Shalom, il mensile di informazione e cultura della nostra Comunità, ha raccolto in esclusiva l’intervento del ministro della Giustizia Angelino Alfano in merito alla proposta di introdurre anche in Italia il reato di negazionismo.
Al giornale diretto da Giacomo Kahn, il Guardasigilli ha detto: “La negazione della Shoah non è una mera opinione che come altre può essere facilmente contestata, ma è il risultato di una ideologia che si colloca all’opposto dei valori alla base della nostra costituzione e degli ordinamenti democratici del dopoguerra“.
L’esponente del governo italiano si è detto pronto a “promuovere presso il ministero della Giustizia un comitato di esperti che provveda alla stesura di un apposito disegno di legge“.
Alfano ha continuato:
Lo stesso ragionamento è sostenuto dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui coloro che fanno un uso perverso della libertà di espressione non possono pretendere di avvalersi di tale beneficio.
Per utilizzare una locuzione cara agli studiosi potremmo parlare di un vero e proprio abuso del diritto che in quanto tale non può ricevere tutela e deve essere anzi contrastato. Non è la manifestazione di pensiero in sé ad essere oggetto di incriminazione quanto l’offensività non astratta, ma concreta contro il sentimento comune e la riprovazione che la negazione della Shoah produce.
Sulla proposta del ministro italiano, Shalom ha raccolto l’opinione del presidente della nostra Comunità, Riccardo Pacifici, che ha detto:
E’ una scelta che ritengo urgente anche in considerazione del fatto che il numero dei sopravvissuti diminuisce e fra pochi anni non vi saranno più testimoni diretti. Si tratta di introdurre questo reato non per assolvere ad un impegno verso gli ebrei, ma per garantire che non sia distorta e negata la verità storica di ciò che è accaduto.