E’ questo il momento della gioia e dell’euforia. Ma trascorsa l’ubriacatura sarà il momento della riflessione e dell’analisi.
Israele, anche in questo drammatico e lungo frangente, si è dimostrata una solida democrazia, che non si è vergognata di discutere in pubblico, faccia a faccia con gli stessi genitori del caporale Shalit, se fosse giusto liberare 1.027 palestinesi (uno per ogni due giorni di detenzione di Gilad).
Si è discusso con fervore se fosse accettabile che questi detenuti, per gravissimi crimini, tornassero liberi, se questo non costituisse un pericolo per il paese e una offesa alle famiglie delle vittime.
Alcuni di questi palestinesi liberati sono persone ‘letteralmente’ con le mani sporche di sangue israeliano, come nel caso di Abdel Aziz Salha, l’uomo entrato nella cronaca per uno degli episodi più barbari del conflitto arabo-israeliano, il linciaggio di Ramallah.
Era l’ottobre del 2000 quando due riservisti dell’esercito israeliano si persero in macchina nei pressi di Gerusalemme e (come sono piccole le distanze in Israele!) si ritrovarono nel centro di Ramallah, capoluogo della Cisgiordania, nei Territori occupati. Impauriti, chiesero aiuto alla polizia dell’Autorità Nazionale Palestinese, che li arrestò. Ma la voce che c’erano due israeliani arrestati si sparse in fretta a Ramallah.
E così la folla, accecata dall’odio, prese d’assalto il commissariato. Per una coincidenza, alcuni reporter italiani e un fotografo della Bbc erano nei paraggi e hanno ripreso la scena: le immagini dei due corpi dilaniati, le mani sporche di sangue mostrate con fierezza da uno dei loro carnefici sono rimaste impresse nella memoria di tutti gli israeliani, e non solo.
Le immagini degli autori con le mani insanguinate fecero il giro del mondo in pochi giorni, ma in Italia vennero trasmesse solamente da parte dei telegiornali Mediaset. Dopo pochi giorni l’allora responsabile della RAI in Israele (Riccardo Cristiano) scrisse una lettera al più importante quotidiano palestinese spiegando come la RAI non fosse responsabile della diffusione del filmato che testimoniava quanto accaduto.
Il corrispondente Rai spiegava che le immagini sul linciaggio dei due poliziotti israeliani a Ramallah sono, sì, italiane ma «opera di una delle emittenti private che è in concorrenza con noi» (infatti fu uno scoop di Anna Migotto del Tg4 e del suo cameraman palestinese). Cristiano scriveva: «La Rai ha sempre rispettato le procedure giornalistiche con l’ Autorità palestinese e continuerà a farlo». Ne uscirà un vero e proprio scandalo che metterà anche in grave pericolo i giornalisti italiani di Mediaset che minacciati saranno costretti a rientrare in Italia.
Un anno dopo fu arrestato Abdel Aziz Salha, identificato come l’uomo che aveva mostrato le mani insanguinate, in segno di giubilo, davanti alla folla. Più tardi avrebbe raccontato così la dinamica della sua impresa: “Vidi un soldato riverso sull’addome. Sulla schiena gli era stato conficcato un coltello. Lo impugnai a mia volta e lo pugnalai altre due o tre volte. Poi lo strangolai con le mie mani. Quando vidi che avevo le mani intrise di sangue, andai alla finestra e le mostrai ai manifestanti”.