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Shalit: domani lo scambio

in: Israele | Pubblicato da: Redazione

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Si contano a migliaia i giornalisti e fotografi che si preparano a “coprire” la liberazione del soldato Gilad Shalit.

Secondo il Governement Press Office israeliano, ai circa 2.000 giornalisti che già si trovano in Israele, se ne aggiungeranno almeno altri 250 venuti appositamente per seguire lo scambio dei prigionieri palestinesi con il soldato israeliano, che dovrebbe essere liberato domani, con lo scambio di un contingente di 1.027 palestinesi detenuti in Israele.

Nella notte fonti di Hamas hanno confermato la scadenza di martedì, ipotizzando le 11 (locali e italiane) come ‘ora x’. Shalit sarà consegnato all’Egitto e avrà un primo contatto con gli israeliani presso il valico di Kerem Shalom, a ridosso del Sinai.

A quel punto comincerà il parallelo rilascio graduale di un primo scaglione di 477 detenuti (450 uomini e 27 donne) che Israele ha già radunato da ieri in alcune prigioni.

Il presidente Shimon Peres – a cui spetta concedere la grazia ai reclusi da scarcerare – ha detto che tutte le procedure saranno terminate in tempo e ha aggiunto che per il Paese sono giorni ”di speranza e di trepidazione”.

Intanto si vengono a conoscere alcuni dettagli della lunga discussione all’interno del Gabinetto di emergenza del Governo d’Israele. Uzi Landau, ministro delle Infrastrutture, ha votato contro l’accordo, esattamente come Avigdor Lieberman (ministro degli Esteri) e Moshe Ya’alon (vicepremier). Landau lamenta “una grande vittoria del terrorismo”.

“Io sono contento per la famiglia di Shalit, ma anche terrorizzato per la sicurezza dei cittadini di Israele” – ha dichiarato in un’intervista al quotidiano Haaretz, Ron Karman, di Haifa – “E’ tremendo sentire quei nomi (dei palestinesi liberati, ndr) inclusi in una lista nota da cinque anni”.

Ron Karman ha perso sua figlia, Tal, uccisa da un terrorista mentre viaggiava su un autobus di Haifa. Fra quelli in procinto di essere liberati ci sono anche i rapitori dei soldati israeliani Nachshon Wachsman, Ilan Sasportas e Ilan Saadon. Ci sono gli attentatori dell’autobus Tel Aviv-Gerusalemme (1989), il terrorista che uccise 10 civili a Wadi Harmiyeh, presso Ramallah (2002), il complice dell’attentatore suicida che si fece esplodere nella pizzeria Sbarro di Gerusalemme (2001) e molti degli agenti che linciarono soldati israeliani nella stazione di polizia di Ramallah (2000).

Quelli, tanto per ricordare, che mostrarono alla folla le loro mani insanguinate e che, ripresi da una troupe di Canale 5, fecero scoppiare un brutto caso giornalistico qui in Italia. La vita e la libertà di Gilad Shalit vale la liberazione di questi e altri pericolosi individui? Secondo Yoram Cohen, direttore dello Shin Bet (l’agenzia di sicurezza israeliana) non poteva esserci un accordo migliore: “Se avessimo avuto altre possibilità per un accordo più equo o per un blitz di liberazione, avremmo percorso quelle strade”.

Aggiungendo, però, che: “Non possiamo promettere che i prigionieri liberati non continui a compiere atti di terrorismo. Le statistiche ci mostrano che il 60% degli scarcerati torna alla propria attività nelle organizzazioni armate e di questi il 15-20% viene di nuovo incarcerato nelle prigioni di Israele”.

Tuttavia la liberazione di questo migliaio di palestinesi non modifica sostanzialmente il rapporto di forze fra Israele e Hamas. “Sono operativi circa 20mila membri delle Brigate Ezzadim al Qassam (il braccio armato di Hamas, ndr) e qualche centinaio in più non faranno alcuna differenza. Non è da una posizione di debolezza, dunque, che Israele ha accettato uno scambio 1000 a 1. Ma dalla certezza di essere comunque la parte più forte: la libertà di ciascuno dei palestinesi vale un millesimo della possibilità di un ragazzo israeliano di riabbracciare i suoi cari.

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