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Reato di negazionismo? Finalmente se ne comincia a discutere

in: Eventi | Pubblicato da: Giacomo Kahn

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La recente pubblicazione del libro della Prof.ssa Donatella Dio CesareSe Auschwitz è nulla” (Melangolo Editore), ha consentito di aprire nel nostro Paese un ampio – e non più timoroso – dibattito sulla possibilità di introdurre, anche in Italia, il reato di negazionismo.

Una fattispecie giuridica per altro prevista in alcuni stati europei e già oggetto di una direttiva europea del 2008.

Le ragioni di coloro che chiedono di perseguire chi nega la Shoà dalle sedi istituzionali, dalle aule scolastiche e universitarie, o da ruoli istituzionali, trovano due principali motivazioni. La prima: i negazionisti non perseguono una logica storiografica o di ricerca delle fonti, agiscono in chiave politica per minare i sistemi democratici. Seconda ragione: se i negazionisti di oggi non di fermano davanti alle prove più evidenti o davanti alle testimonianze dirette dei sopravvissuti, cosa faranno quelli di domani? Ecco perché è necessario intervenire prevedendo una specifica norma.

Se ne è discusso alcuni giorni fa alla presentazione del libro di Donatella Di Cesare nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati. «Dobbiamo andare avanti nella battaglia per una legge contro il negazionismo, magari allargando la norma Mancino del ’93 con un articolo che sanziona il negazionismo », ha spiegato il presidente della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, intervenuto nel dibattito che era stato aperto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, e dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick.

«L’inconsistenza culturale del negazionismo – ha ricordato il presidente della Camera Fini – non deve portarci a sottovalutarne la capacità di intossicazione morale e di regressione civile. Affermare l’inesistenza delle camere a gas, negare il piano di sterminio degli ebrei concepito e attuato dal nazismo non è una tesi storiografica: è soltanto una turpe menzogna ideologica. Non è infatti nemmeno pensabile una discussione che abbia per oggetto il misconoscimento della realtà storica».

Fini ha poi affrontato il dibattito sul «confine tra libertà di opinione e il divieto di sostenere delle palesi menzogne». A questo proposito ha ricordato una sentenza del ’98 della Corte Europea dei Diritti dell’uomo nei confronti del filosofo francese Roger Garaudy che in base all’articolo 10 della Carta richiedeva la libertà di opinioni per le sue tesi negazioniste sulla Shoah. «La Corte – ha ricordato Fini – rigetto quel ricorso affermando l’inequivocabilità dei fatti accaduti. Si poteva discutere su come fossero avvenuti ma no se erano avvenuti».

“L’obiettivo politico del negazionismo  – ha ricordato Fini – tende a coincidere con lo stesso obiettivo politico del nuovo antisemitismo, che spesso si presenta nella forme dell’antisionismo: l’ostilità contro lo Stato di Israele si esprime anche come attacco ideologico».

Contrario alla proposta di una legge, si è invece detto il presidente di Rcs Libri, Paolo Mieli, per il quale «gli argomenti dello storico sono più forti, più efficaci di una sanzione penale». «Daremmo ai negazionisti – ha aggiunto – una patente di vittime della libertà di espressione».

Mieli ha quindi indicato nel negazionismo una «saldatura» tra le componenti della destra antisemita e quelle di una sinistra mondiale che ha fatto perno sull’avversione araba allo Stato di Israele. In precedenza Flick aveva indicato nel negazionismo «un fatto politico-ideologico preciso». «La Shoah ha influito sulle identità della nuova Europa sorta dalla Seconda Guerra Mondiale. Chi nega la Shoah nega l’identità europea».

Applauditissimo, e molto commovente, l’intervento di Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz «non sono d’accordo su una legge contro il negazionismo, forse faremmo di chi nega un martire però – ha aggiunto rivolgendosi al presidente Fini seduto in prima fila e che aveva aperto il convegno – le leggi ci sono e vanno applicate. Non si deve permettere ai negazionisti di entrare nelle scuole e nelle università».

Terracina, dopo aver raccontato la sua esperienza ad Auschwitz dove è stata sterminata la sua famiglia ha detto che i negazionisti «se fossero esistiti allora sarebbero stati dalla parte dei carnefici o sarebbero stati carnefici loro stessi». Infine l’autrice, Donatella Di Cesare, che ritiene necessaria una legge contro il negazionismo, ha ricordato che «la negazione non è un’opinione come le altre. Non è tanto interessante come si nega ma perché si nega. Il futuro del negazionismo – ha concluso – è quello di puntare contro Israele».

La registrazione completa della conferenza è disponibile ai linkWebtv.camera.it oppure su Radioradicale.it

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