Con la prima pietra apposta oggi in via Urbana 2 – in memoria don Pietro Pappagallo, il sacerdote assassinato alle Fosse Ardeatine – prendono il via a Roma una lunga serie di cerimonie analoghe in memoria dei deportati razziali, politici e militari.
Si tratta di piccoli ma significativi gesti ideati dall’artista tedesco Gunter Demnig che inserisce nella pavimentazione urbana, di fronte ai luoghi della memoria (case private, istituzioni, luoghi pubblici, ecc.) dei sampietrini di tipo comune e di dimensioni standard (10×10), diversi per la superficie superiore, a livello stradale, perché di ottone lucente.
Su di essi sono incisi: nome e cognome del/lla deportato/a, età, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.
Vogliono essere degli ‘inciampi’ visivi – di cui il loro originale nome “Pietre d’Inciampo” – perché vogliono costringere il distratto pedone a fermarsi a leggere e a ricordare.
Le installazioni delle Pietre di Inciampo, proseguiranno a Roma anche nei giorni 10 e 11 gennaio, coinvolgendo sette Municipi: I (Centro Storico); Municipio II (Flaminio, Parioli, Pinciano, Salario, Trieste); Municipio III (Castro Pretorio, Nomentano, Tiburtino); Municipio V (Tiburtino), Municipio XVI (Portuense, Gianicolense, Pisana); Municipio XVII (Borgo, Prati); Municipio XVIII (Aurelio).
Il giorno e l’ora della collocazione delle pietre è annunciata agli inquilini dello stabile da una lettera del Municipio in cui si spiega che il progetto vuole “ricordare abitanti del quartiere uccisi e perseguitati dai fascisti e dai nazisti, deportati, vittime del criminale programma di eutanasia o oggetto di persecuzione perché omosessuali”. L’inciampo non è fisico ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.
Memorie d’inciampo a Roma è promosso da: ANED (Associazione Nazionale ex Deportati), ANEI (Associazione Nazionale ex Internati), CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane, Museo Storico della Liberazione.
Il progetto, posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha il Patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Roma.
A cura di Adachiara Zevi, si avvale di un Comitato scientifico costituito dagli storici Anna Maria Casavola, Annabella Gioia, Antonio Parisella, Liliana Picciotto, Micaela Procaccia e Michele Sarfatti.
Le Stolpersteine sono finanziate da sottoscrizioni private; il costo di ognuna, compresa l’installazione, è di 100 euro.
Presso la Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia è attivo uno “sportello” curato da Stefano Gambari, con la collaborazione di Elisa Guida.(casadellamenoria@bibliotechediroma.it – tel. 06/45460501). A loro possono rivolgersi quanti intendono ricordare familiari o amici deportati attraverso la collocazione di una Stolpersteine davanti alla loro abitazione.
Il sito web Memoriedinciampo.it, realizzato da Giovanni D’Ambrosio e Paolo La Farina, documenta interamente le prime due edizioni: la mappa dei luoghi dove sono stati installati i sampietrini, fotografie, film e testimonianze, il lavoro svolto dagli studenti che hanno aderito al progetto didattico, testi storici e critici relativi alla deportazione di ebrei, politici e militari, un profilo biografico dell’artista e una vastissima rassegna stampa.