In memoria di Giulio Della Pergola su iniziativa della nipote Fausta Carli Finzi e di Guido Coen, pronipote della sua vedova, Ada Coen, è stata posta una “pietra di inciampo” a L’Aquila, dove Giulio Della Pergola, ebreo fiorentino di adozione aquilana, morto ad Auschwitz il 6 febbraio del 1944 all’età di 49 anni, viveva e gestiva il negozio di abbigliamento e stoffe dei suoceri, negozio situato in Piazza del Duomo, luogo dove è stata deposta la pietra.
La cerimonia è avvenuta alla presenza dei discendenti delle famiglie Della Pergola e Coen e dei loro amici arrivati da Torino, Milano, Roma, Terni e Gerusalemme. Il valore della memoria, la straziante emozione del ricordo di una vita distrutta dalla Shoà, così bene stigmatizzati nelle parole del nipote Corrado Vivanti lette dal figlio Alessandro, in una città come L’Aquila hanno acquisito un valore aggiunto.
Intorno alla famiglia di Giulio Della Pergola erano anche presenti il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’assessore alle Politiche sociali Stefania Pezzopane ed una rappresentanza di alunni di un liceo aquilano, elementi che hanno dato a quel momento fonti ulteriori di riflessioni.
Le ferite della città dell’Aquila, aperte e visibili a tutti coloro che hanno partecipato alla giornata, con al centro della Piazza del Duomo la pietra di inciampo, hanno raccontato contemporaneamente il dolore non comprensibile della Shoà ed il dolore di una città sfregiata a apparentemente abbandonata. La piccola placca di ottone con il nome di Giulio Della Pergola ed il suo tremendo destino, proprio perché posti al centro della città dell’Aquila con l’aiuto di una amministrazione cittadina che non si è fermata di fronte alle difficoltà oggettive del post terremoto, ricordano un racconto di speranza del Talmud: Rabban Gamliel, Rabbi Elazar ben Azarià, Rabbi Yeoshua e Rabbi Akiva, stavano salendo a Gerusalemme.
Quando arrivarono sul Monte degli Ulivi, stracciarono le loro vesti. Quando poi giunsero al monte del Tempio, videro una volpe uscire dal luogo del Kodesh HaKodashim. Gli altri iniziarono a piangere, Rabbi Akiva rise. Gli dissero: “Perché stai ridendo?” Lui disse loro: “Perché state piangendo?”. Gli risposero: “Un posto così sacro per il quale è detto: ‘L’estraneo che si avvicinerà morirà’ ( Numeri 1, 51) è attraversato da volpi e noi non dovremmo piangere?”. Lui disse loro: “E’ per questo che rido. Perché è scritto: ‘Ed io presi per testimoni di questo dei testimoni fedeli, cioè: il sacerdote Uria e Zaccaria, figlio di Ieberechia’ (Isaia 8, 2).
Qual è il legame fra Uriah e Zecharia? Uriah ha vissuto nel tempo del Primo Tempio e Zecharia nel tempo del Secondo Tempio! La Torà fa dipendere la profezia di Zecharià da quella di Uriah e per Uriah è scritto: ‘Perciò per vostra colpa Zion sarà arata come un campo (Michea 3, 12). Per Zechariah è scritto: ‘Ancora siederanno anziani ed anziane nelle strade di Gerusalemme’ ( Zechariah 8,4). Fin quando la profezia di Uriah non si era avverata, temevo che non si avverasse nemmeno quella di Zechariah. Adesso che la profezia di Uriah si è avverata, è certo che anche quella di Zechariah si avvererà”. Con queste parole loro gli risposero: “Akiva tu ci hai consolato! Akiva tu ci hai consolato!” (T.B. Makkot24a). Il ricordo di Giulio Della Pergola è anche il segno di una città che ha coscienza del proprio passato e guarda avanti verso uno splendido futuro.