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Prima di tutto italiani. Gli ebrei romani e la Grande Guerra

in: Blog/News | Pubblicato da: Redazione

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_DSC3672Martedì 16 Dicembre 2014 il Museo Ebraico di Roma inaugura nella Sala del Novecento la mostra Prima di tutto Italiani. Gli Ebrei Romani e la Grande Guerra. L’esposizione, curata da Lia Toaff e che resterà aperta fino al 16 Marzo 2015, racconta il contributo ebraico alla Prima Guerra Mondiale attraverso fotografie, lettere dal fronte, libri di preghiera, cartoline, medaglie e onoreficenze. Storie di uomini sulla linea di confine, di rabbinati militari e di ebrei italiani che tornati dal fronte per difendere la Patria saranno poi declassati dalle leggi razziali e deportati nei campi di sterminio nazisti. All’inaugurazione partecipano il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, e il Rabbino Capo, Riccardo Di Segni, l’Assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Roma, Gianni Ascarelli, la Direttrice del Museo, Alessandra Di Castro, e la curatrice della mostra Lia Toaff.

Il contributo alla Grande Guerra

All’alba del Conflitto l’identità patriottica degli ebrei era pari a quella di qualsiasi italiano. La Prima Guerra Mondiale rappresentò l’occasione per legittimare la partecipazione alla vita sociale. Per la prima volta gli ebrei furono messi sullo stesso piano dei cittadini italiani. Il richiamo alle armi rappresentava, infatti, una spinta verso l’emancipazione e smentiva coloro che identificavano l’ebraismo con la codardia e l’ostilità verso la patria di adozione. Quando l’Italia entrò nel Conflitto, nel 1915, la popolazione ebraica italiana ammontava a circa 35.000 persone su una popolazione totale di circa 38 milioni. Molti di questi accettarono con entusiasmo l’entrata in guerra in virtù del patriottismo e dell’attaccamento alla dinastia dei Savoia. 5.000 furono gli ebrei che partirono per il fronte. Nel 50% dei casi ricoprirono il grado di ufficiali: per essere nominato ufficiale era necessario aver conseguito almeno il diploma di studi superiori. Ma gli ebrei romani rappresentano un’eccezione rispetto alla popolazione ebraica italiana che aveva un’istruzione di gran lunga superiore a quella della media nazionale. Lungo la Storia, a loro erano stati permessi solo mestieri poveri e durante gli anni di reclusione nel ghetto si erano occupati principalmente di commercio, così la loro posizione socio-culturale non era avanzata. Ricoprirono, dunque, principalmente il ruolo di militari di truppa, gli ufficiali rappresentavano una minoranza. La regione italiana che ebbe il maggior numero di ufficiali ebrei combattenti (circa 500) fu il Piemonte seguita dalla Toscana (circa 400), dal Veneto e dall’Emilia Romagna (circa 350 ciascuna).

Il Rabbinato Militare

Durante i combattimenti fu garantita l’assistenza religiosa. Per gli ebrei venne istituito nel giugno 1915 il Rabbinato Militare. Questa istituzione fu proposta dal presidente del Comitato delle comunità israelitiche italiane Angelo Sereni e dal rabbino maggiore di Roma Angelo Sacerdoti. Il rabbino era autorizzato a seguire le truppe al fronte, allo stesso modo dei cappellani cattolici. La sua autorità fu riconosciuta da più parti come antidoto alla forza assimilatrice della vita di guerra. Il rabbinato militare era composto da sei rabbini: cinque di loro furono assimilati al grado di tenente, mentre al loro coordinatore, Angelo Sacerdoti, fu assegnato il grado di capitano, in considerazione della sua posizione e per l’importanza della comunità di appartenenza. In seguito a questi rabbini vennero affiancati, come loro coadiutori, tre vice rabbini. Il 28 settembre 1915 Sacerdoti volle che fosse stabilito nei minimi dettagli un abbigliamento ben preciso che avrebbe dovuto contraddistinguere i rabbini al fronte: dalla divisa invernale a quella estiva, al colore grigio e verde, al berretto con apposta una stella a cinque punte sormontato dalla corona d’Italia. I rabbini dovevano essere, prima di tutto, riconoscibili agli occhi dei loro correligionari e non dovevano essere confusi con i cappellani. Molti ebrei al fronte, invece, volevano evitare di distinguersi per religione. Solo con il tempo divennero consapevoli e fieri del proprio essere ebrei e italiani allo stesso tempo.

Dai caduti alle Leggi Razziali

I caduti ebrei durante la guerra furono all’incirca 420 e si suppone che in totale ne vennero decorati circa 700. 1600 era il numero di ufficiali ebrei in vita quando in Italia calò l’ombra delle Leggi Razziali. In virtù del loro contributo alla Patria, molti combattenti chiesero di essere esenti dalle persecuzioni, chiesero di essere “discriminati”. Non si registrarono molti casi in cui queste “discriminazioni” vennero concesse e molti di coloro che per l’Italia avevano combattuto, caddero in mano nazista e furono uccisi tra il 1943 e il 1945 nei campi di sterminio.

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