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Stampa ebraica italiana: un convegno organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera e dal CDEC

in: Eventi | Pubblicato da: Redazione

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C’è un rapporto fortissimo tra gli ebrei italiani e l’informazione. Basti un semplice dato: nell’arco dei 150 anni di storia dell’Unità d’Italia la piccola comunità ebraica italiana ha dato vita a circa 200 diverse pubblicazioni.

E’ questa la sintesi della tavola rotonda tenutasi ieri – promossa dalla Fondazione Corriere della Sera e dal CDEC e moderata dal giornalista Stefano Jescurum – a cui hanno partecipato i tre direttori dei principali giornali ebraici oggi prodotti: Giacomo Kahn (Shalom); Fiona Diwan (Il Bollettino di Milano) e Guido Vitale (Pagine ebraiche). Ad introdurre, gli interventi di Giorgio Sacerdoti, Anna Foa, Liliana Picciotto e Laura Brazzo.

Oggi, come 150 anni fa – ha sottolineato Giacomo Kahn – il ruolo della stampa ebraica spazia dal dovere di informare, a quello di educare e formare le coscienze, non ultimo a quello di contrastare la disinformazione. In una parola dobbiamo saper fare hasbarà, contro informazione”.

E’ questa la sfida della modernità – ha spiegato Fiona Diwan – saper cogliere i grandi temi della globalizzazione, le grandi questione che agitano il dibattito della nostra società e saperci aggiungere un valore aggiunto, che è quello del nostro pensiero e della nostra visione ebraica”.

Lasciamo il grande tema della Shoà ai non ebrei – ha precisato Kahn – siano loro i custodi della memoria. Come giornalisti ebrei esistono tematiche che vogliono un altrettanto forte presidio. Dobbiamo denunciare il crescente antigiudaismo e antisemitismo su internet, il diffondersi dell’idea del complotto ebraico che starebbe dietro la crisi economica mondiale (lo era dieci anni fa dietro l’attentato alle Torri gemelle), dobbiamo saper difendere lo Stato di Israele ogni volta che viene diffamato e se ne tenta la delegittimazione”.

A Guido Vitale, infine, è spettato il compito di illustrare le novità del nuovo giornale da lui diretto che, grazie ai finanziamenti erogati dall’Unione delle Comunità ebraiche Italiane, ha consentito di dare il praticantato a nuove giovani leve che potranno essere i futuri giornalisti ebrei di domani.

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