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Shabbat e Moed

E furono compiuti i cieli, la terra e tutte le loro creature. E terminò il Signore nel giorno settimo l’opera Sua e si riposò, il settimo giorno, da tutta l’opera che aveva fatto. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso cessò (shavàth) tutta l’opera Sua che aveva compiuto (Bereshìth 31)

Il sabato è la più importante delle ricorrenze ebraiche, e si celebra per ricordare l’opera della creazione. Adempiere allo Shabbat è uno dei principali doveri di un ebreo, per il quale, celibe o sposato, giovane o anziano, osservare lo Shabbat e’ una Mitzvah. Il particolare statuto dello Shabbat e’ confermato dalla menzione di questo giorno nei dieci comandamenti (Esodo 20:8 e Deuteronomio 5:12), mentre altri momenti sacri dell’anno ebraico non lo sono.

Lo Shabbat è un dono prezioso datoci dal Signore, un dono che unisce, ancora di più, tutti i figli di Israele, in qualsiasi parte del mondo essi siano. L’accensione della lampada, le challòt fragranti sulla tavola ben apparecchiata, la recita del Kiddùsh, sanno dare alla famiglia ebraica tutta riunita, la vera serenità di questa festa. Di Shabbat ogni occupazione deve essere sospesa: lavori agricoli, lavori di scrittura, di cucitura, lavori domestici, accensione del fuoco, trasporti di oggetti, viaggi, commercio. Ci si può, però, dedicare allo studio ed è bene leggere la Torah. Comunque dobbiamo godere questa pace spirituale e la serenità d’animo, che ci offre questo giorno, e dimenticare gli affanni della vita quotidiana. Questo giorno è per Israele giorno di luce e di gioia.

Lo Shabbat inizia prima del tramonto di venerdì sera e termina al calare della notte seguente. Lo si accoglie con l’accensione di due o più candele, e dicendo poi l’usuale berakhà:

Leadlìk ner shel Shabbàth (di accendere il lume del sabato).

Prima di iniziare il pasto si recita il Kiddùsh (santificazione). Ringraziamo il Signore di averci eletto fra tutti i popoli, di averci dato il sabato ed averlo consacrato, come conclusione dell’opera della creazione. E poiché il vino è il simbolo della gioia, proprio su di esso pronunciamo la benedizione, consacrando questo giorno,

borè perì hagghéfen (che hai creato il frutto della vite).

Segue poi la benedizione su due pani, in ricordo della duplice porzione di manna e anche delle parole: shamòr vezakhòr (osserva e ricorda), pronunciate dal Signore sul Monte Sinài. C’è anche del sale in cui si intinge il pane, che ricorda il sale sparso quando si facevano i sacrifici.

Moed è un giorno di festa solenne. Di Moed sono proibiti tutti i lavori come nello Shabbat, tranne che portare e accendere da un fuoco già acceso; è quindi possibile cucinare.

Kol ha-Moed. I giorni detti di Mezza Festa (Chol a Moed, o Kol ha-Moed), sono i giorni in cui si dovrebbero evitare tutti i lavori non necessari e rimandabili.

I Sabati Segnalati. Alcuni sabati hanno l’importanza di tutti gli altri sabati ma, in più, un nome o un carattere particolare e si chiamano perciò sabati segnalati. Sono sabati in cui, oltre alla parashà settimanale, in sinagoga si legge anche un altro brano su un secondo sefer (tranne Shabat Ha-gadol) e un brano profetico (Haftarà) diverso da quello normale.

  • Shabbat Shekalim. Prende il nome da Shèkel (plur. shekalim), siclo. Ricorda il mezzo siclo che si dava per il censi- mento e come partecipazione per l’acquisto degli animali per i sa- crifici quotidiani.
  • Shabbat Zakhor. Prende il nome dalla prima parola (Zakhor, ricorda) del brano che si legge nel Sabato che precede Purim. Ogni ebreo ha l’obbligo di ricordare ‘Amalek, simbolo dei tanti persecutori del popolo ebraico. Sia gli uomini che le donne hanno l’obbligo di ascoltare la lettura pubblica della parashat Za- khor (Deut. 25: 17-19).
  • Shabbat Parà. Prende il nome dal ricordo della vacca rossa (Parà adumà), che veniva bruciata e le cui ceneri venivano usate per la purificazione che era necessaria per il pellegrinaggio festivo a Gerusalemme. (Num. 19:1-22).
  • Shabbat Hachodesh. E’ il Sabato che precede il capo- mese di Nissan e prende il nome dalla parola Hachòdesh (il me- se) che si trova al principio del passo che si legge in questo Sabato (Es. 12:1-20) che tratta delle norme di Pesach.
  • Shabbat Hagadol. E’ il Sabato che precede Pesach e si legge una haftarà speciale. L’origine del nome non è certa: forse significa “il Sabato del grande (miracolo)” oppure il Sabato in cui si va ad ascoltare il discorso del “grande” (nel senso del più colto) rabbino della Comunità.

[fonte: AAVV, Morasha.it]

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