz’altro è consigliabile per alcuni ospiti.

Maror. Nella tradizione italiana e sefardita si usa la lattuga. Si faccia molta attenzione all’accurata pulizia, foglia per foglia, perché specialmente in questi giorni sono infestate da insetti, che sono evidentemente proibiti. La quantità di lattuga da mangiare deve essere abbondante, non un pezzetto di foglia come molti usano.

Zero’a. Lo “zampetto”, da mettere nel piatto di servizio, deve essere abbrustolito sul fuoco, in ricordo del sacrificio pasquale. Può essere sostitutito da qualsiasi carne arrosto; gli ashkenazim usano un pezzo di pollo (di solito il collo) e non lo consumano la sera stessa. Quando alla fine dell’haggadà si leggono i tre brani esplicativi su Pesach, Matzà e Maror, la matzà e il maror si prendono in mano, lo zampetto no; tutto questo per segnalare che non possiamo fare il sacrificio pasquale ai nostri tempi per assenza del Santuario

Rochtzà. Le mani si lavano due volte, una all’inizio, per il karpas e una prima di mangiare la matzà. Tra il lavaggio delle mani e la benedizione per l’alimento bisogna stare in silenzio. Sono tutti tenuti a lavarsi le mani, donne e uomini e non come talora si fa erroneamente, solo gli uomini. Chi lava le mani agli altri deve prima lavarsele lui stesso.

Luci per la festa: Sulla tavola per il seder o in sua vicinanza, si accendono due lumi, come per lo shabbat, e si recitano la prima e la seconda sera due benedizioni (ner shel yom tov e shehecheyanu). La prima sera le luci vanno accese prima che entri la festa, la seconda sera subito prima del qiddush, da fuoco già acceso.

Condividi questo articolo

  • Share
  • FriendFeed
  • Email
  • Feed RSS